8 aprile 2008 / 06:07 / 10 anni fa

Vino adulterato, Cia si costituirà parte civile

Nell‘articolo del 7 aprile si corregge che riferimento Cia è al caso vino adulterato, non al Brunello “taroccato”

ROMA (Reuters) - Il presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia) ha promesso oggi di costituirsi parte civile in un eventuale processo alle aziende sospettate di alterare il vino.

“La Cia è pronta a promuovere le procedure necessarie per costituirsi parte civile nel percorso giudiziario che si avvierà dopo il nuovo scandalo che in questi giorni ha riguardato il vino”, ha detto Giuseppe Politi come si legge in un comunicato. “Occorre passare ai fatti concreti e contrastare con la massima severità i responsabili di questi atti che nulla hanno a che vedere con l‘agricoltura”, ha aggiunto Politi, dicendo “basta agli allarmismi ingiustificati”.

“Serve un segnale realmente forte per debellare l‘azione di pochi delinquenti che generano emergenze che ... hanno conseguenze devastanti sui produttori e sull‘immagine stessa del ‘made in Italy’ agroalimentare”.

Secondo un articolo pubblicato la settimana scorsa dal settimanale L‘Espresso, sarebbero stati messi in vendita in Italia 70 milioni di litri di vino a basso costo - tra 0,70 e 2 euro al litro - che conterrebbero al massimo un terzo di uva e per il resto acqua, fertilizzanti e persino acido cloridrico. Le aziende coinvolte sarebbero una ventina tra il nord, Puglia e Sicilia.

Le autorità italiane hanno comunicato alla Commissione europea che l‘indagine sull‘adulterazione del vino non ha rivelato rischi per la salute dei consumatori.

In un caso separato, non citato dalla Confederazione agricoltori, L‘Espresso ha anche rivelato che cinque aziende vinicole avrebbero utilizzato per produrre il famoso Brunello non solo il sangiovese - unica uva ammessa dal disciplinare, cioè l‘insieme di norme che regolamenta la produzione - ma anche, per il 10-20%, altri vitigni come merlot, cabernet sauvignon, petit verdot e syrah.

Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino ha smentito che le aziende indagate abbiano utilizzato per produrre il Brunello, fiore all‘occhiello del vino made in Italy, uve diverse dal sangiovese.

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