14 febbraio 2008 / 07:28 / tra 10 anni

Olimpiadi: la boxe italiana si scalda i muscoli a Marcianise

di Antonella Ciancio

<p>Il pugile Clemente Russo si allena in palestra. To match feature OLYMPICS/BOXING-ITALY REUTERS/Max Rossi (ITALY)</p>

MARCIANISE, Caserta (Reuters) - Un bimbo di tre anni prende a pugni un sacco con due guantoni in pelle. Poco distante, suo padre allena un gruppo di aspiranti campioni. In strada, ad una fermata di autobus deserta, un manifesto recita: “Marcianise, terra di pugili”.

Questa città di 40.000 abitanti a nord di Napoli -- il cui paesaggio un tempo soltanto agricolo è ora solcato da cumuli di rifiuti e fabbriche -- ha una ragione in più per essere orgogliosa della sua tradizione pugilistica.

Metà del team italiano qualificato finora per le Olimpiadi di Pechino è nato in “terra di lavoro”, come è chiamato il territorio casertano, dove l‘emergenza rifiuti e i delitti di camorra dominano le prime pagine dei giornali locali.

“Il giovane marcianisano è portato alla lotta, noi prendiamo questa voglia innata e la convogliamo nello sport. E li trasformiamo in campioni”, dice soddisfatto il maestro Domenico Brillantino, che da trent‘anni guida con piglio da ex militare dell‘Aeronautica la “Excelsior boxe”, una delle tre palestre di Marcianise che hanno donato al pugilato generazioni di campioni, soprattutto nelle arene olimpiche.

Una storia di sacrifici e abnegazione, lontana dai ring luccicanti visti in televisione: chi cerca la Excelsior la trova in una scuola elementare, dove è ospitata gratuitamente. All‘esterno nessuna insegna. Solo un volantino di carta accanto alla porta indica che lì si può diventare qualcuno, o semplicemente un uomo.

“Quando vedo la mia foto sulla rivista di un giornale vedo tutti i miei sacrifici”, racconta a Reuters Clemente Russo, campione mondiale di pesi massimi ai campionati di Chicago nel novembre scorso e immagine del pugilato agonistico italiano nel mondo.

“Ho cominciato a 10 anni e a 14 anni ho iniziato a combattere, ma andavo a scuola. Mi alzavo alle 6 di mattina col freddo, col buio, sotto la pioggia”, racconta Russo durante un allenamento fuori Roma, presso la palestra delle Fiamme Oro, il corpo sportivo della polizia cui appartengono i quattro pugili che finora hanno in tasca il biglietto per i Giochi di Pechino.

“In quella foto vedi 15 anni di sacrifici e il messaggio che vuoi trasmettere a tanti ragazzini è che se ci metti tanti sacrifici si arriva a quello che si cerca”, racconta Russo, capelli corti, viso pulito, un tatuaggio sotto la maglietta e lo sguardo di chi sa cosa vuole.

NUMERO UNO

Tre dei pugili azzurri qualificati per le Olimpiadi -- il peso massimo Russo, il peso leggero Domenico Valentino e il peso mosca Vincenzo Picardi -- sono nati tra Napoli e Caserta.

Valentino -- vice campione del mondo dei pesi leggeri -- è nato a Marcianise e cresciuto atleticamente nella palestra di Raffaele Munno, altra firma della boxe made in Marcianise. Picardi, medaglia di bronzo a Chicago, è di Casoria, vicino Napoli.

Solo Roberto Cammarelle -- campione del mondo dei supermassimi ai campionati di Chicago -- è nato nel nord Italia, a Milano, e vive ad Assisi con la fidanzata, ma i suoi genitori sono originari della Basilicata, come ricordano i suoi compagni in azzurro.

“Ha sangue meridionale nelle vene”, ripetono scherzosamente gli azzurri della boxe prima di allenarsi sul ring.

<p>Un pugile si allena nella palestra Excelsior Boxe di Marcianise. REUTERS/Max Rossi (ITALY)</p>

La vocazione pugilistica dei giovani casertani è riconosciuta anche dal numero uno della Federazione pugilistica italiana (Fpi) Franco Falcinelli, fiero della rinascita italiana nel pugilato agonistico.

“La provincia di Caserta e Marcianise in particolare sono il riferimento assoluto in Italia in fatto di qualità, che nasce anche dalla selezione interna. A Marcianise sono nati quasi tutti i più grandi pugili degli ultimi anni, soprattutto in azzurro”, spiega a Reuters il presidente Falcinelli. “La provincia di Caserta è ‘number one’”.

Falcinelli si aspetta molto dalla boxe italiana dilettanti alle Olimpiadi, ma ammette che il mondo del pugilato professionistico soffre di assenza di grandi personalità.

“Lo stato di salute è ottimo dal punto di vista dei risultati degli azzurri”, spiega il presidente, auspicando che altri giovani pugili italiani si qualifichino per le Olimpiadi al prossimo torneo europeo di Roseto degli Abruzzi, che si svolgerà dal 24 febbraio al 3 marzo.

<p>Un pugile si riposa durante un allenamento alla palestra Excelsior Boxe di Marcianise. REUTERS/Max Rossi</p>

Diventato poco più di uno sport di nicchia dai leggendari anni 70 e 80, quando gli italiani seguivano in tv gli incontri di Duilio Loi, Giorgio Benvenuti e Patrizio Oliva quasi al pari delle partite di calcio, il pugilato, almeno quello dilettanti, sta tornando in forma, spiega Falcinelli.

Il numero di pugili tesserati è in crescita del 38% e aumenta il numero di società, attualmente circa 500, che chiedono di fare sport amatoriale. In più, Milano ospiterà i prossimi campionati mondiali dell‘Aiba (l‘Associazione internazionale di boxe) nel 2009.

Poco importa se la sicurezza dell‘atleta -- come l‘uso di caschi protettivi che i pugili dilettanti indossano negli incontri -- mette in minor risalto a ciò che un tempo era considerata la principale attrazione nel pugilato -- sudore e sangue.

“È uno degli sport più leali che io conosca. E’ uno scontro fisico a viso aperto con regole ben precise. Noi finito l‘incontro ci abbracciamo ce ne andiamo dal ring contenti, che sia andato bene o male il risultato”, spiega Cammarelle a Reuters, prima di salire sul ring per allenarsi con gli altri pugili poliziotti.

UOMINI VERI

Ogni anno, decine di giovani lasciano la provincia di Caserta per unirsi alla Nazionale di pugilato. Molti di loro cominciano per perdere peso, poi cresce la passione, come è stato il caso dell‘ex peso massimo Angelo Musone, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984.

“Il pugilato mi ha cambiato la vita”, racconta Musone, che oggi ha 44 anni e siede nel consiglio federale della Fpi.

La sua foto, accanto ai ritratti di campioni del passato e del presente, completa la costellazione dell’“Angolo delle stelle”, un poster disegnato a mano con stelle di cartone dorato, affisso a un muro della Excelsior.

Ma l’“arte nobile” della boxe insegna qualcosa di più che dare pugni, dice l‘allenatore Antonio Santoliquido, mentre suo figlio, il piccolo Michele, fa lo slalom correndo tra i sacchi.

“La nostra missione qui è che non tutti diventeranno campioni, ma tutti dovranno diventare veri uomini”.

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