27 agosto 2008 / 15:55 / tra 9 anni

Veline, la tv mette a nudo l'ossessione per le showgirl

di Deepa Babington

<p>Un momento del programma "Veline". REUTERS/Daniele La Monaca</p>

ROMA (Reuters) - Quando si parla di satira politica, agli italiani piace piccante, con donne formose in minigonna e top ridotti al minimo, mentre la telecamera zooma su scollature e gambe lunghe.

Al punto che le audizioni per scegliere le due “veline”, vallette che devono rendere più pepata “Striscia la Notizia”, trasmissione di punta di Canale 5, sono diventate di per sé un evento tv lungo tutta l‘estate, trasmesso in prima serata come spettacolo per famiglie, con ottimi ascolti.

Più di 5.000 italiane si sono iscritte per concorrere alle due posizioni, una riservata a una bionda, l‘altra ad una mora, con selezioni che si svolgono in piazze di tutto il Paese tra gli incoraggiamenti di parenti e spettatori.

Premio: un contratto per passare l‘anno prossimo a ballare in abiti succinti saltellando sulle scrivanie di due conduttori maschi che presentano “Striscia”, programma di satira di Canale 5, rete dell‘impero mediatico Mediaset che fa capo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

A parte l‘immagine che dà delle donne, secondo i critici il format è più preoccupante per quel che dice della tv italiana. Gli autori del programma sostengono di far satira sul giornalismo televisivo, ed alcuni difendono queste figure di showgirl rispetto a programmi violenti.

In altri Paesi, questo format è stato beffeggiato come fuori moda o contestato da movimenti per i diritti civili delle donne. Mentre nell‘Italia di radici cattoliche, “Striscia La Notizia” sforna veline da due decenni.

Le loro mossette seduttive si alternano a servizi di denuncia che scoprono magagne e fregature, mettendo alla berlina politici di destra e di sinistra e celebrità.

Spettacolo di successo di prima serata, “Striscia” deve molto del suo successo alle piccanti “veline”, che prendono il nome dai fogli di carta velina con i quali il regime fascista impartiva le proprie direttive alla stampa.

Di nuovo in onda dopo una pausa di quattro anni, “Veline” con la ricerca di altre due nuove vallette è arrivata in cima agli indici di gradimento, con uno share di oltre il 21%, secondo i sondaggi della rivista tv Sorrisi e Canzoni.

Nelle selezioni di quest‘anno, le aspiranti vallette sono impegnate in prove quali rispondere a domande mentre saltano su un trampolino, cantare mentre vengono inondate d‘acqua o la preferita dal pubblico: leccare il latte schizzato a distanza da un biberon.

“Il latte ti fa bene”, la sfotte l‘ospite, mentre la sventurata si pulisce il latte spiaccicato sulla faccia.

La vincitrice, inzuppata d‘acqua, si è emozionata per il passaggio alle semifinali.

“Quando mi hanno messo in testa la corona, ho sentito una scossa di adrenalina come mai prima in vita mia”, ha detto Cristina Buccino, che si dice affascinata da astronomia e filosofia.

NON C‘E’ MOLTO DA SCEGLIERE

Per molti, lo spettacolo è uno dei più evidenti esempi dell‘antica ossessione dell‘Italia per le donne di spettacolo e del persistere di un‘idea di tv sopravvissuta a reality show ed altri format.

Se le veline di “Striscia la Notizia” sono le più popolari, ragazze in costumi succinti si vedono un po’ dappertutto da spettacoli di varietà alla versione italiana di “Chi vuol esser milionario?”, senza che c‘entrino molto col contesto.

“Ad eccezione dei notiziari serali, è diventato un format generalizzato di divertimento avere delle showgirl per sedurre il pubblico”, dice Michele Sorice, docente di Storia della radio e della televisione all‘università romana La Sapienza.

“Il modello delle veline potrebbe non essere un problema se fosse uno dei tanti modelli offerti dalla televisione, ma noi non abbiamo una televisione che sembri capace di opzioni diverse”, dice Sorice.

“A volte, ci sono programmi orribili, per dire, in Gran Bretagna o Spagna, ma almeno gli spettatori hanno una varietà più ampia di spettacoli tra i quali scegliere”.

Sorice punta il dito contro la mancanza di una vera concorrenza nella tv italiana, dominata dal duopolio pubblico-privato fra Rai e Mediaset, che si dividono l‘84% dei proventi pubblicitari. Internet, tv via satellite e concorrenti come Telecom Italia sono protagonisti minori.

I responsabili della tv italiana aggiunge, dispongono di solito di budget più ridotti rispetto ad altri Paesi, così evitano i rischi proseguendo con formati collaudati come “Veline”, dice.

“Per gli uomini sono un po’ una trappola, per le donne rappresentano un modello di successo e di moda”, dice.

Il veterano dei presentatori italiani, Mike Bongiorno, ha apertamente contestato l‘abbondanza di “veline e spogliarelli” nella tv italiana. E l‘autorità di vigilanza lo scorso anno ha definito “scadente” la programmazione tv, dicendo che abbassa il suo livello per allargare il più possibile il proprio pubblico.

“SUCCESSO MAGICO”

Lilli Gruber, giornalista e conduttrice televisiva italiana e corrispondente di guerra simbolo di qualità per il suo stile essenziale, dice che la popolarità delle showgirl è emblematica delle aspettative arretrate e dello stato di sudditanza delle donne in Italia.

Solo il 45% delle donne italiane hanno un lavoro, tra le percentuali più basse del mondo sviluppato. Dispongono solo del 21% dei seggi alla Camera e del 17% degli incarichi dirigenziali.

La Gruber cita anche un‘indagine che mostra come tra le figure di donna nella pubblicità, quelle che lavorano siano appena il 16%.

“La televisione è uno specchio della società e la società italiana dice alle donne che devono sembrare sempre giovani e sexy”, dice la Gruber, ora europarlamentare. “Non riusciamo ad uscire dallo stereotipo della superbambola o della donna sexy”.

Ad un livello più ampio, dice Sorice, il trend delle showgirl coincide con l‘ossessione italiana per la bellezza ed il fascino di un successo istantaneo in una nazione in cui la burocrazia frustra le ambizioni e percorrere i gradini di una carriera richiede decenni.

Diventare una ragazza nel mondo dello spettacolo è spesso un biglietto sicuro per ricchi contratti pubblicitari o storie con campioni del calcio. Il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna e l‘ex “velina” Elisabetta Canalis sono un esempio.

“Si privilegia un successo facile attraverso scorciatoie e senza sforzi quotidiani. E’ una sorta di successo magico”, dice ancora Sorice.

Antonio Ricci, regista e ideatore delle “Veline”, trova divertenti le critiche. E sostiene che lo spettacolo è una provocazione ma anche una critica a vuote personalità televisive.

“Chiunque voglia diventare giornalista televisivo è soggetto a umiliazioni molto peggiori di quelle delle ragazze che concorrono per diventare veline”, dice Ricci a Reuters. “Come Cristoforo Colombo che non ha inventato l‘America ma l‘ha scoperta, tutto quel che ho fatto è rendere visibili le veline... sono sempre esistite”.

Per l‘analista dei media Luigi Pugliese, gli italiani hanno un gusto diverso, rispetto ad esempio gli americani, che sono molto più pudici sulle nudità ma meno turbati da violenza con le armi.

“Gli italiani pensano che non ci sia nulla di male ad avere donne di bell‘aspetto e seminude vicino a un uomo che presenta che legge le notizie”, dice Pugliese, partner di Booz & Co. “Agli italiani non piacciono armi da fuoco e sangue e preferiscono le donne. Meno armi e sangue, più donne seminude. E’ la nostra passione”.

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