10 giugno 2010 / 16:47 / tra 8 anni

Italia, ago bilancia della crisi europea - rapporto Unicredit

MILANO, 10 giugno (Reuters) - L‘Italia è probabilmente l‘ago della bilancia nell‘attuale crisi europea: è il più grande dei Paesi vulnerabili, e il più vulnerabile dei grandi, la sua capacità di sopportare le tensioni di mercato probabilmente determinerà se e come la zona euro potrà resistere alla tempesta.

Lo sostengono gli economisti del gruppo Unicredit (CRDI.MI) in una nota dedicata all‘Italia che confronta l‘andamento dell‘economia e del mercato del debito italiano rispetto agli altri Paesi mediterranei della zona euro.

L‘Italia rappresenta quasi un quinto dell‘economia della zona euro, e oltre un quarto del suo debito sovrano negoziabile: la sua stabilità è pertanto essenziale per la capacità della zona euro di navigare nella crisi attuale.

“Finora, l‘Italia è stata un successo paradossale: il Paese era stato a lungo considerato l‘anello debole, con alcuni investitori che periodicamente si chiedevano se avrebbe alla fine lasciato la zona euro”, scrivono gli economisti di Unicredit. “Ma quando ha dovuto affrontare la crisi, l‘Italia si è rivelata estremamente resistente rispetto ai suoi pari periferici, cioè Grecia, Irlanda, Portogallo e anche la Spagna”.

Certo, i timori di un effetto contagio si sono sentiti sul mercato italiano del reddito fisso e più recentemente gli spread sui titoli di Stato italiani hanno risentito dell‘opacità degli interventi di acquisto di titoli di Stato da parte della Bce.

Lo spread si è ampliato questa settimana fino a oltre 185 punti base, il massimo dall‘introduzione dell‘euro, mentre oggi quota 140 pb.

Tuttavia, nota Unicredit, “lo spread di rendimento contro il bund tedesco è rimasto intorno a 90 bp nella seconda metà dello scorso anno, ampliando in modo più pronunciato solo nelle ultime settimane”. “Va notato che gran parte dell‘ampliamento si è verificato perché il rendimento del bund tedesco è sceso sensibilmente. Dallo scoppio della crisi finanziaria nell‘agosto del 2007 fino al 7 maggio 2010, il rendimento del Bund decennale è sceso di 175 bp a 2,65%, mentre è diminuito di 80 bp al 3,90% in Italia”.

Oggi il rendimento del bund è a 2,61% e quello del tp a 4,02%.

REVISIONE AL RIALZO DI STIME SU PIL 2010

Recentemente Unicredit -- continua la nota -- ha alzato le sue stime sul Pil dell‘Italia per quest‘anno dallo 0,5% allo 0,9%, mentre le stime per l‘anno prossimo sono di una crescita dell‘1,0%.

Segni di una ripresa più sostenibile del Pil -- continua la nota -- sono improbabili prima del 2011, quando gli investimenti miglioreranno in modo sufficiente a consentire l‘inizio di una ripresa più genuina delle spese capitali. A sua volta, questo dovrebbe avere ripercussioni positive sul mercato del lavoro, il legame fondamentale mancante per una ripresa duratura.

RIFINANZIMANTO DEBITO

L‘Italia nei prossimi sei mesi di quest‘anno dovrà rifinanziare bond per 103 miliardi a cui si aggiugono i 20 mld dell‘anno prossimo e i 170/175 miliardi del 2012.

Tuttavia Unicredit evidenzia alcuni importanti punti di forza, della composizione e struttura del debito.

”In primo luogo, la quota di debito del mercato monetario sul totale di debito negoziabili è del 10%, in linea con Germania e ben più piccolo di Francia, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo e Belgio, dove questo rapporto è tra il 13% e 16%.

Il debito italiano appare anche migliore di quello di molti gli altri Paesi dell‘Unione monetaria se si guarda a al rapporto che deve essere rifinanziato nei prossimi 12 mesi: il 21,5% rispetto al 25% nei Paesi Bassi e in Francia e il 26% in Germania.

In secondo luogo, il debito italiano ha una durata media elevata (6,8 anni, compresi i Bot) e questo è un altro fattore che dovrebbe ridurre il rischio di rifinanziamento, almeno rispetto ad altri paesi. In terzo luogo, l‘Italia emette una gamma ben diversificata di strumenti tra bond plain vanilla, inflation linked, floater e zero coupon.

Infine una buona parte del debito italiano è detenuto a livello nazionale (54%), in modo che la domanda di Bpt è meno soggetta a cambiamenti di umore del mercato e ad un deterioramento del clima di mercato.

ITALIA PIU’ FORTE DI SUOI COLLEGHI PERIFERICI

In conclusione, le tensioni che hanno recentemente colpito i mercati obbligazionari italiani sono probabilmente una benedizione sotto mentite spoglie: l‘Italia è veramente più forte dei suoi colleghi periferici, ma la sua resistenza è fragile. Una decisa accelerazione delle riforme strutturali e fiscali è necessaria per mettere il Paese su basi solide e sostenibili.

Ma, soprattutto, l‘Italia dovrebbe ora accelerare gli sforzi per migliorare flessibilità, produttività, competitività e crescita. Ciò è necessario anche per garantire la sostenibilità di bilancio, ma prima e soprattutto per garantire un miglioramento duraturo del tenore di vita e redditi.

Questo a sua volta aiuterà ad invertire il degrado in atto in Italia del suo principale punto di forza: il suo forte risparmio privato e la sua robusta posizione all‘estero.

La crisi europea fornisce un invito all‘azione, e la tempistica è fortunata: i punti di forza dell‘Italia sono ancora chiari, l‘Italia è ancora diversa rispetto agli altri Paesi periferici, ma la differenza si sta erodendo e la tendenza deve essere invertita ora.

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