November 3, 2016 / 11:57 AM / 2 years ago

PUNTO 1-Italia, tasso disoccupazione risale a settembre per netto calo inattivi

(aggiunge dettagli e commenti)
    ROMA/MILANO, 3 novembre (Reuters) - Il tasso di
disoccupazione è tornato a salire a settembre, riportandosi su
livelli visti ad inizio anno, per effetto della riduzione del
numero di inattivi, mentre il lieve aumento degli occupati è da
ricondurre all'incremento dei lavoratori autonomi e si
accompagna ad una flessione dei dipendenti permamenti e a
termine. 
    E' il quadro tratteggiato dai numeri provvisori diffusi
stamane da Istat, che confermano la difficoltà del mercato del
lavoro italiano a ridurre il bacino di disoccupati generato
dalla crisi, in un contesto di ripresa economica che resta
complessivamente moderata.
    Nel dettaglio, il tasso di disoccupazione a settembre è
salito a 11,7%, eguagliando il picco di quest'anno, toccato a
gennaio e febbraio. 
    Istat ha rivisto a 11,5% il dato di agosto, inizialmente
indicato a 11,4%. La mediana delle stime degli economisti
raccolte da Reuters in un sondaggio per il numero di settembre
prospettava una lettura a 11,4%.
    A far lievitare il tasso di disoccupazione è stata la
diminuzione degli inattivi, ovvero delle persone che si
collocano fuori dal mercato e non cercano un'occupazione e che a
settembre sono scesi di 127.000 unità, pari allo 0,9% su mese.
    Parallelamente, gli occupati sono invece cresciuti di 45.000
unità, pari allo 0,2%. I disoccupati sono cresciuti di 60.000
unità, segnando una crescita mensile del 2%.
    "I numeri di oggi sono meno negativi di quello che sembra,
perchè l'aumento del tasso di disoccupazione è essenzialmente
frutto della decisa riduzione degli inattivi, che potrebbe
essere dovuta alla diminuzione dell'effetto scoraggiamento",
commenta Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo.
     Dello stesso avviso Paolo Pizzoli, economista di Ing. "Chi
non ha lavoro evidentemente ritiene opportuno cercarlo
attivamente più di prima, e questa è una nota positiva". 
    La crescita degli occupati registrata a settembre è
essenzialmente dovuta all'aumento dei lavoratori indipendenti
(+56.000), mentre si registra un calo mensile per i dipendenti
sia a termine (-10.000) sia permanenti (-1.000).
    La dinamica è interpretata come il segnale di una maggiore
prudenza delle imprese alla luce di prospettive economiche non
sfavillanti: proprio a fine settembre il governo ha rivisto al
ribasso la stima di crescita del Pil per quest'anno e per il
prossimo, alla luce di un'economia rimasta ferma
tra aprile e giugno. 
    Inoltre, si conferma un affievolimento dell'effetto
incentivante degli sgravi fiscali per le assunzioni a tempo
indeterminato, di cui le imprese continueranno a beneficiare
fino alla fine di quest'anno, seppure in misura minore rispetto
al 2015.
    
    MERCATO LAVORO STABILE NEL TERZO TRIMESTRE
    Guardando ai numeri trimestrali, i dipendenti permanenti tra
luglio e settembre sono cresciuti di 0,3% rispetto al trimestre
precedente, mentre nel complesso gli occupati sono rimasti
invariati. Dall'anno scorso, le assunzioni a tempo indeterminato
avvengono in base alla normativa introdotta dal Jobs Act che
rende meno onerosi i licenziamenti individuali.
    "Possiamo dire che nel terzo trimestre c'è stata una
sostanziale stabilizzazione del mercato del lavoro, coerente con
un quadro di crescita non proprio sfavillante", sottolinea Paolo
Pizzoli, economista di Ing.
    A perimetro annuo l'aumento degli lavoratori permanenti è di
1,8%, pari a 264.000 unità, a fronte dell'incremento di 1,2%,
ovvero 265.000 unità, registrato del complesso degli occupati
nello stesso periodo.
    "Il trend complessivo resta quello di un miglioramento del
ma molto lento... per tutto il 2017 il tasso di disoccupazione
resterà oltre l'11%", prevede Mameli, che non esclude la
possibilità di una ripresa dell'effetto incentivi negli ultimi
mesi dell'anno, gli ultimi in cui le aziende potranno
usufruirne. 
    Meno ottimista da questo punto di vista è Pizzoli, secondo
cui la fase d'incertezza politica, legata all'esito del
referendum costituzionale del 4 dicembre, che potrebbe aprire
una fase d'incertezza politica, potrebbe indurre le imprese ad
un atteggiamento più guardingo. 
    
    
    
    
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