5 maggio 2014 / 11:09 / 4 anni fa

PUNTO 2-Italia, Ue pessimista su deficit strutturale, Padoan minimizza

(riscrive attacco dopo replica ministro Economia)

MILANO, 5 maggio (Reuters) - Italia sostanzialmente promossa sul fronte della crescita e del deficit nominale ma bocciata sotto il profilo del disavanzo strutturale, tra i fondamenti del patto di stabilità insieme al parametro sul debito su cui Roma continua a mostrarsi ampiamente inadempiente.

Questo l‘ultimo giudizio della Commissione europea e il messaggio delle ‘stime di primavera’, in cui Bruxelles premette di non tener conto delle misure sul 2015 di cui attende ancora di conoscere gli esatti dettagli.

Riesce tranquillamente a replicare prima dell‘apertura dei lavori dell‘Eurogruppo Pier Carlo Padoan, smentendo alcuna preoccupazione proprio in ragione del fatto che la Ue non tenga conto delle misure già varate dal governo.

“Per quanto riguarda i conti pubblici italiani, in base a una valutazione dei provvedimenti su cui finora disponiamo di sufficienti dettagli, prevediamo una solida riduzione del deficit nominale quest‘anno e il prossimo ma nessun ulteriore aggiustamento del disavanzo strutturale” spiega alla stampa Sim Kallas, il commissario estone che sostituisce temporaneamente Olli Rehn agli Affari economici e monetari.

Se Matteo Renzi chiede uno slittamento di un anno per il rientro del disavanzo strutturale Bruxelles non sembra dunque particolarmente disponibile a fare sconti.

Ostenta serenità il ministro in un breve punto stampa.

“Questa previsione non tiene conto delle politiche che sono state intraprese. Da questo punto di vista non solo non mi sento preoccupato, ma vorrei anche dire che anche altri Paesi, che non nomino, hanno una posizione di aggiustamento di bilancio molto peggiore della nostra” osserva.

Non resta comunque molto spazio ai commenti se si lasciano parlare i numeri.

Per il disavanzo strutturale Bruxelles dipinge infatti un valore di 0,8% quest‘anno e 0,7% (0,6% e 0,8% rispettivamente le indicazioni delle stime d‘inverno di fine febbraio) mentre il governo ipotizza 0,6% quest‘anno e 0,1% un prossimo, coronati da un pareggio nel 2016.

“Ci pronunceremo sul rispetto del patto di stabilità e crescita da parte dell‘Italia e in particolare sul parametro del debito e dell‘aggiustamento strutturale nel medio termine il 2 giugno” taglia corto il responsabile europeo ad interim all‘economia.

Il riferimento è all‘agenda del semestre europeo, che prevede Bruxelles presenti per quella data le ‘raccomandazioni’ da adottare in caso di ‘squilibri’.

Identiche a quelle di febbraio e poco distanti dai target del governo sono invece le indicazioni sul deficit/Pil a livello di indice generale con il 2,6% per quest‘anno e il 2,2% il prossimo.

STIME INVARIATE PER PIL, PEGGIORANO PER DEBITO

Anche per la crescita economica l‘Italia si assicura una votazione identica a quella di fine febbraio, mentre sono in deciso peggioramento, a causa dei maggiori pagamenti di debiti della PA decisi dal governo Renzi, le indicazioni per la dinamica debito/Pil - da sempre per l‘Italia tallone d‘Achille - nonché quelle sul mercato del lavoro.

Passando ai numeri, la proiezione dell‘esecutivo comunitario per la crescita resta a 0,6% quest‘anno e 1,2% il prossimo.

Si tratta di valori identici a quelli ipotizzati con le stime d‘inverno e di poco inferiori agli 0,8% e 1,3% messi nero su bianco dal Def del mese scorso.

Decisamente penalizzante soprattutto per quest‘anno è invece il confronto con le indicazioni per la media della zona euro, per cui si indica 1,2% nel 2014 e 1,7% nel 2015.

“Il miglioramento [nella dinamica del Pil] visto nel quarto trimestre 2013 è legato alla performance positiva delle esportazioni e all‘aumento degli investimenti in macchinari: lo stesso schema dovrebbe proseguire e consolidarsi nel corso del 2014” si legge nel breve capitolo dedicato all‘Italia.

“Rischi al ribasso potrebbero derivare da un ulteriore apprezzamento dell‘euro e da un acuirsi delle tensioni geopolitiche, con ripercussioni negative sulla ripresa guidata dall‘export” continua la Commissione.

Il quadro si fa decisamente più fosco passando alle stime sul debito, per cui si prevede un 135,2% del Pil quest‘anno e 133,9% il prossimo contro una media della zona euro al picco di 9,6% nel 2014.

Se a fine febbraio Bruxelles indicava 133,7% e 132,4%, il Documento di economia e finanza scrive 134,9% per il 2014 e 133,3% per l‘anno prossimo.

“Visto il surplus primario che andrà aumentando, vista la crescita che andrà aumentando e visto il costo del debito che è in diminuzione, tutte queste cose aritmeticamente indicano che il debito scenderà forse più rapidamente di quanto pensiamo, e inoltre ci sarà il contributo positivo delle privatizzazioni” argomenta Padoan.

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