15 maggio 2013 / 11:00 / tra 5 anni

PUNTO 1- Italia, con calo Pil trim1 durata record recessione

* Continua perdurante debolezza domanda interna

* Ritmo caduta Pil rallenta rispetto ad ultima parte 2012

* Spazi di ripresa in ultima parte anno su attenuazione consolidamento fiscale

di Elvira Pollina

MILANO, 15 maggio (Reuters) - Flessione superiore alle attese per l‘economia italiana nel primi tre mesi dell‘anno, che segnano l‘ingresso del Paese nella fase recessiva più prolungata dall‘inizio, nel 1990, dell‘attuale serie trimestrale Istat.

Considerando anche la serie precedente, che parte dal 1970, e la forte crescita registrata in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni sessanta, l‘attuale fase recessiva è la più lunga dal dopoguerra a oggi.

Con il calo congiunturale dello 0,5% segnato nel periodo gennaio-marzo, infatti, si allunga a sette trimestri consecutivi la perfomance negativa del Pil, che gli economisti interpellati da Reuters in un sondaggio supponevano meno marcata.

“Il dato è peggio delle attese e non offre alcun segnale di una imminente fine della recessione” commenta Giada Giani di Citigroup.

La mediana delle stime convergeva su un calo dello 0,3%, dopo il -0,9% segnato nel trimestre precedente, punto più basso della recessione iniziata nella seconda metà del 2011.

Lievemente peggiore delle attese anche il dato a perimetro annuo, che ha evidenziato un calo del 2,3% (2,2% le stime), dopo il -2,8% del trimestre precedente. Secondo Istat, il calo del Pil acquisito per il 2013 è pari a 1,5%.

A gravare sull‘economia è la perdurante debolezza della domanda interna, in particolare dei consumi, duramente colpiti dall‘impatto del consolidamento fiscale varato nel corso dell‘ultimo anno per mettere in sicurezza le finanze pubbliche dalla crisi dei debiti sovrani, e dalla marcata debolezza del mercato del lavoro.

“I dati della produzione industriale indicavano un miglioramento deciso dal lato dell‘offerta ma purtroppo la dinamica della domanda va nell‘altra direzione, specie per quel che riguarda i consumi, che è ipotizzabile abbiano avuto un impatto pesante sulla mancata crescita del trimestre”, commenta l‘economista di Ing Paolo Pizzoli.

L‘andamento dell‘economia italiana s‘inserisce nel quadro macroeconomico negativo dell‘intera zona euro che, secondo quanto comunicato da Eurostat, nei primi tre mesi dell‘anno ha subìto una contrazione dello 0,2%, infilando il sesto trimestre negativo di fila.

I primi tre mesi dell‘anno hanno segnato l‘ingresso in recessione tecnica della Francia, mentre la Germania è riuscita ad evitare il secondo trimestre negativo di fila solo per un soffio, segnando +0,1% dopo la flessione dello 0,7% dell‘ultima parte del 2012.

ITALIA VERSO TRIM2 ANCORA NEGATIVO

Tornando all‘Italia, a parere degli economisti il ciclo negativo si prolungherà almeno fino a giugno, dal momento che le indagini qualitative sulla fiducia e l‘attività delle imprese continuano ad evidenziare un quadro di debolezza marcata.

“La ripresa noi la vediamo nell‘ultimo trimestre, ancora nei due trimestri centrali il Pil sarà negativo e non escludo che il secondo trimestre sia peggio del primo”, commenta Paolo Mameli di Intesa Sanpaolo, che alla luce del dato di oggi segnala qualche rischio al ribasso sulla proiezione relativa all‘intero anno, indicata a -1,5%.

D‘altra parte, secondo Loredana Federico di UniCredit, si può ipotizzare che il peggio sia alle spalle, visto il rallentamento della caduta del Pil rispetto all‘ultima parte del 2012.

“Riteniamo che nella seconda parte dell‘anno ci siano spazi per vedere segnali di crescita, grazie alla riduzione dell‘impatto del consolidamento fiscale e al minimo di agio derivante dal pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese”, spiega Federico.

Il Documento di Economia e Finanza, ultimo atto del governo tecnico di Mario Monti, stima una contrazione del Pil di 1,3% punti percentuali nel 2013, dopo il -2,4% del 2012.

Il neo-ministro dell‘Economia Fabrizio Saccomanni, che si è impegnato con Bruxelles per conto del nuovo governo a mantenere l‘indebitamento sotto la soglia del 3% del Pil anche quest‘anno, ha definito fattibile un profilo di ripresa economica tra la seconda parte del 2013 e l‘inizio del prossimo anno.

- hanno collaborato Giulio Piovaccari, Sara Rossi, Roberto Landucci

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