March 1, 2019 / 11:36 AM / in 7 months

PUNTO 2-Italia, 2018 con Pil sotto 1% e debito in rialzo zavorra economia 2019

(aggiunge dettagli, commenti)

MILANO/ROMA, 1 marzo (Reuters) - Arriva dall’Istat il sigillo finale del ripiegamento che ha caratterizzato l’economia italiana nel 2018.

La crescita economica grezza si è fermata sotto l’1%, ben lontana dall’1,6% dell’anno precedente e lievemente sotto l’ultima stima del governo. Pesa un secondo semestre di congiuntura negativa che ipoteca anche buona parte delle chance di recupero per il 2019.

“I dati odierni confermano il rallentamento dell’economia italiana. Nel 2018 la crescita del Pil, specie in termini nominali, è stata inferiore alle attese, il che aumenta i rischi sui target di finanza pubblica per l’anno in corso: il trascinamento negativo dall’anno scorso è di due decimi sul deficit e quasi mezzo punto sul debito” commenta Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo.

Già a fine 2018 gli indicatori di finanza pubblica sono stati più elevati dei target con un deficit che rimane sopra il 2% del Pil e il debito che sale ancora e va oltre il 132% . Pesa su questi risultati il Pil nominale (denominatore dei due rapporti) che si è attestato a +1,7% sotto l’atteso +2,1%.

Stefania Tomasini, capo-economista di Prometeia, sottolinea la sorpresa negativa del deficit/Pil al 2,1%, ben al di sopra della stima dell’istituto bolognese di un valore dell’1,8%. “Bisognerà vedere nei dettagli quali voci hanno determinato un deficit così alto. L’andamento dei conti pubblici nel corso dei mesi non lo spiega” commenta.

Sul fronte della crescita economica il dato complessivo di +0,9% beneficia di una crescita annua degli investimenti del 3,4% mentre quella dei consumi delle famiglie — la voce più pesante — si è fermata a +0,5%. Le esportazioni sono sì cresciute (+1,9%) ma meno dell’ìmport (+2,3%).

“Non è un bel segnale complessivamente. Gli investimenti, che pure erano andati bene nella prima dell’anno, hanno registrato una caduta nella seconda. Il dato dei consumi conferma una seconda parte dell’anno molto debole, piatta o in lieve caduta” dice Tomasini.

Secondo Mameli “la tendenza per l’economia non sembra migliorata nei primi mesi del 2019, che hanno visto una risalita della disoccupazione e un ulteriore calo degli indici di fiducia delle imprese”. Si tratta di dati che “fanno salire il rischio che l’attesa ripresa dell’attività economica non si materializzi nemmeno in primavera”.

Anche il dato del Pmi manifatturiero, indagine presso i direttori acquisti sul settore, ha confermato a febbraio la fase di contrazione, sfiorando il minimo dal 2013.

Il quadro delle previsioni sul Pil di quest’anno pubblicate nelle ultime settimane certifica questa situazione. Se Bankitalia indica 0,6% con molti rischi al ribasso, l’Ufficio parlamentare di bilancio “non oltre” lo 0,4%” e la Commissione Ue si ferma allo 0,2%. Istituti privati guardano più in basso: il centro di ricerca milanese Ref stima una crescita nulla, mentre gli economisti di Morgan Stanley vedono un Pil in calo dello 0,3%.

Ad aprile, in una situazione in cui l’unica nota positiva arriva dal mercato del lavoro con l’aumento dei contratti permanenti a gennaio, toccherà al governo rivedere notevolmente il proprio quadro di stime macroeconomiche con il nuovo Documento di economia e finanza.

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