February 6, 2019 / 4:03 PM / 7 months ago

Italia rallenta anche per cause interne, rilievi Fmi su quota 100 e reddito cittadinanza

MILANO, 6 febbraio (Reuters) - L’innegabile frenata congiunturale dell’Italia, certificata dai dati su Pil, Pmi e fiducia delle imprese, è legata sia al generalizzato rallentamento della zona euro — unico imputato a detta del governo giallo-verde — sia a “maggiori incertezze sul piano delle politica interna”.

A dirlo gli ispettori del Fondo monetario internazionale nel tradizionale rapporto ‘Article IV’, a seguito della missione in Italia chiusa il 25 gennaio.

Gli analisti di Washington esprimo inoltre i propri timori per le due misure architrave della manovra di Lega e Cinque Stelle, vale a dire le modifiche della riforma pensionistica Fornero sostituita da ‘Quota 100’, bandiera del Carroccio, e il reddito di cittadinanza, asso piglia tutto per i grillini.

“Fanno da ostacolo all’economia il rallentamento della crescita della zona euro e maggiori incertezze di politica interna” scrive il Fondo, che con l’aggiornamento del World Economic Outlook presentato a Davos il 21 gennaio ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita italiana, nonché peraltro sulla zona euro e mondiale, definendo Roma un possibile rischio a livello globale.

Le misure di stimolo studiate dalla manovra 2019, ripeteva invece soltanto la settimana scorsa Giuseppe Conte dopo la doccia fredda dei numeri Istat che parlano di recessione tecnica, si tradurranno in un “rilancio” economico che andrà “a pieno regime nel secondo semestre”.

QUOTA 100 E REDDITO CITTADINANZA

Dopo parole di apprezzamento per i progressi sul fronte della revisione del regime di insolvenza e il dichiarato impegno al graduale rilancio degli investimenti pubblici, il Fondo si sofferma proprio su Quota 100 e reddito di cittadinanza.

“Per quanto riguarda le pensioni, temiamo un aumento dei lavoratori in uscita, quindi un incremento della spesa pensionistica già elevata e una minore partecipazione della forza lavoro con effetti sulla crescita potenziale” dice il documento diffuso oggi.

Quanto al cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, “ci preoccupa che il livello dei benefici offerti sia molto elevato in confronto alla sana pratica — ‘good pratice’ — internazionale. Questo potrebbe disincentivare la partecipazione alla forza lavoro tradizionale, aumentando la dipendenza dai sussidi pubblici”.

Grande cautela da parte del Fondo anche dopo la ‘pace’ con Bruxelles sulla legge di bilancio per quest’anno, che ha ridotto l’obiettivo sul deficit/Pil da 2,4% a 2,0% consentendo un rientro delle tensioni sul mercato.

Quanto all’impegno sulla riduzione del deficit oltre l’orizzonte del 2019, “se non dovesse esserci un’ampia intesa politica circa l’adozione di credibili misure fiscali di compensazione [a pareggiare quelle di stimolo] il disavanzo potebbe aumentare, il debito pubblico rimarrebbe elevato e vulnerabile agli shock”.

Peraltro già sentita, la ricetta Fmi sollecita interventi su tre fronti: riforme strutturali, politica di bilancio e settore finanziario.

Tre ragionevolmente anche i farmaci prescritti: la prima pillola prevede la decentralizzazione della contrattazione salariale e liberalizzazione del mercato dei prodotti e dei servizi, la seconda un consolidamento dei conti pubblici che sia coerente e favorevole alla crescita, la terza l’impegno a un ulteriore smaltimento dei crediti deteriorati e una ristrutturazione del sistema bancario che permetta un aumento della redditività.

“Prerequisito” per la stabilità del sistema finanziario è la solidità dei conti pubblici, considerata la stretta matassa che lega gli istituti di credito ai titoli di Stato.

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