January 30, 2019 / 11:01 AM / 8 months ago

PUNTO 2-Italia inizia 2019 con fiducia imprese ai minimi 2 anni e mezzo

 (aggiunge commenti)
    di Elvira Pollina e Giuseppe Fonte
    MILANO/ROMA, 30 gennaio (Reuters) - L'economia italiana si è
affacciata nel 2019 con un clima di fiducia delle imprese ai
minimi da quasi due anni e mezzo, mentre è migliorato il morale
dei consumatori, grazie soprattutto al rallentamento
dell'inflazione.
     In attesa dei dati di domani giovedì 31 sull'andamento del
Pil del quarto trimestre, che potrebbero segnalare lo
scivolamento in recessione tecnica, lo spaccato offerto dagli
indici di fiducia resta tutt'altro che brillante.
     A detta degli economisti, le misure di sostegno alla
domanda interna messe in campo dal governo (un sussidio per
reintrodurre le fasce più marginali della popolazione e
l'apertura di una finestra per l'accesso anticipato alla
pensione), non daranno contributi significativi alla crescita
del Pil.
    Stando al consensus trimestrale di Reuters, quest'anno
l'espansione dell'economia italiana dovrebbe attestarsi a 0,7%,
mentre le previsioni Bankitalia e Fondo monetario internazionale
convergono su un'espansione di 0,6%, sotto il target di 1% del
governo.
    In presenza di un rallentamento generalizzato della zona
euro, su cui peraltro pesa l'incognita Brexit, continua a
segnare il passo l'industria manifatturiera, uno dei motori
dell'economia italiana, colpito dagli effetti della disputa
commerciale tra Stati Uniti e Cina e la fase di assestamento
dell'industria dell'auto tedesca. 
    Venendo ai numeri diffusi stamane da Istat, dopo due mesi
consecutivi di calo, l'indice di fiducia dei consumatori è
salito a 114,0 da 113,2 del mese precedente, mentre la mediana
delle attese degli economisti interpellati da Reuters in un
sondaggio prospettava una lettura 112,6.
    "La stabilizzazione del clima di fiducia dei consumatori è
sicuramente un segnale positivo ed è in buona parte da imputare
al calo dell'inflazione e delle aspettative sui prezzi",
sostiene Nicola Nobile, economista di Oxford Economics, che
sull'intero 2019 ha una previsione di crescita del Pil di 0,3%. 
    Nobile sottolinea come l'accordo con Bruxelles per contenere
il deficit/Pil al 2%, raggiunto a ridosso di Natale, abbia
contribuito a rasserenare il clima.
    Viceversa, l'indice complessivo di fiducia delle imprese ha
allungato la serie negativa che prosegue ininterrottamente da
luglio, scivolando a 99,2 da 99,7 di dicembre, il livello più
basso toccato da agosto 2016, coerentemente con i numerosi
segnali di rallentamento della congiunturale che si susseguono
da mesi.
    "Ci aspettavamo una possibile ripresa della fiducia delle
imprese a gennaio", si legge in una nota di Paolo Mameli,
economista di Intesa, che recentemente ha tagliato a 0,6% la
propria previsione di crescita del Pil nel 2019. 
    "La mancata ripresa segnala che i rischi sul nostro scenario
di base, che già valutavamo al ribasso, sono in aumento",
avverte Mameli.
    Quest'ultimo, inoltre, sottolinea come i limitati effetti
espansivi delle misure contenute in manovra siano sicuramente
maggiori sulle famiglie che non sulle imprese, "per le quali
anzi abbiamo stimato un impatto netto negativo di 5,8 miliardi
sul 2019", concentrato sulle grandi imprese e sul settore
bancario e assicurativo.    
    Il morale delle imprese manifatturiere, settore più esposto
al rallentamento del ciclo economico della zona euro e del
commercio internazionale, è sceso a 102,1 dal 103,4 di dicembre,
mentre le attese prospettavano una lettura a 103,0.
    "In linea di massima, le imprese resteranno molto prudenti,
ma è possibile che le tensioni sul commercio internazionale si
allentino in corso d'anno. In questo caso l'attuale livello
potrebbe rappresentare un punto di minimo", ragiona Nobile.
    D'altra parte, osserva Mameli, "sulle decisioni di
investimento delle imprese peserà, più che sulla spesa delle
famiglie, l’incertezza sulle prospettive fiscali e finanziarie
del Paese che, pur ridottasi dopo l'accordo raggiunto dal
governo con la Commissione Ue, permane, per via sia dalla scarsa
prevedibilità delle politiche economiche, che della spada di
Damocle degli aumenti di imposta previsti dalle clausole di
salvaguardia dal 2020".
    
     
    
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