July 31, 2018 / 11:53 AM / 4 months ago

PUNTO 2-Italia, crescita frena in secondo trimestre, picco ripresa ormai alle spalle

* Pil trim2 +0,2% t/t; +1,1% a/a dopo +0,3%, +1,4% in trim1

* Variazioni percentuali Pil per trimestre

* Target crescita Pil 1,5% sempre più lontano

* Grafici su economia italiana tmsnrt.rs/2bxVe8n (aggiunge commento, altri dettagli)

di Elvira Pollina e Valentina Consiglio

MILANO/ ROMA, 31 luglio (Reuters) - L’economia italiana ha rallentato il proprio ritmo di crescita nel secondo trimestre, mostrando la dinamica congiunturale più debole da un anno e mezzo e lasciandosi alle spalle la fase più brillante della ripresa, mentre incombono i rischi legati al protezionismo e all’incertezza sulle politiche economiche del governo Lega-M5S.

Tra aprile e giugno, secondo i numeri preliminari diffusi da Istat, il Pil è cresciuto di 0,2% in termini congiunturali, in linea alle attese, dopo il +0,3% segnato nel primo trimestre.

A perimetro annuo l’espansione è stata di 1,1% dopo 1,4% tra gennaio e marzo, mentre le attese prospettavano un incremento di 1,2%. La variazione acquisita per il 2018 è pari a +0,9%.

Anche alllargando lo sguardo alla zona euro arrivano segnali di rallentamento: tra aprile e giugno il Pil del blocco della valuta unica è cresciuto di 0,3% su base trimestrale e di 2,1% su base annua dopo +0,4% e +2,5% segnati nei primi tre mesi del 2018.

Tornando all’Italia, i numeri odierni consolidano le recenti revisioni al ribasso delle stime sul Pil per l’anno in corso da parte dei previsori privati e istituzionali, facendo sfumare la possibilità di replicare la crescita di 1,5% segnata nel 2017 (picco da 7 anni), come indicato nella nota di aggiornamento al Def predisposta ad aprile dal precedente governo.

Un obiettivo ritenuto a portata di mano fino a qualche mese fa, mentre adesso le stime indicano un’area di 1,2%-1,3%. Lo stesso ministro dell’Economia Giovanni Tria nelle sue ultime uscite non ha mancato di segnalare rischi di una revisione peggiorativa delle prospettive per la crescita.

Il rallentamento rappresenta un ulteriore elemento di difficoltà per Tria, chiamato al difficile compito di realizzare un programma che prevede misure di forte aumento della spesa (reddito di cittadinanza, flat tax e riforma della legge Fornero) promesse da Lega e M5s in campagna elettorale, mentre l’Italia resta osservata speciale sui conti pubblici da parte di Bruxelles e dei mercati finanziari.

“Dopo il picco del 2017, che possiamo considerare il punto massimo del ciclo sia per l’Italia sia per l’area euro, la decelerazione porta il tasso di crescita più vicino al potenziale”, commenta Stefania Tomasini, economista di Prometeia. Anche Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo, sottolinea come il rallentamento sia un tratto comune ai principali Paesi europei, e appare dovuto più a una minore vivacità della domanda mondiale che a fattori interni.

“In particolare — scrive Mameli in una nota — non c’è evidenza che il cosiddetto ‘rischio politico’ stia giocando un ruolo nel recente rallentamento, o che in generale stia avendo un impatto tangibile sull’economia reale”.

LIVELLI PRE-CRISI ANCORA LONTANI

Nonostante la fase espansiva dell’economia si sia allungata a 16 trimestri consecutivi, in valori assoluti il livello del Pil risulta ancora inferiore dello 0,7% rispetto al precedente picco del secondo trimestre del 2011, rileva Istat.

In termini qualitativi, in assenza dello spaccato delle componenti che verrà reso noto in seguito, Istat si limita a segnalare come la variazione congiunturale sia frutto di “una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e di un aumento sia in quello dell’industria sia in quello dei servizi”.

Secondo il comunicato dell’istituto di statistica nazionale, sul fronte della domanda il contributo è positivo da parte della componente nazionale (al lordo delle scorte) ma negativo da parte di quella estera netta.

“L’attività industriale non sta dando il contributo forte che abbiamo visto nei trimestri precedenti mentre i servizi hanno continuato a crescere un ritmo modesto”, sottolinea Loredana Federico, economista di UniCredit.

“Dalla domanda interna mi aspetto sia giunto un contributo positivo, dal lato soprattutto degli investimenti, con una moderazione della crescita dei consumi; sul canale estero il contributo negativo dovrebbe essere consistente, con un recupero dell’export ma un calo superiore delle importazioni”, aggiunge.

CRESCITA OCCUPAZIONE GUIDATA DA CONTRATTI A TERMINE

Istat ha fornito oggi anche lo spaccato del mercato del lavoro del secondo trimestre, archiviato con una crescita degli occupati di 196.000 unità, pari allo 0,8% rispetto al trimestre precedente.

A trainare l’aumento sono stati i contratti a termine, cresciuti di 123.000 unità su trimestre, e che restano il driver principale dell’aumento dell’occupazione nei 12 mesi.

Rispetto a giugno 2017, gli occupati a termine sono aumentati di 394.000 unità, gli indipendenti di 19.000 unità mentre i dipendenti permanenti sono scesi di 83.000 unità.

Se nella zona euro il tasso di disoccupazione è rimasto stabile a 8,3%, in Italia nel mese di giugno è tornato a salire a 10,9% da 10,7%, per effetto di un calo mensile degli occupati (il primo dopo tre mesi di crescita) e degli inattivi, abbinato ad un aumento dei disoccupati.

Proprio sul mercato del lavoro si sono concentrate le prime misure di politica economica del governo, con il varo del decreto Dignità, che prevede, tra l’altro, un irrigidimento della normativa sui contratti a termine, cui il ministro del Lavoro Luigi Di Maio — in risposta alle critiche sul rischio di un impatto negativo sugli occupati — ha promesso di abbinare, in sede di conversione del decreto, incentivi per le assunzioni stabili.

INFLAZIONE IN ULTERIORE SALITA MA NO PRESSIONI FONDO

Infine, Istat ha fornito la stima preliminare dell’inflazione a luglio, mese in cui è emersa un’accelerazione dei prezzi superiore alle attese. L’indice nazionale dei prezzi al consumo si è attestato a 1,5% su base annua da 1,3% di giugno (1,4% il consensus).

La spinta al rialzo è giunta principalmente dai rincari di elettricità e gas, mentre l’inflaizone di fondo è calata di un decimo a 0,7% su anno.

Secondo Mameli, il trend di risalita dovrebbe continuare nel resto dell’anno, con l’indice nazionale dei prezzi al consumo in area 2% a fine 2018 ma è poi presumbile un ripiegamento nel 2019.

“Non vediamo segnali di pressioni sottostanti al netto dell’energia”, conclude l’economista.

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