7 novembre 2013 / 16:33 / tra 4 anni

SINTESI - Bce, taglio tassi a sorpresa punta a fugare spettro deflazione

* Raffreddamento prezzi destinato a protrarsi ma zona euro non paragonabile a Giappone

* Rischi su crescita restano sbilanciati al ribasso

* Decisione su ‘forward guidance’ unanime, su tassi ad ampia maggioranza

* Livello cambio estraneo a parametri Bce ma importante per crescita e prezzi

MILANO, 7 novembre (Reuters) - Colpo di scena al consiglio mensile di politica monetaria Bce, sfociato in un ampiamente imprevisto taglio dei tassi messo esplicitamente in relazione all‘imprevisto ed eccessivo rallentamento dell‘inflazione.

In totale controtendenza rispetto alle aspettative di mercati finanziari e analisti, che scommettevano su un nulla di fatto, l‘istituto centrale ha votato - a maggioranza - per una riduzione da un quarto di punto sul rifinanziamento principale, limato al nuovo minimo storico di 0,25%.

Identica correzione al ribasso per i prestiti straordinari, il cui tasso passa da 1% a 0,75%, mentre resta stabile a zero quello sui depositi overnight.

Il pericoloso raffreddamento dei prezzi al consumo - spiega Mario Draghi alla platea dei giornalisti - appare per di più destinato a protrarsi oltre l‘orizzonte del breve termine e procede in parallelo a rischi sulla crescita che restano sbilanciati al ribasso.

Al taglio dei tassi, dunque, si accompagna un ‘bias’ che rimane ribassista, con la prospettiva che l‘Eurotower faccia ricorso anche a misure non standard, tra cui provvedimenti sulla liquidità come nuove operazioni ‘Ltro’ o tassi negativi sui depositi marginali, che penalizzino il ‘parcheggio’ dei fondi presso la banca centrale.

Al di là delle formule di comunicazione più o meno innovative, il messaggio di Mario Draghi è saldamento ancorato al nodo nevralgico della caduta dei prezzi.

Le prospettive sulla dinamica dell‘inflazione sono infatti radicalmente mutate, spiega il governatore, precisando però che la situazione della zona euro non è in alcun modo paragonabile a quella giapponese e a parere della Bce non esiste al momento un rischio deflazione.

“Potremmo assistere a un prolungato periodo di inflazione debole seguito da una fase di graduale ripresa verso un tasso inferiore ma prossimo a 2%... La nostra politica economica resterà dunque espansiva finché sarà necessario” ragiona il banchiere centrale.

“Se per deflazione si intende una spirale al ribasso che si auto-alimenta su un ampio ventaglio di prezzi in un elevato nuero di Paesi non riteniamo che un simile fenomeno sia in atto” aggiunge.

Più che esplicito, il riferimento è al rallentamento decisamante superiore al previsto dell‘inflazione di ottobre, passata secondo la stima ‘flash’ di Eurostat al tasso annuo di 0,7% - meno della metà dell‘obiettivo Bce - contro il consensus per una lettura invariata dal già moderato 1,1% di settembre.

Tornando sul voto del consiglio a ventitré, Draghi fa capire che qualcuno dei consiglieri avrebbe preferito far slittare il taglio a dicembre.

“Avremo maggiore chiarezza sulla durata di questa fase [di rallentamento dell‘inflazione] il mese prossimo, non si tratterà però certamente di un fenomeno di breve termine” argomenta.

L‘interventismo Bce non manca di raccogliere il plauso di Enrico Letta, che dal bilaterale dublinese con Enda Kenny parla di “grande notizia” a testimonianza di quanto Francoforte abbia a cuore le sorti della crescita e della competitività della zona euro.

Parla di “buona notizia” da Parigi anche il responsabile all‘Economia Pierre Moscovici, mentre per il portavoce Fmi Gerry Rice dice alla stampa che la decisione è giustificata dalle condizioni anemiche di crescita e inflazione.

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