28 settembre 2012 / 11:24 / tra 5 anni

PUNTO 1- Italia, inflazione non cede, pesano energia e alimentari

(riscrive, aggiunge commenti e contesto)

* A settembre Nic +0,0% su mese e +3,2% su anno da +0,4% e +3,2% agosto

* Attese prevedevano flessione congiunturale già da settembre

* Dopo picco estivo, economisti vedono discesa prezzi da qui a fine anno

di Elvira Pollina

MILANO/ROMA, 28 settembre (Reuters) - Nonostante la debolezza della domanda interna, il caro-benzina, unitamente agli strascichi dell‘ondata di siccità sui prezzi degli alimentari freschi, ha impedito a settembre il rallentamento dell‘inflazione, che in Italia continua ad essere ben superiore alla media registrata nei Paesi della zona euro.

Secondo i dati diffusi stamane da Istat, i prezzi al consumo (indice Nic) sono rimasti fermi su base mensile dopo il +0,4% registrato ad agosto, a fronte di attese che prevedevano una timida flessione dello 0,1%.

Nessun segno di allentamento dal dato a perimetro annuo: a settembre i prezzi sono cresciuti del 3,2%, così come avvenuto ad agosto, mentre le stime avevano pronosticato una timida frenata (3,1%) della corsa dei prezzi.

L‘impatto di alimentari e energia ben si evince guardando all‘inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimenti freschi. Quest‘ultima è scesa all‘1,9% dal 2,1% di agosto, portandosi per la prima volta sotto il 2% dal maggio 2011.

“La componente energetica ha contributo ad aumentare l‘inflazione ma è stato compensata dal rallentamento di alcune componenti core”, sintetizza l‘economista di Unicredit Chiara Corsa.

Pesante l‘effetto sul cosiddetto ‘carrello della spesa’: i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza sono saliti dello 0,8% su base mensile mentre il tasso di crescita tendenziale si è portato al 4,7% (+4,2% ad agosto).

PICCO RAGGIUNTO, SI VA VERSO DISCESA

Seppur lentamente, comunque, nelle attese degli economisti, l‘inflazione dovrebbe incanalarsi verso una china discendente.

All‘anemia della domanda interna, uno dei fattori che ha indotto il governo a peggiorare le stime di recessione per quest‘anno, dovrebbe, infatti, affiancarsi un rallentamento dell‘economia mondiale, che dovrebbe favorire la discesa dei prezzi dei prodotti petroliferi.

“L‘economia globale sta rallentando e la domanda di petrolio da parte dei Paesi a più alta intensità industriale, come la Cina, si dovrebbe attenuare, favorendo la discesa dei prezzi”, prevede l‘economista di Ing Paolo Pizzoli.

Un prima significativa frenata dell‘inflazione potrebbe evidenziarsi già dal mese prossimo. “Per ottobre ci aspettiamo un rallentamento dell‘inflazione piuttosto marcato in quanto la parte legata all‘energia ha probabilmente raggiunto il picco a settembre”, spiega Corsa.

FATTORE IVA

Altro fattore che dovrebbe contribuire a incanalare i prezzi verso una china discendente è il disinnesco, attraverso il decreto sulla spending review, dell‘aumento dell‘Iva inizialmente previsto per il mese prossimo per rispettare gli impegni di bilancio presi in sede europea.

Resta da vedere se il governo riuscirà a scongiurare lo scatto dell‘addizionale in agenda a giugno 2013, elemento che farà la differenza sull‘andamento dei prezzi il prossimo anno.

Intesa SanPaolo, ad esempio, prevede che l‘inflazione media nel 2013 si attesti al 2% se il balzello dell‘Iva non scatterà. Diversamente l‘anno prossimo si chiuderà con un aumento medio dei prezzi del 2,5%.

Chi ha dovuto già fare i conti con l‘aumento della tassazione sui consumi sono gli spagnoli. A settembre, infatti, in Spagna i prezzi al consumo armonizzati alla media europea sono balzati al 3,5% su anno dal 2,7% di agosto, complice l‘aumento di 3 punti dell‘Iva effettivo dall‘inizio del mese.

In Italia, l‘indice armonizzato a settembre si è attestato al 3,4% su base dal 3,3% di agosto, restando dunque superiore alla media registrata nell‘intera zona euro, dove, secondo quanto comunicato sempre oggi da Eurostat, si attesta al 2,7%. -- hanno collaborato Claudia Cristoferi e Andrea Mandalà; Giuseppe Fonte da Roma

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