24 settembre 2009 / 16:17 / 8 anni fa

PUNTO 1-UniCredit,garantire a fondazioni ritorno investimenti-AD

(riscrive aggiungendo commenti fonti, background)

TRIESTE/MILANO, 24 settembre (Reuters) - UniCredit (CRDI.MI) fa un passo importante verso le fondazioni e riconosce il principio in base al quale se vengono richieste risorse agli enti occorre garantire loro un ritorno sostenibile nel tempo.

“Noi siamo delle imprese e dobbiamo capire che se chiediamo dei soldi a una fondazione per partecipare al nostro capitale dobbiamo assicurargli un ritorno che sia sostenibile nel tempo”, ha detto oggi l‘AD Alessandro Profumo nel corso del suo intervento alla MIB School of Management a Trieste.

Il cda di UniCredit il prossimo 29 settembre dovrà deliberare su alcune misure per rafforzare ulteriormente il patrimonio scegliendo fra aumento di capitale, Tremonti bond e titoli austriaci o una formula mista tra i diversi strumenti.

Scegliere l‘opzione ‘aumento di capitale’ pura o mista, significherebbe chiedere nuovamente risorse agli azionisti dopo appena un anno dall‘operazione ‘cashes’ da 3 miliardi di euro, sottoscritta da tutti i grandi soci con l‘eccezione di Fondazione Cariverona.

Secondo una fonte vicina alla situazione gli enti sono assolutamente consapevoli della necessità di portare il Core Tier I, oggi poco sotto al 7%, fino all‘8%, livello che tra un anno potrebbe essere la soglia minima fissata con la revisione delle regole di Basilea II.

“Certo occorre attendere i termini dell‘operazione, non ultimo il prezzo dell‘aumento”, aggiunge però la fonte.

E anche la prospettiva di un ritorno al dividendo quest‘anno, dopo la pausa del 2008, è un elemento importante soprattutto per le fondazioni. “I dividendi sono fondamentali per l‘attività delle fondazioni”, fa notare infatti la fonte.

Per questo motivo le parole odierne di Profumo acquistano un valore importante nell‘ottica del buon esito di un eventuale aumento di capitale.

Martedì si è tenuta una riunione del comitato strategico di UniCredit in cui “in un clima di assoluta collaborazione è stato illustrato il quadro della situazione e spiegate tutte le opzioni a disposizione”, secondo quanto aveva riferito una fonte vicina alla situazione in quell‘occasione.

Una seconda fonte spiega che in quella riunione “sono stati illustrati dei dettagli sull‘operazione”, ma ogni valutazione definitiva viene rimandata al consiglio del 29.

Da un punto di vista finanziario optare per un aumento di capitale è la strada migliore. I Tremonti bond sono uno strumento relativamente costoso con una cedola dell‘8,5% e pongono vincoli stretti in termini di politica dei dividendi e di impieghi alle pmi. La cedola pagata al Tesoro aumenta infatti in relazione all‘utile distribuito.

Un ragionamento ‘squisitamente’ politico cambia però notevolmente la prospettiva. Il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti si è speso in prima persona per assicurare la disponibilità dei Tremonti bond che però all‘atto pratico hanno ricevuto finora l‘adesione di tre banche, vale a dire Banco Popolare BAPO.MI, Pop Milano PMII.MI e Credito Valtellinese (PCVI.MI), con Mps (BMPS.MI) alla stretta finale.

L‘eventuale rinuncia dei due big italiani - anche Intesa Sanpaolo (ISP.MI) sta infatti valutando l‘opzione di rinunciarvi - sarebbe assolutamente sgradita al ministro che ha già detto che una scelta di questo tipo andrebbe contro l‘interesse del paese.

Per questo secondo alcuni analisti non è da escludere per UniCredit una soluzione mista. Uno di loro opta per un aumento da 2 miliardi e strumenti di capitale di Stato per altri due, in parti uguali tra Italia e Austria.

Una fonte finanziaria parla di un possibile pacchetto complessivo tra 4 e 6 miliardi e non sarebbe sorpresa di uno sconto al 30%, rispetto ai valori attuali.

Dopo il recupero di ieri (+3,55%), UniCredit è tornata a scendere e ha chiuso la seduta odierna con un calo dello 0,98% a 2,525 euro. Lo stoxx europeo dei bancari .SX7P ha perso l‘1,90%.

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