7 giugno 2010 / 14:35 / tra 8 anni

Banche, ripresa fragile, ma Italia più solida - R&S Mediobanca

MILANO, 7 giugno (Reuters) - Nonostante un 2009 di nuovo in utile, la ripresa del settore bancario internazionale resta fragile: peserà la forte dipendenza dei conti bancari all‘attività di trading. Ma il settore creditizio italiano gode di alcune peculiarità, scarsa esposizione a trading e derivati, che ne dovrebbe garantire una maggiore tenuta.

È quanto emerge dall‘edizione 2010 del rapporto sulle “maggiori banche internazionali” di Ricerche e Studi di Mediobanca (MDBI.MI), presentato oggi alla stampa.

“I conti bancari sono esposti a forte incertezza poichè al momento restano basati su un elemento volatile come gli utili da trading” spiega Gabriele Barbaresco, responsabile del rapporto, che studia i bilanci di 62 banche commericali (32 in Europa, 13 negli Usa e 17 in Giappone) sul decennio 1999-2008 e, per gran parte di esse, sul 2009.

ITALIA PIÙ SOLIDA

A far guardare con maggiore ottimismo alle banche italiane è la composizione dei loro attivi, di qualità superiore secondo i dati del rapporto di R&S Mediobanca.

A fronte di un grado di copertura dei crediti dubbi che in Italia rimane storicamente più basso - 40,8% nel 2009 contro il 51,4% europeo e l‘86,2% degli Usa - tali crediti a rischio sono aumentati solo del 50,2% nel 2009 contro il +54,5% europeo e il +76,5% degli Usa. Risultato: nell‘ultimo esercizio le svalutazioni su crediti dubbi in Italia sono risultate pari al 25% sui ricavi, contro il 28% della media europea e il 36,5% degli Usa. Il 19,4% di Intesa Sanpaolo (ISP.MI) e il 30% di Unicredit (CRDI.MI) si confrontano con il 75% della britannica Lloyds (LLOY.L), il 47% di Royal Bank of Scotland (RBS.L), il 40% di Commerzbank (CBKG.DE).

Altro fattore che il rapporto sottolinea è la scarsa dipendenza delle banche italiane dagli utili da trading: in media il 3% dei ricavi complessivi nel 2009 contro il 12,4% a livello continentale. Le due big italiane, Unicredit e Intesa realizzano meno del 5% dei propri ricavi da trading, contro, ad esempio, quasi il 39% di Credit Suisse CSGN.VX, il 26% di Deutsche Bank, (DBKGn.DE) il 25% di Credit Agricole (CAGR.PA), il 24% di Barclays (BARC.L).

Dagli stati patromoniali emerge un‘altra peculiarità, che riguarda la distribuzione degli impieghi. Per le banche italiane quasi il 64% è a favore dei clienti (imprese e privati) contro il 44% della media europea. Unicredit e Intesa impiegano circa il 60% dei loro attivi a favore dei clienti, cifra che sale fino all‘80% nel caso di Ubi Banca (UBI.MI). Dall‘altra parte ci sono banche come Deutsche Bank e Credit Suisse che “riservano” alla clientela rispettivamente meno del 20% e meno del 25% dei loro impieghi: il resto va soprattutto nel trading.

E una quota consistente di questo trading si dirige verso i derivati, i quali, ad esempio, assorbono circa il 40% degli attivi di Deutsche Bank, il 31% di quelli di Ubs UBSN.VX, e solo il 6% di quelli di Intesa e il 9% di quelli di Unicredit. In media, il 16,9% per l‘Europa contro il 6,5% dell‘Italia.

RIPRESA “EFFIMERA” PER IL SETTORE GLOBALE

Secondo il rapporto R&S Mediobanca, il comparto bancario globale ha mostrato nel 2009 una “notevole ripresa” dopo le “pesanti perdite” dell‘anno prima (rosso ante imposte da 191 miliardi di euro, 94 a carico delle banche europee, 73 di quelle statunitensi, nel 2008).

Alla base del ritorno agli utili c’è stata la forte crescita dei ricavi (+20,8% sul 2008) generata dal venir meno delle perdite su trading e delle svalutazioni su partecipazioni e titoli. Ma la componente strutturale ha continuato a mordere nel 2009: le svalutazioni su crediti sono cresciute in Europa del 41,2%, assorbendo il 28% dei ricavi.

“I mercati sono tornati a scendere ed è molto probabile che i bilanci bancari andranno ancora in sofferenza nel 2010: verranno meno gli elementi che li avevano sostenuti l‘anno socrso, mentre non ci si può attende una rapida normalizzazione sul fronte dei crediti alla clientela” spiega Barbaresco.

Ancora nel primo trimestre 2010 il boom del trading ha sostenuto i conti delle banche europee e statunitensi (+18,6% per gli utili e +176,4% per i ricavi rispetto al quarto trimestre). “Ma nelle ultime settimane il sentiment sui mercati sembra molto mutato” conclude Barbaresco.

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