12 marzo 2010 / 07:30 / tra 8 anni

SINTESI-Eni taglia target produzione al 2013, ma più forza a G&P

* Obiettivo 2 mln di barili slitta al 2013

* Aumentano investimenti a 52,8 mld

* Cedola 2010 attesa stabile a 1 euro

* Scaroni: mai più promesse che non si mantengono

(riscrive con commenti Scaroni da incontro analisti)

di Giancarlo Navach

MILANO, 12 marzo (Reuters) - Eni (ENI.MI) rivede al ribasso di un punto percentuale gli obiettivi di crescita della produzione di idrocarburi, rispetto al piano precedente, con un tasso di incremento medio annuo di oltre il 2,5% nel periodo 2010-2013. E slitta nuovamente il target di 2 milioni di barili, adesso fissato al 2013, al termine dell‘arco del piano.

Nessuna acquisizione in vista per ora, mentre il focus è sul rafforzamento della leadership sul mercato europeo del gas. A tal proposito sul futuro della quota detenuta in Snam Rete Gas bisognerà attendere un anno, quando il Parlamento recepirà la terza direttiva comunitaria. L‘attenzione al Gas & Power, così come la politica dei dividendi conservativa, non hanno convinto il mercato che ha penalizzato fortemente le azioni della società petrolifera (-1,85% a 17,46 euro) perché viene meno la speculazione su uno spezzatino del gruppo, come caldeggiata dal fondo attivista Usa Knight Vinke.

Tornando al piano, in uno scenario di 65 dollari al barile, nel 2010 la produzione è prevista in linea con quella del 2009 (assumendo gli stessi tagli Opec e le dismissioni programmate).

Previsioni di crescita “meno audaci, ma raggiungibili”, le ha definite l‘Ad, Paolo Scaroni, nel corso dell‘incontro con gli analisti e stampa. “Perché rinviamo l‘obiettivo di 2 milioni di barili? Altri hanno fatto molto peggio di noi. Abbiamo deciso, questa volta, di puntare su un obiettivo del 2,5% di produzione e non di più perché mi sono scocciato di promettere e di non mantenere. Restiamo prudenti”, ha spiegato il manager.

L‘andamento del dividendo sarà in linea con l‘inflazione Ocse a partire dal 2011 con uno scenario di 65 dollari al barile, mentre per quest‘anno è atteso simile a quello del 2009 a 1 euro. (“Una delle decisioni migliori prese dal Cda nel 2009 è stata il taglio del dividendo”, ha rimarcato). Nonostante la contrazione, Eni resta comunque nella parte alta della generosità. (“Fra le 8 maggiori major Eni è terza per crescita dell‘azione e del dividendo, dopo Total e Chevron”).

Nel settore Gas&Power l‘Ebitda pro-forma adjusted medio nel quadriennio sarà di 4,4 miliardi di euro per anno, grazie alla crescita stabile delle attività regolate e al rafforzamento delle attività commerciali. Questo risultato sarà raggiunto nonostante il venir meno del contributo dei gasdotti internazionali Tag, Tenp e Transitgas la cui cessione è prevista entro la fine dell‘anno. L‘obiettivo del gruppo è rafforzare la propria leadership nel mercato europeo del gas.

Nel quadrienno gli investimenti salgano a 52,8 miliardi di euro nel quadriennio 2010-2013, con un incremento dell‘8% rispetto al piano 2009-2012. Sul fronte dell‘efficienza, Eni rilancia i target di riduzione dei costi a 2,4 miliardi di euro al 2013, incrementando del 20% i risparmi previsti nel piano precedente.

SNAM 12 MESI DI ATTESA, KNIGHT VINKE INSISTE SU SEPARAZIONE

“Il Parlamento italiano ha tempo fino a marzo 2011 per recepire la terza direttiva europea che prevede di scegliere fra la separazione societaria della società proprietaria dei gasdotti, Snam Rete Gas, e la separazione operativa, mantenendo la proprietà nelle mani dell‘operatore del gas, Eni”, ha spiegato Scaroni.

“Non possiamo decidere molto sul futuro della quota nei prossimi dodici mesi”, ha poi aggiunto. “Nei prossimi 12-18 mesi Snam farà molto bene e riceveremo tutti i benefit dalle sinergie dell‘unione di Stogit e Italgas, i ritorni dalla nostra partecipazione. Non è tempo perso, ma tempo guadagnato”.

Ma sulla separazione torna a insistere Eric Knight: “Continuiamo a credere che sia nell‘interesse degli azionisti che Snam Rete Gas venga separata dall‘Eni e l‘incontro di oggi suggerisce che sia solo questione di tempo e che prima o poi questo accadrà”.

Suggerimenti che non sembrano scalfire le certezze di Scaroni su Snam che, sin dal suo arrivo alla guida del gruppo nel giugno 2005, ha sempre pensato di non venderla perché “Eni è diversa e differente e non vuole essere una piccola Exxon o Shell perché così garantiamo performance migliori”.

Infine una battuta sui rapporti con il socio russo Gazprom: “Escludo passaggi difficili con Gazprom su South Stream e sull‘ipotesi di unire i due gasdotti”.

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