25 ottobre 2016 / 12:42 / in un anno

SINTESI-Mps, in piano utile 2019 a 1,1 mld, aumento fino a 5 mld entro anno

di Paola Arosio e Silvia Aloisi

MILANO, 25 ottobre (Reuters) - Mps scommette sul tempo e punta a realizzare l‘operazione sul capitale e il deconsolidamento delle sofferenze entro l‘anno. Coerente con questa impostazione, il Ceo Marco Morelli inizia già da oggi i colloqui con i potenziali anchor investor.

Se il neo Ceo non ha risparmiato dettagli sul piano industriale, comunicato oggi assieme alla ricapitalizzazione, sui possibili investitori ha mantenuto un riserbo quasi assoluto.

Ha spiegato che non ci saranno corsie preferenziali per l‘accesso ai dati da parte di eventuali investori e che, da molte parti, sono arrivati segni di interesse.

Da oggi si aprono i conti ai possibili investitori, ma “non ci saranno asimmetrie informative”, ha detto in quella che molti hanno letto come una risposta alla richiesta di Corrado Passera, che ha elaborato un piano alternativo e avrebbe trovato istituzionali disposti a contribuire per 2-2,5 miliardi alla ricapitalizzazione, di poter effettuare una due diligence.

Quanto al piano, è giudicato da molti analisti ambizioso, ma non ha frenato, almeno nella fase iniziale, l‘ulteriore corsa del titolo, in rialzo fino a oltre 20% a 0,439 euro. L‘azione è stata poi travolta da quelle che i broker giudicano prese di beneficio, con una discesa fino a -20%. Se è raddoppiato dai minimi, il titolo resta comunque in calo del 70% circa da inizio anno.

RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE

L‘aumento di capitale sarà, come già detto a luglio dal precedente Ceo Fabrizio Viola, di 5 miliardi e sarà articolato su tre possibili direttive, per cui il cda avrà flessibilità: una parte al servizio di una potenziale offerta volontaria sul debito subordinato da fare prima dell‘aumento, una componente riservata ad anchor investor, una parte riservata agli attuali azionisti. Non ci sarà però diritto di opzione trattabile in Borsa, ma solo una prelazione. Il prezzo sarà determinato con bookbuilding, come in una Ipo, e l‘operazione durerà una decina di giorni.

L‘idea di Morelli è di partire attorno ai primi sette-otto giorni di dicembre, subito dopo il referendum costituzionale. Morelli non ha voluto commentare sul possibile esito della consultazione, limitandosi a dire che l‘aumento Mps si basa su una operazione che ha una stretta logica industriale.

La conversione del debito subordinato, che interessa un potenziale di oltre 5 miliardi di obbligazioni, verrà offerta a tutti i possessori, anche retail. Potrà partire solo dopo l‘ok dell‘assemblea del 24 novembre al piano e avrà una durata di una decina di giorni. Una prospettiva di cui anche oggi ha beneficiato il debito junior della banca.

L‘aumento è assistito da un pre-underwriting agreement con primarie istituzioni finanziarie, curato dagli advisor Jp Morgan e Mediobanca, valido fino al 31 dicembre di quest‘anno.

Sarà contestuale al deconsolidamento delle sofferenze, i 27,6 miliardi annunciati cui si aggiungono 0,9 miliardi di crediti da leasing. La parte junior del veicolo verrà conferita agli attuali soci Mps, quella mezzanine ad Atlante (ma non ci saranno warrant a favore del fondo come invece previsto a luglio).

E’ in corso di definizione l‘impegno dei soggetti finanziatori sulla tranche senior nella fase bridge. Saranno rinegoziate le fees del prestito ponte, comunque “di mercato e riconoscibili solo se l‘operazione andrà avanti”, mentre quelle sull‘aumento di capitale, legate anche loro al successo dell‘operazione, “sono più basse rispetto a quelle dei precedenti aumenti”, ha detto Morelli riferendosi a un tema che ha animato non poche polemiche nei giorni scorsi.

I CONTI AL 2019

La nuova banca avrà un rapporto crediti deteriorati lordi su totale crediti del 18,6% dal 35,5% attuale, Texas ratio a 134% da 268%.

Quanto al piano al 2019, Morelli punta sulla base clienti della banca (4,7 milioni) e sul rilancio del segmento retail e small business. Le operazioni della clientela mass verranno trasferite sui canali online.

Prevista una crescita degli asset under management a 68 miliardi nel 2019 da 57 miliardi nel 2016.

La gestione del rischio di credito sarà caratterizzata da una forte spinta all‘automazione e all‘utilizzo di strumenti analitici avanzati, sistemi di early detection, gestione proattiva e processi di recupero crediti ottimizzati, con un costo del rischio di circa 55 punti base e un Gross NPE Ratio pari al 16,2% nel 2019.

A fine piano l‘utile netto è visto a 1,1 miliardi, rispetto a una perdita di 4,8 miliardi nel 2016, con Rote oltre 11%.

Il cost income al 2019 sarà pari al 55% con la previsione di 2.600 tagli all‘organico (circa 10%) e la chiusura di 500 filiali.

Il cet1 phased-in sarà a 13,5% e il liquidity coverage ratio supererà il 140%.

Fra le novità emerse oggi, l‘offerta da parte di Icbpi di acquisto delle attività di merchant acquiring per 520 milioni di euro. Se l‘operazione si chiuderà con successo, avrà un impatto di 60 punti base sul Cet1 Mps.

ASSEMBLEA IL 24 NOVEMBRE

Nell‘ordine del giorno dell‘assemblea convocata per il 24 novembre anche la nomina del presidente e l‘accorpamento delle azioni in ragione di 100 titoli esistenti per uno nuovo.

“Pensiamo che il violento rialzo degli ultimi giorni abbia a che fare con l‘assemblea dato che il voto non è ovvio considerando l‘alta diluizione che deriverà dall‘operazione e anche con la proposta alternativa di Passera”, dicono gli analisti di Kepler.

Un appuntamento molto delicato, riconoscono gli stessi vertici, vista la polverizzazione dell‘azionariato e la necessità che sia presente almeno il 20% del capitale.

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