20 gennaio 2012 / 11:19 / 6 anni fa

Bilanci, rischio paese va considerato in costo capitale - documento Oiv

di Massimo Gaia

MILANO, 20 gennaio (Reuters) - In presenza di una capitalizzazione di borsa inferiore al patrimonio netto contabile e di una riduzione significativa della capitalizzazione dalla data dell‘ultimo impairment test, è opportuno svolgere un‘analisi dettagliata di tutti gli elementi di presunzione di impairment, anche di natura fondamentale. E in un contesto di crisi che ha comportato un repentino incremento del rendimento dei titoli di Stato ricorrono le condizioni per dover considerare nel costo del capitale il rischio paese.

Sono due dei suggerimenti contenuti nella bozza del documento ‘Impairment test dell‘avviamento in contesti di crisi finanziaria e reale: Linee Guida’, pubblicato sul sito dell‘Organismo Italiano di Valutazione (Oiv).

Il paper, secondo quanto riferito da una fonte vicina alla materia, “al momento, è oggetto di un‘attenta analisi da parte della Consob”. La commissione, peraltro, non ha ancora deciso se adottarlo, raccomandarlo o utilizzarlo come base per un proprio documento.

I contenuti non sono vincolanti, ma, alla luce della natura istituzionale dei fondatori, è presumibile che costituisca un‘indicazione forte su come redigere un bilancio.

Costituito nel novembre 2011, l‘Oiv persegue tre principali obiettivi: predisporre e mantenere aggiornati i principi italiani di valutazione di aziende, di strumenti finanziari e di attività reali; partecipare al dibattito internazionale degli esperti di valutazione; divenire un riferimento per il legislatore nazionale. L‘organismo è stato fondato da Aiaf, Andaf, Assirevi, Borsa Italiana, Cndcec (il consiglio dei commercialisti) e Università Bocconi. Presidente del consiglio dei garanti dell‘Oiv è Luigi Guatri, mentre Piergaetano Marchetti è vicepresidente. Presidente del consiglio di gestione è Mauro Bini.

Gli interessati possono inviare all‘Oiv lettere di commento sino al prossimo 19 marzo.

Il documento, 95 pagine, tocca i temi caldi legati agli impairment, argomento quanto mai delicato in una fase di prolungata crisi economico-finanziaria.

L‘Oiv pone l‘accento sull‘opportunità di verificare la sostenibilità operativa e finanziaria dei piani industriali, e aggiunge che, “di fronte a piani finanziariamente insostenibili”, non si possa stimare il valore d‘uso, ma si debba far ricorso al fair value. D‘altro canto, “l‘insostenibilità finanziaria di un piano (non è di per sé) causa di svalutazione del goodwill, sulla base del presupposto che l‘entità potrebbe godere di beni intangibili non iscritti in bilancio ai quali un soggetto terzo potrebbe garantire un migliore uso”.

Il paper sottolinea “l‘esigenza di analizzare gli scostamenti fra budget (o piani) e consuntivi riferiti alla storia recente della società” e introduce “la distinzione fra scostamenti di natura sistematica e scostamenti di natura non sistematica, anche alla luce delle comunicazioni effettuate al mercato finanziario da parte di società quotate”.

L‘Oiv “ritiene che un piano dovrebbe sempre esplicitare le sensitive assumptions, ovvero le ipotesi relative a variabili chiave per le quali variazioni anche contenute sono in grado di generare effetti rilevanti sul risultato di stima in quanto il management non ha a disposizione significative leve operative per contrastarne gli effetti”.

Affrontando il tema del costo del capitale, l‘organismo “ritiene che in un contesto di crisi che ha comportato un repentino incremento del rendimento dei titoli di Stato ricorrano le condizioni per dover considerare nel costo del capitale il rischio paese”. Un suggerimento che potrebbe pesare notevolmente sui bilanci delle società finanziarie. Il tema era già stato toccato da Mario Bollea, presidente di Assirevi, l‘associazione delle società di revisione contabile, in un‘intervista a Reuters.

L‘Oiv, infine, “ritiene utile che, in presenza di una capitalizzazione di borsa inferiore al valore contabile dei mezzi propri, si compia comunque un impairment test di secondo livello, anche se non vi sono costi non allocati e corporate asset; ciò per documentare la ragionevolezza del risultato di stima del valore recuperabile”. Questo suggerimento si riferisce al principio contabile che prevede, nel caso in cui non sia possibile stimare il valore recuperabile di una singola attività, l‘individuazione del valore recuperabile dell‘unità generatrice di flussi finanziari (cash generating unit, Cgu) alla quale appartiene. Si richiede che le Cgu debbano essere determinate al livello più basso possibile di aggregazione delle attività. Un tipico esempio di impairment di secondo livello riguarda le partecipazioni.

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