30 gennaio 2017 / 12:01 / 10 mesi fa

PUNTO 2-UniCredit vede Cet1 2016 a 8%, invierà a Bce capital plan

(Aggiunge dettagli da documento)

MILANO, 30 gennaio (Reuters) - UniCredit vede a fine 2016 il Cet1 intorno all‘8%, sotto il target minimo fissato dalla Bce, e per questa ragione sarà tenuta all‘invio all‘autorità di vigilanza di un piano di rafforzamento patrimoniale che includerà le misure già annunciate il 13 dicembre scorso.

E’ quanto si legge nel documento di registrazione pubblicato oggi, che ha ottenuto l‘ok di Consob, ed è il primo passo per il prospetto relativo all‘aumento di capitale da 13 miliardi che potrebbe partire già il 6 febbraio.

Il mancato rispetto dei target minimi della Bce sul Cet1 nel 2016 deriva dallo sfasamento temporale tra gli impatti negativi derivanti dall‘implementazione del piano strategico -- che prevede poste negative straordinarie per 12,2 miliardi, di cui 8,1 miliardi da rettifiche su crediti -- e i tempi di esecuzione dell‘aumento di capitale e della cessione di asset.

Nel documento si legge che il capital plan sarà oggetto di valutazione da parte della Bce.

Entro il 28 febbraio, inoltre, la Bce ha chiesto a UniCredit, così come ad altre banche, di presentare una strategia sui crediti deteriorati, supportata da un piano operativo per affrontare il tema.

Il piano strategico, annunciato a dicembre, prevede misure finalizzate a mitigare i profili di debolezza emersi nello Srep 2016. Tuttavia, si legge nel documento, “sussiste il rischio che le azioni del piano strategico non siano in grado di fronteggiare adeguatamente i profili di debolezza riscontrati dalla Bce”.

In particolare UniCredit ha annunciato due accordi con Fortress Investment Group e Pimco per la cessione di due portafogli di sofferenze per 17,7 miliardi (progetto Fino) e l‘incremento delle coperture su sofferenze e inadempienze probabili.

A causa del mancato rispetto dei requisiti patrimoniali a fine 2016, Unicredit non potrà procedere “fino al ripristino dei requisiti patrimoniali non rispettati, alla distribuzione dei dividendi e al pagamento delle cedole degli strumenti Additional tier 1”.

Nell‘immediato questo significa che “ove l‘aumento di capitale non fosse sottoscritto ovvero fosse sottoscritto parzialmente, l‘emittente non potrebbe corrispondere la cedola relativa agli strumenti di Additional tier 1 dovuta a marzo 2017 ed avrebbe limitazioni sulla politica di distribuzione dei dividendi”.

Visti questi effetti legati allo sfasamento temporale, l‘insuccesso anche solo parziale dell‘aumento, in assenza di altre misure, avrebbe significativi impatti negativi sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del gruppo stesso “fino a compromettere la sussistenza dei presupposti per la continuità aziendale”.

Fra i rischi di esecuzione dell‘aumento, la mancata sottoscrizione del contratto di underwriting per la garanzia all‘aumento (al momento è stato firmato solo il pre-underwriting).

Il documento sottolinea che l‘esecuzione delle cessioni annunciate provocherà un impatto negativo sui margini reddituali del gruppo.

In particolare, dalla cessione di Pioneer Investments e della partecipazione in Bank Pekao, considerando solo le componenti economiche ricorrenti, si avrà un effetto negativo sui dati pro-forma dei primi nove mesi 2016 relativi a margine di intermediazione e risultato di gestione pari rispettivamente a 1,86 miliardi e 948 milioni.

Il documento precisa, infine, che anche in caso di integrale implementazione del piano strategico e del raggiungimento degli obiettivi di piano, alla data del documento di registrazione sussiste il rischio che al termine del periodo del piano l‘emittente presenti coefficienti patrimoniali non in linea con quelli registrati dai principali competitor nel medesimo periodo.

Nel documento di registrazione inoltre si rende noto come, nell‘ambito del processo Srep 2016, la Bce abbia evidenziato una serie di aree di debolezza: tra questi il rischio di credito e, in particolare, l‘elevato livello di esposizioni deteriorate; il rischio di liquidità; il rischio connesso all‘operatività in Russia e Turchia; il persistere di un livello di profittabilità debole, per citarne alcuni.

Il documento di registrazione rende noto che attualmente Unicredit è soggetta a quattro accertamenti ispettivi da parte della Bce ed è in attesa di ricevere gli esiti di una verifica ispettiva posta in essere dalla Bce relativa al ‘market risk’.

Molto debole (perde circa 6%) oggi il titolo in Borsa, soprattutto per aggiustamenti legati al possibile prezzo dell‘aumento. Sul UniCredit, come sugli altri titoli bancari, pesano anche le dichiarazioni di Danielle Nouy sugli scarsi progressi del settore in tema di crediti deteriorati.

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