21 giugno 2013 / 16:12 / tra 4 anni

SINTESI - Mediobanca, finisce era 'salotto buono', punta su business

MILANO, 21 giugno (Reuters) - Mediobanca si propone di cambiare pelle con il nuovo piano industriale 2014-2016: non più banca di sistema, cosa che secondo l‘AD Alberto Nagel in realtà non è mai stata, e non più crocevia del ‘salotto buono’ italiano ma istituto focalizzato sul business e quindi su tre aree specifiche: corporate & investment banking, retail e private banking.

La ragione di questo cambiamento radicale risiede nel fatto che il business model dell‘istituto “è considerato troppo complesso per chi investe che ha difficoltà a capirne il valore e questo dipende da un‘esposizione all‘equity troppo grossa se rapportata al resto del gruppo”, ha spiegato Nagel.

Da qui il taglio dell‘esposizione all‘equity per 2 miliardi: 1,5 miliardi da cessioni, tra cui anche il 3% di Generali (circa 600-700 milioni) e 400 milioni dalle svalutazioni legate all‘immediata classificazione a valore di mercato di tutte le partecipazioni in società quotate, quindi anche Telco e Rcs, con la sola eccezione della compagnia triestina.

Per questo motivo l‘esercizio 2012-13, che si conclude il 30 giugno, chiuderà in rosso per 200 milioni ma il sacrificio è necessario, tuttavia, “per rendere più credibile” il nuovo corso.

Il mercato non riserva una buona accoglienza al piano portando il titolo a chiudere a -9,42% con volumi 3,5 volte la media contro un settore europeo a -1,36%.

“Per un giudizio compiuto c‘è bisogno di 1-2 settimane”, ha osservato Nagel ricordando che il titolo aveva sovraperformato recentemente il paniere. Quindi il classico movimento di ‘sell on news and buy on expectations’, secondo il banchiere la cui opinione è condivisa anche da alcuni trader e analisti. Altri però sottolineano anche l‘assenza di sostanziali novità e “obiettivi ambiziosi” di fronte ai quali “tutti durante la presentazione sembravano scettici”, dice un analista non citabile.

NON PIU’ PRESENZE IMMOBILI IN CAPITALE, PATTO SIA PIU’ LEGGERO

“Io non ho mai concepito una banca di sistema, nel senso che in Italia non c‘è un sistema. Men che meno ritengo oggi fattibile questo percorso: presenze immobili nel capitale di realtà industriali non sono più concepibili”, spiega Nagel. “Poi ci possono essere situazioni in cui un imprenditore necessita capitale per programmi di acquisizione o sviluppo ma è un‘eccezione alla regola e con un percorso cadenzato di entrata e uscita”.

Regola che vale per Telco, holding prima azionista di Telecom, per la quale Mediobanca comunicherà la disdetta al patto nella finestra di settembre aiutando la compagnia nel percorso di consolidamento del settore, e per Rcs, il cui patto “prima si rivede meglio è”, secondo Nagel.

Il percorso di trasformazione è stato supportato anche dal primo azionista UniCredit e inevitabilmente ha conseguenze anche sul patto stesso di Mediobanca, che di quel ‘salotto buono’ è espressione. Nagel ha auspicato per il futuro - l‘accordo scade a fine anno - un patto “presente ma con un flottante maggiore”.

PIU’ CIB ALL‘ESTERO, SINERGIE TRA CHEBANCA! E COMPASS

L‘accantonamento della filosofia del ‘salotto buono’ passa ovviamente anche per lo sviluppo del business tipico. I numeri del piano vedono un roe a giugno 2016 del 10-11%, un Core Tier 1, calcolato secondo Basilea 3, stabile all‘11-12% per tutto l‘arco del piano con un payout del 40%. Sulla cedola dell‘esercizio corrente, Nagel non ha anticipato nulla perché se ne discuterà a settembre.

Per l‘attività CIB gli sforzi riguarderanno soprattutto la presenza internazionale con l‘obiettivo di portare il contributo ai ricavi totali dal 30 al 45%. Ci sono inoltre valutazioni in corso sull‘eventualità di aprire sedi anche in Messico e Cina, come ha spiegato il DG Saverio Vinci. Il piano vede un target di crescita media annua dei ricavi del 10% a 1 miliardo nel 2016.

Per il private banking non sono escluse acquisizioni ma “piccole, scalabili e con un track record reputazionale solido”, ha aggiunto Vinci.

I ricavi bancari sono attesi a 2,1 miliardi con una crescita media ponderata annua (cagr) del 10% e un costo del rischio stabile a 150 punti base.

CheBanca!, secondodo il piano, triplicherà i conti correnti e genererà utili nel 2016 con una raccolta complessiva vista a 14 miliardi (cagr del 5%). La banca, che resta uno strumento strategico di raccolta per Mediobanca, svilupperà ulteriormente la sua vocazione multicanale digitale ed esplorerà la possibilità di sinergie con le altre componenti del gruppo, come spiegato da Gian Luca Sichel, AD di CheBanca! e Compass.

E proprio con Compass si è scelto di non procedere a una fusione - ha raccontato Sichel - ma si potenzieranno le sinergie già esistenti con CheBanca! nelle carte di credito e prestiti personali, nel cross selling e nella distribuzione.

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