4 aprile 2013 / 12:07 / 5 anni fa

Moda Italia, crollo domanda interna 2012, export strada obbligata

MILANO, 4 aprile (Reuters) - Quella dell‘export sembra restare la strada obbligata per il sistema moda italiano, che nel 2012 ha visto un crollo vicino al 10% del fatturato sul mercato interno e anche a gennaio ha continuato a soffrire.

Considerando che anche nel 2013 difficilmente i consumi interni registreranno una crescita, il comparto del tessile-abbigliamento dovrà continuare a cercare fonti di sviluppo sui mercati esteri, soprattutto extra-europei.

E’ questo il quadro descritto da Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, durante un convegno organizzato da Smi (Sistema Moda Italia) in collaborazione con la banca per discutere proposte rivolte alla politica italiana relative alla valorizzazione del Tessile Moda ‘made in Italy’.

Nel 2012 il fatturato del tessile-abbigliamento italiano è calato del 4,7% circa, con un -9,6% sul mercato interno mentre l‘estero ha tenuto (+0,7%). A gennaio di quest‘anno il fatturato interno è sceso del 7% mentre quello estero è salito del 6,8%, per una flessione complessiva del 2,7%, ha sottolineato De Felice.

L‘anno scorso - ha proseguito l‘economista - i consumi di vestiario e calzature delle famiglie italiane sono crollati di oltre il 10% a prezzi costanti, un dato fortemente negativo mai sperimentato dagli anni ‘70.

In questo quadro, la crescita è affidata unicamente alla componente estera sui mercati non europei. A fronte di un +0,7% totale per le esportazioni del sistema moda italiano nel 2012, i mercati non Ue hanno segnato un +6,4% (con ottimi risultati in Russia, Cina, Giappone e Stati Uniti) mentre quelli dei 27 paesi Ue sono scesi del 3,9%.

Se i dati sull‘export italiano del settore nel 2012 presentano aspetti incoraggianti, questo è legato soprattutto all‘affermazione dell‘Italia come “fabbrica del lusso”. Le esportazioni sono infatti cresciute per quanto riguarda la componente abbigliamento (+3,2% a prezzi correnti), che riesce a beneficiare della domanda di beni di lusso sui mercati internazionali, mentre il tessile ha sofferto (-3,6%) per il maggior peso dei mercati Ue.

“Anche in prospettiva”, ha sottolineato De Felice, “la dipendenza dai mercati esteri sarà sempre più forte”.

Considerando che 2013 e 2014 sono visti come anni di crescita a livello mondiale, “la strada dell‘export è una strada obbligata”. Occorrerà quindi spingere ulteriormente sul fronte internazionale, dove risultano vincenti le imprese con un miglior posizionamento competitivo: più qualità, più marketing, più innovazione, ha concluso l‘economista.

Il tema della necessità di accelerare i processi di internazionalizzazione delle imprese è stato affrontato, durante il convegno, anche da Paolo Zegna, presidente del comitato tecnico per l‘internazionalizzazione di Confindustria, mentre il presidente Smi Michele Tronconi ha trattato tra l‘altro l‘annoso problema del cuneo fiscale che pesa sia sulle imprese che sui lavoratori e sulla loro capacità di consumo.

Altro argomento più volte citato è stato quello del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione che, ha sottolineato Tronconi, coinvolge anche il tessile.

(Sabina Suzzi)

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