18 ottobre 2011 / 16:59 / 6 anni fa

PUNTO 2-Unicredit,non c'è stima necessità capitale,tante variabili

(Aggiunge nota UniCredit in paragrafo 8)

di Gianluca Semeraro

MILANO, 18 ottobre (Reuters) - UniCredit non ha ancora una stima delle proprie necessità di capitale perchè dipende da tante variabili esterne.

Lo ha detto un consigliere, che ha chiesto l‘anonimato, lasciando la sede della banca dove oggi si è svolto un Cda su temi “di ordinaria burocrazia”.

“Una stima non c’è perchè dipende da tante variabili esterne. Ogni giorno escono dagli analisti nuovi numeri”, ha detto il consigliere rispondendo a chi gli chiedeva se la banca avesse formulato una stima sulle proprie necessità di capitale e l‘avesse condivisa con il consiglio.

Gli analisti stimano necessità patrimoniali tra 5 e 7 miliardi, con punte di 13 miliardi in caso di scenario decisamente avverso. Una fonte vicina alla situazione spiega, tuttavia, che non necessariamente queste cifre si tradurranno in un aumento di capitale della stessa entità, considerando le possibili dismissioni, i tagli sui costi e la capacità di generazione organica.

Già ieri una fonte vicina alla situazione aveva prospettato la possibilità di una soluzione mista “in parte con un aumento, in parte con la generazione interna e il resto con la cessione di asset” pur aggiungendo che “la situazione è del tutto fluida”. Per dettagli

Il velo potrebbe essere sollevato a metà novembre quando è attesa la presentazione del piano industriale che conterrà - come più volte spiegato dall‘AD Federico Ghizzoni - anche indicazioni sulla gestione del capitale.

Oggi si è svolta una riunione del consiglio su temi di ordinaria amministrazione in cui - ha spiegato il consigliere - “non si è parlato del piano e neanche di un eventuale aumento o rafforzamento del capitale che è un tema prettamente legato al piano che approveremo a novembre”.

In una nota diffusa in serata la banca “conferma che il piano strategico non era fra i punti all‘ordine del giorno dell‘odierna riunione consiliare e, pertanto, non verrà diffuso alcun comunicato al riguardo. Come già annunciato, UniCredit sta lavorando alla definizione del nuovo piano strategico, valutando una gamma di azioni che possano valorizzare al meglio le potenzialità del Gruppo, in coerenza con il previsto nuovo quadro regolamentare, le attuali condizioni di mercato e lo scenario macroeconomico generale”.

Il 14 novembre è in agenda il Cda sui conti del terzo trimestre e su quella data il mercato scommette per la presentazione del piano. La fonte non esclude tuttavia che possa essere necessario più tempo, anche alla luce dello scenario esterno molto mutevole. Ghizzoni non ha mai indicato una data precisa limitandosi a dare una previsione di massima per fine anno.

UniCredit è l‘unica, tra le prime cinque banche italiane, a non aver lanciato quest‘anno un aumento di capitale. Le altre, Intesa Sanpaolo in testa, hanno chiesto ai soci e al mercato circa 10,5 miliardi di euro in vista di Basilea 3.

PER STRATEGIE SU CAPITALE ANCORA MOLTE VARIABILI

Ghizzoni ha più volte ripetuto che la banca attende che il quadro regolamentare sia più chiaro prima di prendere qualsiasi decisione. In particolare il 3-4 novembre ci sarà il vertice del G20 che dovrebbe svelare l‘elenco delle istituzioni finanziarie di interesse sistemico a livello globale (G-Sifi), a cui verranno richiesti ratio patrimoniali più elevati tra l‘1 e il 2,5% da aggiungere al 7% previsto da Basilea 3.

Una seconda fonte vicina alla situazione ha spiegato che la banca inoltre “sta ancora lavorando con Bankitalia sui cashes per stabilire se possano essere conteggiati nel Core Tier 1”.

Il 30 maggio scorso il Cda di UniCredit ha deliberato la ristrutturazione dei ‘cashes’, strumenti equity-linked emessi nel 2009 per un valore di 3 miliardi circa con scadenza 15 dicembre 2050 e convertibili, a determinate condizioni, in azioni, già emesse e sottoscritte da Mediobanca , in qualità di banca custode. La ristrutturazione riguarda la riformulazione della remunerazione dell‘usufrutto, e quindi della cedola sui cashes, legata al dividendo delle azioni.

Le nuove direttive comunitarie sui ratio patrimoniali ha originato la necessità di verificare la computabilità di questi strumenti nel Core Tier 1.

UniCredit a fine giugno aveva un Core Tier 1 del 9,12%, inclusi i ‘cashes’. La banca ha annunciato il 15 luglio il superamento degli stress test europei con un Core Tier 1 del 6,7% senza ‘cashes’ a fine 2012 in uno scenario avverso.

Le azioni legate ai ‘cashes’ sono già emesse e quindi al pari di ogni altra azione ordinaria pienamente disponibile per assorbire eventuali perdite, si leggeva nella nota della banca del 15 luglio.

“E’ chiaro che finchè non si ha chiarezza su questo tema è impossibile che si ragioni su una nuova emissione dello stesso strumento”, ha aggiunto la seconda fonte in risposta a una domanda su una possibile patrimonializzazione con l‘uso di strumenti ibridi.

Il 23 ottobre inoltre dal vertice Ue è attesa una decisione sulla contabilizzazione dei titoli di Stato. “E’ probabile che si vada verso una valutazione mark-to-market e questo ha un impatto sulle necessità di capitale oltre alla possibilità che venga definito un requisito minimo di capitale al 9%”, ha spiegato.

Il titolo oggi ha chiuso in rialzo del 2,70% a 0,914 euro rimbalzando dopo il -6% di ieri e a fronte di uno stoxx europeo di settore in calo dell‘1%. Negli ultimi mesi il titolo è stato molto sotto pressione, al pari di tutte le banche europee, con un saldo negativo degli ultimi tre mesi del 26,45%, e un leggero recupero da inizio ottobre nell‘ordine dell‘11%.

ACCORDO FONDAZIONI PER CONFERMA RAMPL, GHIZZONI

Il consigliere ha poi confermato che esiste un accordo di massima delle fondazioni azioniste di UniCredit per la continuità dei vertici della banca, sia il presidente Dieter Rampl, sia l‘AD Ghizzoni.

Il Cda scade con la prossima assemblea di bilancio in primavera.

Tuttavia un eventuale aumento di capitale potrebbe scompaginare gli attuali equilibri azionari se diventasse l‘occasione per l‘ingresso di nuovi soci.

“Dipende da quello che succederà se ci sarà un aumento di capitale e quindi eventuali mutamenti nell‘azionariato”, ha infatti aggiunto il consigliere.

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