27 marzo 2014 / 12:07 / tra 4 anni

Fiducia manifatturiero sale meno di attese, scarso effetto Renzi

di Antonella Cinelli

Un'operaio a lavoro. REUTERS/Stefano Rellandini

ROMA (Reuters) - La fiducia delle imprese manifatturiere segna a marzo un nuovo massimo da giugno 2011, nella prima rilevazione Istat da quando Matteo Renzi è arrivato a Palazzo Chigi, ma sale di poco rispetto al mese precedente e si ferma comunque sotto le attese.

L‘indice è salito questo mese a 99,2 dal 99,1 di febbraio, mentre la mediana delle stime raccolte da Reuters fra gli analisti indicava 99,5, anche se per un livello più alto bisogna tornare al giugno 2011, quando l‘indice misurava 100,9.

Aumento più marcato per l‘indice complessivo sul clima delle imprese, che sale a 89,5 dall‘88,2 di febbraio, il valore più alto da agosto 2011.

Nulla di così sostanzioso, tuttavia, come l‘aumento della fiducia dei consumatori, balzata ieri ai massimi da quasi tre anni passando dal 97,7 di febbraio a 101,7, grazie soprattutto al netto miglioramento delle previsioni sulla situazione economica il cui saldo passa da -20 a 2.

“La fiducia delle imprese, rispetto a quella dei consumatori che è più un‘indagine sul ‘sentiment’, ha maggiore concretezza: hai prodotto di più o di meno rispetto al mese scorso? Dipende poco da quello che ha detto Renzi in Parlamento”, spiega Giada Giani, economista di Citi, riferendosi agli impegni presi dal neopremier lo scorso 12 marzo, quando le due rilevazioni Istat erano in corso.

Migliorano tuttavia giudizi e attese sugli ordini, rispettivamente da -25 a -23 e da 5 a 7, e soprattutto le aspettative sull‘andamento dell‘economia in generale, il cui saldo passa da -17 a -7.

NON ININFLUENTE SCELTA SU CUNEO FISCALE

Sull‘aumento più contenuto della fiducia delle imprese non sembra del tutto ininfluente, tuttavia, il fatto che “la scelta finale [del governo] sulla destinazione del taglio al cuneo fiscale sia stata fatta a vantaggio dei lavoratori anziché delle aziende”, commenta Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo.

Renzi ha promesso un taglio dell‘Irpef di 10 miliardi, con 1.000 euro in più all‘anno da maggio per chi ha uno stipendio sotto i 1.500 euro netti, circa 10 milioni di italiani.

Sul fronte delle imprese, il premier si è impegnato a tagliare del 10% l‘Irap a carico delle aziende, a ridurre il costo dell‘energia per le Pmi e a liquidare i debiti delle Pa.

Giani ricorda poi che a febbraio l‘indice aveva registrato un rialzo significativo - da 97,7 a 99,1, valore più alto da luglio 2011 - e che “c‘è stato il problema della Russia, l‘apprezzamento dell‘euro, altre indagini di fiducia in Europa sono scese: avrebbe stupito un aumento più sostanzioso della fiducia”.

Restano stabili le attese di produzione (a 5 il saldo). Il saldo relativo ai giudizi sulle scorte di magazzino passa da -3 a -1.

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