6 marzo 2014 / 08:08 / 4 anni fa

Btp rifiatano dopo rally, spread resta vicino minimi in attesa Bce

MILANO (Reuters) - Il mercato obbligazionario italiano riprende fiato dopo il rally degli ultimi giorni, ma rendimenti e premio al rischio nei confronti del Bund restano comunque nei pressi dei minimi segnati ieri, in attesa dell‘esito del meeting di politica monetaria della Banca centrale europea.

“C‘è qualche presa di profitto dopo la corsa di ieri, qualcuno ha provato a vendere, ma i prezzi sono rimasti alti. L‘impostazione, dunque, rimane buona, anche se chiaramente l‘imminenza di un evento chiave come il consiglio Bce induce alla cautela”, dice un dealer di una banca italiana specialista.

Intorno alle 12,00 il rendimento del decennale sale al 3,386% da 3,376% chiusura di ieri, sui minimi da settembre 2005, e lo spread con l‘analoga scadenza del Bund è stabile a 177 punti base, dopo aver stretto subito dopo l‘apertura fino a 175, minimo dal 14 giugno 2011, toccato già ieri.

Resta sotto il 2%, ai minimi da 20 anni, il tasso del benchmark a cinque anni, segmento, a detta dei trader, dove negli ultimi giorni di sono concentrati gli acquisti, che hanno visto forti flussi dall‘estero.

“Diciamo che per andare oltre questi livelli, a mio avviso c‘è bisogno di un fattore, di un evento che inneschi un movimento importante”, dice un secondo operatore.

FOCUS SU BCE

Uno dei fattori a sostegno della buona perfomance della carta italiana e spagnola nelle ultime settimane è stato l‘orientamento espansivo della Bce, insieme alle migliorate, seppure deboli, prospettive di crescita e all‘arrivo di flussi di investimento in uscita dai mercati emergenti e la cui ricerca di ‘yield’ trova sbocco nella periferia europea.

La buona propensione verso quest‘ultima è stata confermata stamane dall‘asta spagnola, che ha permesso a Madrid di raccogliere 5 miliardi di euro, distribuiti su tre titoli a medio lungo con scadenza 2017, 2019 e 2024, con tassi in discesa ai minimi storici per le scadenze a 3 e 5 anni.

Tornando al fattore Bce, a questo giro, Francoforte, impegnatasi a mantenere il costo del denaro al livello attuale - ovvero il minimo storico dello 0,25% - o inferiore per un ampio lasso di tempo, non dovrebbe, nelle attese degli economisti, tagliare i tassi d‘interesse.

Tuttavia la persistenza dell‘inflazione sotto la soglia dell‘1%, in quell‘area definita “di pericolo” dal presidente Mario Draghi, lascia comunque aperta la porta a nuove misure espansive, come lo stop al drenaggio settimanale dei titoli di Stato acquistati nell‘ambito del vecchio programma ‘Smp’, misura volta ad evitare che gli acquisti bond generasse inflazione.

Ma il problema per l‘Eurotower, che per mandato deve perseguire la stabilità dei prezzi, perseguendo un target d‘inflazione del 2%, oggi è esattamente il contrario, ovvero evitare che i prezzi scivolino in deflazione.

“Che la Bce faccia qualcosa ora o il mese prossimo fa poca differenza. In ogni caso, per mandato, sarà obbligata ad allentare le condizioni di liquidità”, conclude il secondo operatore.

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