26 febbraio 2014 / 15:28 / 4 anni fa

Fisco, Svizzera in attesa mosse Renzi, no a disdetta accordo frontalieri

di Elvira Pollina

MILANO (Reuters) - Il governo elvetico non intende disdire la convenzione che regolamenta lo status fiscale dei frontalieri, ma rivederla nell‘ambito del complesso dei negoziati fiscali con l‘Italia, il cui destino è legato alle scelte del nuovo governo.

È la posizione espressa dal ministro delle Finanze svizzero Eveline Widmer-Schlumpf, che ieri ha fatto tappa ad Agno, in Ticino, per incontrare le autorità della regione, secondo quanto riferito da un funzionario presente all‘incontro.

“Abbiamo avuto rassicurazioni sul fatto che il tema dei frontalieri resterà sul tavolo dei negoziati con l‘Italia”, spiega Giampiero Gianella, cancelliere di Stato del Ticino.

Berna resta “contraria” alla disdetta unilaterale dell‘accordo del 1974, invocata dal Ticino, così come al blocco dei ristorni, dal momento che questo potrebbe creare tensioni in fase di trattativa con l‘Italia.

Trattativa che, è stato sottolineato nel corso dell‘incontro di ieri, cui ha partecipato anche il negoziatore elvetico Jacques De Watteville, è al momento in una “nuova fase di stallo”, per il passaggio di consegne tra Enrico Letta e Matteo Renzi a Palazzo Chigi, aggiunge la fonte.

Il dossier, che era stato seguito dall‘ex ministro Fabrizio Saccomanni e dal suo consigliere Vieri Ceriani, ora passa nelle mani di Pier Carlo Padoan, nuovo inquilino di Via XX settembre.

Ieri il neo premier Matteo Renzi, intervistato durante la trasmissione televisiva Ballarò, ha toccato marginalmente l‘argomento, citando il recupero di fondi dall‘evasione internazionale come una delle coperture per finanziare le misure di rilancio economico abbozzate di fronte al Parlamento, da realizzare nei prossimi mesi.

In base al decreto legge sul rientro dei capitali, operativo da gennaio, è già possibile per il contribuente infedele far riemergere i fondi nascosti in Svizzera, pagando tutto il dovuto, e beneficiando di una riduzione delle sanzioni amministrative e penali.

In quest‘ottica, l‘accordo bilaterale con Berna avrebbe dovuto contemplare lo scambio di informazioni, senza concedere ulteriori sconti rispetto al cosiddetto meccanismo della voluntary disclosure.

Il decreto sul rientro dei capitali è operativo ma il provvedimento va convertito in legge entro il 30 marzo. Domani il provvedimento sarà all‘esame della commissione Finanze della Camera, dove verranno sentiti in audizione i rappresentanti dalla Guardia di Finanza e dell‘Unione fiduciaria.

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