10 febbraio 2014 / 16:38 / 4 anni fa

Bad bank, non necessario uso risorse pubbliche-Saccomanni

di Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) - Il governo non ritiene necessario l‘uso di risorse pubbliche nazionali o comunitarie per la gestione dei crediti deteriorati delle banche italiane.

Il ministero dell‘Economia continuerà ad aiutare il credito attraverso fondi di garanzia e veicoli di sostegno degli investimenti - quali la Banca europea per gli investimenti (Bei) e il Fondo italiano d‘investimento (Fii).

La precisazione arriva dal ministero dell‘Economia dopo che sabato scorso il governatore della Banca d‘Italia Ignazio Visco ha aperto all‘ipotesi di una bad bank senza escludere “interventi più ambiziosi” di quelli finora in cantiere, privati o privato-pubblici, nel rispetto delle norme europee.

Sempre al congresso Assiom Forex, il direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi aveva escluso per l‘Italia una bad bank di tipo spagnolo e l‘amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni aveva avvalorato l‘interesse per una soluzione di sistema solo da parte degli istituti minori.

Le parole del governatore sono state lette da alcuni osservatori come una possibile luce verde a bad bank di iniziativa statale sul modello di quanto avvenuto in Spagna e Irlanda in cui sono stati trasferiti i crediti non più rimborsabili dalle aziende colpite dalla crisi.

Il Financial Times di stamattina ha sostenuto che l‘ipotesi di una bad bank di sistema sia stata bocciata da Enrico Letta preoccupato per una eventuale reazione negativa delle agenzie di rating sul valore di credito dell‘Italia e ha tratteggiato una linea di demarcazione tra via Nazionale e governo.

Palazzo Chigi in mattinata ha però smentito il Financial Times dicendo che Letta non ha mai espresso sulla bad bank una posizione contraria a quella avanzata da Visco.

Nel pomeriggio la nota del ministro dell‘Economia ed ex direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni ha ulteriormente precisato la posizione dell‘esecutivo.

‘VISCO SU STESSA LINEA’

“Il governo non ritiene che sia necessario l‘impiego di risorse pubbliche nazionali o comunitarie” per gestire gli oltre 300 miliardi di crediti deteriorati italiani.

“In Italia questo settore può beneficiare delle innovazioni rese possibili da pratiche già diffuse in altri Paesi e per le quali esiste una consistente esperienza presso diversi operatori internazionali”, ha aggiunto Saccomanni ricordando di aver raccolto manifestazioni d‘interesse per il mercato italiano durante le sue visite di Londra e New York.

Il mercato dei crediti deteriorati sta entrando nel vivo anche grazie agli esercizi Bce che costringeranno le banche a una pulizia di bilancio ancora più radicale rispetto a quella già effettuata.

Le sofferenze hanno raggiunto i 150 miliardi e secondo Prometeia sono destinate a crescere fino a tutto il 2016.

Alcune banche si sono già mosse per alleggerire il peso di questi crediti problematici in bilancio. UniCredit, ad esempio, ha finalizzato a dicembre due operazioni di cessione di crediti per complessivi 1,65 miliardi di euro.

Intesa Sanpaolo starebbe pensando a una ‘bad bank’ interna nella quale far confluire parte dei suoi 55,5 miliardi di crediti problematici. La banca inoltre, insieme a UniCredit, ha colloqui in corso con la società di investimento Kkr per verificare la fattibilità di un veicolo in cui far confluire i crediti ristrutturati dei due gruppi.

Mediobanca, invece, sta lavorando a un progetto per la creazione di veicoli che raccolgano i crediti problematici di banche italiane di media dimensione con l‘obiettivo di partire entro l‘estate.

Le iniziative che gli operatori del credito e della finanza stanno mettendo in campo per alleggerire il proprio patrimonio dai prestiti deteriorati, liberando così capitale da impiegare a sostegno delle imprese e dei consumi, sono viste con favore, dice ancora il ministro nella sua nota.

“Su questa stessa linea si è espresso recentemente anche il governatore della Banca d‘Italia, il quale ha auspicato un‘evoluzione del settore nella direzione di una razionalizzazione della gestione dei crediti, attraverso maggiore efficienza delle procedure e trasparenza negli attivi. Il governatore ha anche ricordato che interventi più ambiziosi sono possibili”.

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