18 dicembre 2013 / 07:58 / 4 anni fa

Zona euro, intesa su liquidazione banche in dissesto

BRUXELLES (Reuters) - I ministri delle Finanze della zona euro hanno raggiunto un‘intesa su alcuni dettagli del piano per la gestione finanziaria degli istituti bancari in dissesto, aprendo la strada al completamento dell‘unione bancaria della zona euro.

Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni. REUTERS/Yui Mok/POOL

Dopo cinque anni di crisi finanziaria, l‘Europa vuole dare vita al più importante progetto dall‘introduzione dell‘euro, una cornice nell‘ambito della quale monitorare gli istituti di credito e gestirne i problemi in modo concertato.

La cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha sottolineato l‘importanza delle trattative per ultimare l‘unione bancaria, ha detto di sperare che i ministri finanziari possano raggiungere un accordo oggi in sede Ecofin prima dell‘incontro di domani e dopodomani dei leader europei.

A questo punto i ministri delle Finanze hanno a disposizione 36 ore per raggiungere un accordo generale su un‘agenzia e su un fondo per chiudere le banche in difficoltà che facciano da complemento alla vigilanza affidata alla Banca centrale europea.

L‘intesa dell‘Eurogruppo su una parte fondamentale del progetto - su come garantire i finanziamenti per la chiusura delle banche - è stata raggiunta nella notte al termine di sette ore di colloqui.

In base all‘accordo, le banche forniranno i fondi per pagare la chiusura degli istituti di credito falliti, erogando circa 55 miliardi di euro in 10 anni accumulati nel ‘Fondo unico di risoluzione’.

Nel periodo transitorio, se il denaro raccolto non fosse sufficiente, i governi potrebbero imporre maggiori prelievi sulle banche. Se anche questo si rilevasse insufficiente si ricorrerebbe ad aiuti pubblici.

Se il governo interessato non disponesse della liquidità necessaria, potrebbe chiedere un prestito al fondo di salvataggio degli Stati della zona euro, l‘Esm, come fatto da Madrid nel 2012 per ricapitalizzare le banche nazionali.

“Nel periodo transitorio, saranno messi a disposizione prestiti ponte sia da fonti nazionali, alimentate dai prelievi sugli istituti di credito, sia dall‘Esm, in linea con le procedure concordate”, si legge nella bozza di accordo.

Dopo la fase transitoria nel 2025, quando il fondo unico di risoluzione Single Resolution Fund (SRF) sarà a regime, risorse aggiuntive per finanziamenti di emergenza potranno essere raccolte dallo stesso SRF.

I DUBBI DI SACCOMANNI

Si tratta di una vittoria della Germania, che ha cercato fin dall‘inizio dei negoziati di rimandare il più possibile la mutualizzazione dei costi dei dissesti bancari.

In una lettera inviata il 13 dicembre al presidente lituano dell‘Ecofin, Rimantas Sadzius, il ministro dell‘Economia Fabrizio Saccomanni aveva ricordato la necessità di avere “grande chiarezza sui contenuti dell‘accordo intergovernativo, compreso l‘ammontare delle risorse messe in comune e delle procedure per il loro utilizzo”.

L‘obiettivo deve essere, secondo l‘ex direttore generale della Banca d‘Italia, “interrompere il nesso tra le banche e il rischio sovrano” con “un sistema credibile di mutualizzazione delle risorse”.

Nella missiva Saccomanni consigliava anche di non affrettare un accordo verso una Unione bancaria traballante ma di prendersi il tempo necessario per costruirne una solida.

Come dire meglio andare oltre il termine del 31 dicembre se non si trova una soluzione convincente.

Stamattina il ministro non rilasciato dichiarazioni prima di entrare alla riunione dell‘Ecofin.

Quello che traspare, però, è che dal punto di vista italiano sarebbe più efficace un sistema comune di backstop rappresentato dall‘Esm e che l‘Esm non dovrebbe prestare aiuti direttamente agli Stati ma al Srf. In alternativa, Saccomanni vedrebbe di buon occhio anche un sistema di prestiti diretti tra Stati.

Restano ancora aperti i contorni dell‘agenzia che si dovrebbe occupare della chiusura degli istituti di credito.

“La proposta sulla governance è molto complicata”, ha detto Michael Noonan, ministro delle Finanze per l‘Irlanda, che ha assistito al semi collasso dell‘economia del suo paese dopo la crisi che ha colpito il sistema bancario nazionale.

“La decisione di chiudere una banca deve essere presa al massimo in un fine settimana. Una procedura complicata non sarebbe efficace”.

Oggi i ministri europei decideranno chi ha il potere di chiudere una banca in dissesto della zona euro.

Nella notte, i rappresesentanti dell‘Ue e del parlamento europeo hanno anche raggiunto una intesa per standardizzaere le regole sulla protezione dei depositi nell‘area. Non ci sarà tuttavia un fondo unico di garanzia dei depositi come previsto originariamente.

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