December 4, 2013 / 3:23 PM / 5 years ago

Legge Stabilità vale 13,9 miliardi in 2014, aumenta tasse fino a 2016

ROMA (Reuters) - Dopo il passaggio al Senato, la manovra che arriva alla Camera vale tra minori entrate e maggiori spese 13,9 miliardi nel 2014, 1,5 miliardi in più rispetto al testo licenziato da Palazzo Chigi.

Una protesta di imprenditori italiani contro la pressione fiscale davanti a Montecitorio, Roma, 4 giugno 2013. REUTERS/Remo Casilli

Secondo quanto emerge dall’allegato 3, la legge di Stabilità raccoglie 11,3 miliardi nel 2014. Questo significa che circa 2,6 miliardi sono impieghi finanziati a deficit, coerentemente con la forbice fra indebitamento netto programmatico (2,5% del Pil) e indebitamento tendenziale (2,3%).

A Palazzo Madama il Tesoro aveva stimato in oltre 2,6 miliardi gli oneri degli emendamenti approvati durante l’esame in prima lettura.

Il testo dell’allegato depositato a Montecitorio mostra che gli uffici di Via XX Settembre hanno ridotto in misura significativa la stima sugli effetti finanziari generati dagli emendamenti.

L’analisi del Tesoro tiene conto solo in una certa misura degli “effetti indotti”. Per fare un esempio: le minori entrate prodotte dall’estensione del tetto alle retribuzioni dei dirigenti pubblici.

Tenendo conto di questo e di altri fattori, il servizio Bilancio della Camera ricalcola in 14,2 miliardi il valore degli impieghi nel 2014. L’effetto sui saldi è invece lo stesso.

Dopo il passaggio in Senato la manovra continua ad essere sbilanciata sulle maggiori entrate, che assicurano il 65% delle coperture nel 2014, il 57% nel 2015 e il 58% nel 2016.

Guardando al saldo tra maggiori e minori entrate, la legge di Stabilità aumenta le tasse di 1,3 miliardi nel 2014, di circa 100 milioni nel 2015 e di 1,5 miliardi nel 2016.

In un’intervista al quotidiano la Stampa del primo dicembre scorso, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha detto che “la manovra del 2014 riduce le tasse sia per le famiglie sia per le imprese industriali”.

Il governo si è impegnato a ridurre la pressione fiscale del prossimo anno al 44,2% del Pil rispetto al 44,3% stimato nel 2013. L’obiettivo tiene conto però di una previsione di crescita ora indicata all’1,1%, superiore di 0,1 punti al +1% stimato il 20 settembre nella Nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza.

Commissione europea, Banca d’Italia e Fondo monetario internazionale convergono nel dire che l’economia italiana crescerà il prossimo anno dello 0,7%. L’Ocse pronostica uno 0,6%.

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