29 novembre 2013 / 16:43 / 4 anni fa

Bankitalia, bozza: governo fissa in 7,5 mld valore capitale

di Giuseppe Fonte

Il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni (S), e il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, alla conferenza stampa di chiusura del G7 dei ministri delle Finanzw a Hartwell House, Aylesbury, nell'Inghilterra del Sud, 11 maggio 2013. REUTERS/Yui Mok/POOL

ROMA (Reuters) - La Banca d‘Italia aumenterà il proprio capitale all‘importo di 7,5 miliardi dagli attuali 156.000 euro.

È quanto emerge dalla bozza del decreto legge che il Consiglio dei ministri ha approvato mercoledì 27 novembre.

Avvalendosi di tre esperti, Bankitalia ha indicato in 5-7,5 miliardi il valore reale delle sue quote di partecipazione. Il governo ha deciso di adeguarsi al livello più alto della forchetta.

Il decreto pone le basi del processo che porterà Via Nazionale a diventare una public company con azionariato diffuso.

Il governo vuole così chiudere una polemica che si alimenta da anni: Bankitalia sarebbe in conflitto di interessi perché è controllata dai soggetti che deve vigilare.

L‘elenco dei soci comprende infatti le principali banche italiane: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Montepaschi e Carige. Grandi soci non bancari sono Generali e Inps.

Dell‘operazione beneficiano anche le banche, che potranno inserire le quote rivalutate nei patrimoni di vigilanza del 2013, in tempo utile per l‘Asset quality review della Bce.

Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, per rivalutare le quote gli istituti di credito dovranno versare allo Stato un‘imposta sostitutiva, dalla quale il ministero dell‘Economia si aspetta un gettito di circa 1 miliardo.

Il decreto non contiene la normativa di carattere fiscale, che richiederà quindi un nuovo provvedimento di legge.

TETTO AL 5% PER GLI AZIONISTI

La nuova governance di Via Nazionale ha già ricevuto un primo via libera della Bce e prevede che ai partecipanti possano essere distribuiti “dividendi annuali, a valere sugli utili netti, per un importo non superiore al 6% del capitale”.

Con l‘entrata in vigore del decreto ciascun partecipante non potrà possedere, direttamente o indirettamente, una quota del capitale superiore al 5%. “Per le quote possedute in eccesso non spetta il diritto di voto ed i relativi dividendi sono imputati alle riserve statutarie della Banca d‘Italia”, spiega la bozza.

Bankitalia potrà comunque acquistare le quote di partecipazione che eccedono il nuovo limite. Per questo il decreto prevede che i partecipanti trasferiscano le quote, “ove già non incluse, nel comparto delle attività finanziarie detenute per la negoziazione, ai medesimi valori di iscrizione del comparto di provenienza”.

La bozza indica in 24 mesi il periodo di tempo entro il quale si dovrà giungere al nuovo assetto e individua anche la tipologia dei possibili azionisti: banche italiane ed europee; compagnie di assicurazione e di riassicurazione italiane ed europee; fondazioni; enti ed istituti di previdenza e fondi pensione.

Il decreto cancella la legge sul risparmio del 2005 nella parte che prevede la rinazionalizzazione della banca centrale e certifica che la Banca d‘Italia “è indipendente nell‘esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze”.

“L‘assemblea dei partecipanti e il consiglio superiore della Banca d‘Italia non hanno ingerenza nelle materie relative all‘esercizio delle funzioni pubbliche attribuite dal Trattato sul funzionamento dell‘Unione Europea, dallo Statuto del Sebc e della Bce, dalla normativa dell‘Unione europea e dalla legge alla Banca d‘Italia o al governatore per il perseguimento delle finalità istituzionali”, si legge nella bozza.

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