25 novembre 2013 / 13:47 / 4 anni fa

Mps accelera su aumento, domani cda straordinario

La sede del Monte dei Paschi a Siena, 16 agosto 2013. REUTERS/Stefano Rellandini

di Stefano Bernabei e Silvia Aloisi

ROMA (Reuters) - Il cda di Banca Mps è convocato domani alle 9,00 per deliberare circa operazioni sul capitale, quindi con ogni probabilità verrà convocata un‘assemblea subito dopo Natale, venerdì 27 prima data utile, per lanciare a gennaio un aumento di capitale fino a 3 miliardi, subordinato al via libera della Ue al piano di ristrutturazione.

Una nota, stringatissima e uscita all‘ora di pranzo dopo una mattina di vendite pesanti in Borsa su Mps, si limita a dire che il cda dovrà “discutere e deliberare, tra l‘altro, in merito ad operazioni sul capitale della banca”.

Il resto va interpretato, a partire dal calo che, iniziato ben prima che fosse uscita la nota, ha portato il prezzo di Mps sotto 0,20 euro con una perdita in chiusura del 7,5%.

“E’ il segnale che Profumo ha deciso di andare avanti senza indugi”, dice un senese che segue da vicino le vicende della banca e della Fondazione, aggiungendo che la cifra di un aumento da 3 miliardi “è ormai ampiamente attesa”.

La Banca finora ha previsto un aumento fino a 2,5 miliardi e domani, con la convocazione dell‘assemblea, salirà quasi certamente a 3 miliardi - la notizia anticipata settimane fa dalla stampa non è mai stata smentita - per consentire a Mps di pagare la cedola sui Monti bond, la prossima estate, senza far entrare nel capitale il Tesoro.

Questo aumento è parte del piano di ristrutturazione che è sul tavolo della Commissione Ue per il definitivo via libera ai 4,07 miliardi di Monti bond già ricevuti dalla banca. Servirà a rimborsare il 70% di quel debito oneroso con lo Stato.

Da Bruxelles, una fonte della Commissione spiega che “la decisione non è stata ancora presa,” ma ribadisce che giungerà “nei prossimi giorni”.

Mps però vuole fare in fretta per non perdere la chance di lanciare l‘aumento a gennaio. Per questo il consiglio potrà deliberare domani la convocazione di un‘assemblea - preavviso minimo 30 giorni, quindi prima data utile 27 dicembre - subordinando il lancio dell‘aumento di gennaio al via di Bruxelles, che nel frattempo dovrebbe essere arrivato.

“Sono gli advisor che vedono gennaio come la finestra più favorevole. E’ un momento buono per formare il consorzio, la situazione politica è stabile e c‘è interesse degli investitori verso l‘Europa non core. A giugno ci sarebbe più incertezza, ci sono le AQR, magari il rischio di elezioni e nuove tensioni”, dice una seconda fonte che sta seguendo il dossier Mps.

Quindi, come ripetono da settimane i vertici della banca senese, “prima è, meglio è”, anche considerando che poi entrerebbe il Tesoro come azionista in occasione del pagamento della prima cedola e fare un aumento con il Tesoro azionista causerebbe qualche non richiesto imbarazzo anche al governo.

FONDAZIONE ALL‘ANGOLO, CHIEDE PIU’ TEMPO PER VENDERE

Questa accelerazione è lo scenario più temuto dalla Fondazione Mps, primo azionista della banca e un tempo il più influente degli stakeholder. Oggi, pur avendo il 34,74% di Mps, corre contro il tempo assieme all‘advisor Lazard per trovare compratori della sua quota, con cui ristrutturare il suo patrimonio e ripagare 350 milioni alle 12 banche creditrici.

Fondazione ha davanti a sé un bel rebus. Se il titolo, per effetto dell‘aumento, scende sotto un prezzo di poco sopra 0,12 cent, scatta il default del debito e le banche entrano in possesso delle sue azioni. Se accetta di vendere un po’ di azioni di qui all‘aumento, ripaga un po’ i creditori ma si ritrova con un aumento, per la quota residua, che non può sottoscrivere e un patrimonio residuo - fatto di sole azioni Mps - ulteriormente svalutato dall‘effetto dell‘aumento. Per questo cerca una terza via, più strategica e che richiede più tempo.

Sul tavolo delle ipotesi tecniche c‘è, ed è la più ambiziosa tra le possibilità al vaglio, il tentativo di trovare un partner strategico, meglio se internazionale, a cui proporre una offerta di scambio. Quel partner, comprando da Fondazione il 34,7% pagate con un concambio, potrebbe puntare a conquistare tutta la banca minimizzando l‘esborso.

“Se Fondazione trova qualcuno che si compra tutta la banca può riuscire a valorizzare il suo patrimonio. Ha una possibilità su un milione”, ha detto una autorevole fonte che che vive in prima persona le vicende della banca senese e della città del Palio.

“Se fossi Bnp Paribas ci penserei”, aggiunge sottolineando che l‘operazione integrerebbe bene la presenza italiana con la sola Bnl.

La missione è quasi impossibile e per questo Fondazione chiede più tempo ora che sembra mancare ormai solo un mese scarso prima che i giochi siano fatti.

Talvolta descritta a Siena “come un pugile suonato”, la Fondazione ha saputo fare operazioni molto complesse in poco tempo. Come la cessione accelerata a Goldman Sachs nel 2011 delle sue privilegiate o la vendita nel 2012 del 12,66% di Mps e delle molte altre partecipazioni per abbattere gli oltre 1,1 miliardi di debito con le banche agli attuali 350 milioni.

Ora, messa all‘angolo, con un vertice nuovo e che ha visto andare via le prime linee una dopo l‘altra, la Fondazione potrebbe anche valutare una possibilità fino a qualche mese fa impensabile. Cioè far valere in assemblea la sua minoranza di blocco, fermando la corsa all‘aumento. Sarebbe l‘ennesima rivoluzione, per una Siena stremata. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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