19 novembre 2013 / 09:13 / tra 4 anni

Indesit, sfuma accordo su riorganizzazione, titolo cede

Un operaio a lavoro. REUTERS/Tomas Bravo

MILANO (Reuters) - Nessun accordo tra le organizzazioni dei lavoratori e Indesit che, dopo una notte di confronto al ministero dello Sviluppo Economico, annuncia l‘intenzione di portare avanti unilateralmente il piano di riorganizzazione del gruppo, aprendo la procedura di mobilità per 1.400 lavoratori.

A Piazza Affari il titolo reagisce negativamente al fallimento del tavolo di crisi e, in un mercato lievemente negativo, cede oltre il 3%.

Dal fronte sindacale, Gianluca Ficco, coordinatore nazionale Uilm del settore elettrodomestici, sottolinea come il mancato accordo, arrivato dopo 12 ore di trattative, non pregiudichi il proseguimento dei negoziati.

Ficco spiega che il no della Uilm è da imputare alla “distanza con l‘azienda sul numero complessivo degli esuberi. Noi vogliamo siano ridotti ai pensionabili, attraverso un percorso ‘chiaro e intellegibile’”.

Determinato a riprendere già nei prossimi giorni i fili del negoziato bruscamente interotto si dice anche il sottosegretario allo Sviluppo Economico Claudio De Vicenti, secondo cui nell‘aggiornata versione del piano gli esuberi sarebbero stati azzerati tramite il ricorso agli ammortizzatori sociali conservativi, escludendo licenziamenti per almeno cinque anni.

Dai sindacati, invece, la richiesta è di garanzie maggiori sui livelli produttivi degli stabilimenti nel medio lungo termine.

PER AZIENDA NO INCOMPRENSIBILE

Il piano di ristrutturazione, secondo l‘azienda, era stato ulteriormente migliorato, “prevedendo per l‘Italia investimenti straordinari per 83 milioni di euro, maggiori produzioni e a più alto valore aggiunto nei tre siti italiani, e un riassorbimento graduale dei lavoratori coinvolti”, che sarebbero stati tutelati dagli ammortizzatori sociali.

Il programma comprendeva un “consolidamento in Italia delle produzioni a più alto valore aggiunto già esistenti” e il trasferimento nei siti italiani di nuove produzioni da Polonia, Spagna e Turchia, mentre le linee italiane di bassa gamma “non più sostenibili” sarebbero dovute essere riallocate “in Paesi a miglior costo”.

L‘azienda definisce “incomprensibile” l‘impossibilità di arrivare a un accordo con le rappresentanze sindacali, e afferma dunque di trovarsi “costretta” a prendere la via unilaterale della procedura di mobilità, che si era impegnata ad evitare.

La partita, comunque, sembra non essere chiusa. “Per quanto traumatica, la procedura di mobilità non rappresenta la fine delle trattative: abbiamo ancora 75 giorni di tempo per cercare una soluzione che scongiuri i licenziamenti e risulti accettabile sia per lavoratori sia per l‘azienda”, afferma in una nota Ficco.

“Intraprenderemo tutte le iniziative utili ad una rapida ripresa del negoziato, al fine di non vanificare i passi faticosamente fatti fino ad ora”, l‘esponente della Uilm.

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