15 novembre 2013 / 16:13 / tra 4 anni

Inps, il rosso Inpdap e l'accorpamento pasticciato degli enti

di Francesca Piscioneri

Inps, il rosso Inpdap e l'accorpamento pasticciato degli enti. REUTERS/Lee Jae-Won

ROMA (Reuters) - Inps e Tesoro assicurano che i conti dell‘istituto di previdenza nazionale non sono a rischio - e nemmeno le pensioni degli iscritti - perché la copertura da parte dello Stato non è in discussione, ma l‘allarme lanciato ieri dal presidente Inps, Antonio Mastrapasqua, sul buco contabile dell‘ex Inpdap fa riflettere.

Se non proprio sulla tenuta di bilancio a breve, almeno su come è stato realizzato l‘accorpamento degli enti previdenziali.

L‘operazione, arrivata al traguardo due anni fa durante il governo Monti dopo diversi tentativi falliti, ha determinato la soppressione dell‘ente di previdenza della pubblica amministrazione, l‘Inpdap appunto, e di quello dei lavoratori dello spettacolo, l‘Enpals, confluiti nel bilancio dell‘Inps che, di conseguenza, ne ha assorbito anche le passività. Nel caso dell‘Inpdap il rosso ereditato è pesante, intorno a 10 miliardi, ed è destinato a crescere dati gli interventi di razionalizzazione dei costi della Pa, a partire dal blocco del turn over che riduce la forbice attivi/pensionati.

Secondo Mastrapasqua, avallato dal ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni, si tratta di un problema di natura ‘contabile’. Come spiega anche l‘esperto di previdenza Giuliano Cazzola, per una norma introdotta nella Finanziaria 2008, sono stati trasformati in anticipazioni di Tesoreria (e quindi in debiti dell‘ente verso lo Stato) gli iniziali trasferimenti (e quindi crediti dell‘Inpdap verso lo Stato) stanziati dalla legge Dini del 1995 a copertura dello stock delle pensioni degli statali, quando venne istituita la loro cassa.

In sostanza sembrerebbe debito una somma che invece è garantita dal Tesoro all‘ente.

Basta dunque tornare alla normativa ex ante per risolvere tutto? Non proprio.

BUCO INPDAP DESTINATO A CRESCERE

“Non c‘è un rischio per le pensioni”, conviene Marinella Perrini dell‘ufficio legislativo della Fp-Cgil, ex coordinatrice Inpdap per il sindacato. Ma “il deficit dell‘Inpdap, che è di vecchia data e determinato da scelte governative più che dalla gestione interna dell‘ente, è destinato a crescere”.

Innazitutto, spiega Perrini, esiste un problema contabile delle rimesse dello Stato: mentre per l‘Inps, grazie alla legge 88/1989, sono a fondo perduto, non così avviene per le casse della gestione ex-Inpdap.

E tutt‘ora, a due anni dall‘accorpamento, la normativa relativa alle casse pensioni ex Inpdap rimane separata e diversa da quella in vigore per le casse gestite dall‘Inps.

“Manca, per esempio, una sanzione per l‘evasione dell‘obbligo di denuncia mensile analitica per le casse ex Inpdap, come invece avviene per l‘Inps. La sanzione è sicuramente un importante deterrente all‘evasione contributiva che l‘ex Inpdap non può utilizzare per il controllo della contribuzione delle amministrazioni, con la conseguenza che dopo svariati anni sono state scoperte ingenti evasioni a cui si è potuto porre rimedio solo transattivamente, e quindi, parzialmente”.

Inoltre, interventi legislativi hanno fatto sì che rimanessero in capo all‘Inpdap partite pensionistiche di organizzazioni e enti passati alla contribuzione Inps. Il caso delle ex municipalizzate, è emblematico.

“Se a tutto questo si aggiunge il fatto che non tutti i dipendenti della Pa sono iscritti all‘Inpdap, a cominciare da quelli Inail e Inps, e che la razionalizzazione riduce i lavoratori del pubblico, non alimentando le casse previdenziali della gestione pubblica con posizioni contributive nuove, si capisce come la situazione non può che peggiorare”, aggiunge Perrini.

“L‘obiettivo vero dell‘accorpamento”, conclude, sembra essere stato quello di “unificare le banche dati di tutte le gestioni previdenziali. Ciò consente di avere uno screening pressoché completo sui lavoratori italiani e di conseguenza un potere enorme”.

Ma perché Mastrapasqua avrebbe sollevato il polverone, ben sapendo che qualunque parola sul bilancio Inps scatena il dibattito? Una fonte fa notare che “il mandato di Mastrapasqua scade” il prossimo anno e l‘idea sarebbe quella di ridurre i poteri del presidente Inps.

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