15 novembre 2013 / 15:58 / tra 4 anni

Fisco, riparte negoziato con Svizzera, Saccomanni mette paletti

di Giuseppe Fonte e Elvira Pollina

Fisco, riparte negoziato con Svizzera, Saccomanni mette paletti. REUTERS/Mal Langsdon

ROMA/MILANO (Reuters) - Dopo mesi di stallo, riprendono le trattative bilaterali tra Italia e Svizzera sulla tassazione dei capitali depositati negli istituti di credito elvetici, anche se i negoziati si preannunciano tutt‘altro che semplici.

Il ministro dell‘Economia, Fabrizio Saccomanni, annunciando per il 28 novembre un incontro con il neo segretario di Stato per le questioni Finanziarie Jacques De Watteville, ha precisato che una maggiore facilità di accesso delle banche e degli intermediari elvetici al mercato italiano non può essere oggetto di scambio.

“C‘è una richiesta da parte del sistema bancario svizzero per legare questi accordi sulle regolarizzazioni delle posizioni fiscali a norme che diano libertà di stabilimento a banche svizzere e agli intermediari svizzeri in Italia”, ha spiegato nella conferenza stampa al termine dell‘Ecofin.

Tale questione, ha tuttavia precisato, “è oggetto di una normativa europea ben precisa. Quindi non è una cosa su cui possiamo fare un quid pro quo”.

Il segnale a Berna, dunque, è preciso: non può esserci scambio tra il progressivo allentamento del segreto bancario, via recentemente intrapresa dal governo svizzero, che ha firmato la Convenzione Ocse sulla cooperazione fiscale, e norme meno stringenti per l‘ingresso delle società elvetiche sul mercato italiano.

Sul fronte svizzero, un portavoce della segreteria di Stato per le questioni finanziarie, si è limitato ad affermare che “i negoziati (con l‘Italia) sono in corso” ma che “al momento non è stata confermata una data per il prossimo incontro”.

LE NUOVE NORME SULLA VOLUNTARY DISCLOSURE

In attesa che il confronto entri nel vivo, il fisco italiano sta già muovendo i primi passi.

Secondo quanto conferma una fonte a conoscenza del dossier, l‘Agenzia delle entrate pubblicherà “nel mese di dicembre” una circolare con cui renderà retroattive le nuove e meno severe sanzioni pecuniarie per omessa dichiarazione dei redditi da disponibilita� estere, previste dalla legge Europea del 2013, entrata in vigore il 4 settembre.

In più il ministero dell‘Economia sta studiando un regime “permanente” per far emergere le attività detenute illegalmente all‘estero.

L‘operazione si basa sull‘esclusione della sanzione penale per il contribuente che si autodenuncia prima dell‘avvio di attività amministrative o di indagine. Il veicolo legislativo dovrebbe essere la legge di Stabilità.

La legge italiana già ora disciplina la strada dell‘autodichiarazione spontanea, ma pochi vi fanno ricorso per paura di una azione penale.

In attesa che il Tesoro scopra le carte su questo fronte, l‘Agenzia delle entrate si sta già muovendo sui profili di propria competenza.

Le nuove sanzioni previste dalla legge Europea vanno dal 3 al 15% delle somme evase, che salgono al 6%-30% per i capitali detenuti nei paradisi fiscali, i Paesi presenti nelle due black list italiane.

Il giudice fiscale, però, può ridurre la sanzione “fino alla metà del minimo”: 1,5% e 3% per i Paesi black list.

“L‘Agenzia delle entrate sancirà l‘applicazione retroattiva degli sconti. Potrebbe portarli direttamente alla metà del minimo”, dice una seconda fonte vicina al dossier.

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