11 novembre 2013 / 17:18 / tra 4 anni

Telecom, riproposto emendamento su modifica Opa, ma governo resta freddo

di Giuseppe Fonte

Telefoni pubblici Telecom Italia a Milano. REUTERS/Stefano Rellandini

ROMA (Reuters) - Massimo Mucchetti ripropone come emendamento alla legge di Stabilità la nuova disciplina sull‘Opa obbligatoria che potrebbe rendere più difficile per Telefonica assumere il controllo di Telecom Italia.

Nonostante le perplessità del governo, il presidente della commissione Industria del Senato va avanti per la sua strada continuando a raccogliere un consenso trasversale tra i partiti.

Il testo reca le firme di altri nove senatori: Altero Matteoli (Pdl), Maurizio Gasparri (Pdl), Paola Pelino (Pdl), Luigi Zanda (Pd), Mauro Maria Marino (Pd), Valeria Fedeli (Pd), Loredana De Petris (Sel), Linda Lanzillotta (Scelta civica) e Nunziante Consiglio (Lega Nord).

“Credo che si aprirebbe un problema molto serio tra il Senato e il governo nel momento in cui il governo stesso venisse meno alla parola data nell‘aula di Palazzo Madama”, dice Mucchetti a Reuters.

L‘ex giornalista del Corriere della sera ricorda che il 24 ottobre il ministero dell‘Economia si è impegnato a rendere legge l‘emendamento “in tempi brevissimi”.

“Il governo, non dando corso alla parola data, aprirebbe un conflitto con il Senato. Il Senato aveva espresso e sta esprimendo una volontà politica chiara, mentre il governo finora ha brillato per la sua assenza”, dice Mucchetti.

Da Bruxelles il vice ministro dell‘Economia, Stefano Fassina, ribadisce “l‘impegno ad assumere l‘orientamento del Senato”.

“Il governo sta ancora maturando una posizione. Ritengo che l‘emendamento sia giusto e vada nella giusta direzione. Abbiamo bisogno di inserire anche altri strumenti per verificare il controllo a tutela dei piccoli azionisti”, dice l‘ex responsabile economico del Pd.

Palazzo Chigi mostra, invece, di avere dubbi sull‘iniziativa di Mucchetti. “Considerando l‘estrema delicatezza e la complessità della materia, il governo ritiene assolutamente necessaria un‘istruttoria. L‘idea di rivedere la materia resta ma non in tempi stretti”, spiega una fonte governativa.

Una seconda fonte ritiene “politicamente inopportuno” riformare l‘Opa prima che il riassetto di Telecom si sia concluso.

IL CRITERIO DEL CONTROLLO DI FATTO NON PIACE AL TESORO

L‘emendamento non interviene sugli attuali assetti azionari. Perché produca effetti, occorrono modifiche alla compagine azionaria.

Oggi l‘Opa obbligatoria scatta quando si acquisiscono partecipazioni superiori al 30% del capitale.

Il testo di Mucchetti obbliga a lanciare l‘offerta pubblica di acquisto chiunque raggiunga, anche attraverso un‘azione di concerto, il controllo di fatto della società, “qualora la partecipazione acquisita dia diritti di voto inferiori al 30%, purché superiori al 15%”.

Il ‘floor’ del 15% non compariva nella versione originaria dell‘emendamento, che Mucchetti aveva ritirato dopo aver ricevuto rassicurazioni dal governo.

La soglia minima evita “effetti distorsivi sugli assetti azionari delle società a capitale realmente diffuso”, scrive il senatore nella relazione depositata in Senato.

Il controllo di fatto è definito come “il potere di nomina, con voto determinante in almeno due assemblee ordinarie consecutive, di un numero di amministratori in grado di esprimere la maggioranza deliberante per le materie di gestione ordinaria”.

Spetta alla Consob individuare, “con cadenza almeno annuale”, le società nelle quali un azionista o un gruppo di azionisti esercitano il controllo di fatto con una partecipazione tra il 15 e il 30%. L‘Autorità dovrà redigere un primo elenco entro fine gennaio.

Il ministero dell‘Economia ha già chiarito di non ritenere una buona soluzione aggiungere alla soglia fissa del 30% una soglia di fatto basata sul controllo effettivo. Ogni decisione assunta dalla Consob sarebbe impugnabile e “l‘accertamento del controllo sarebbe rimesso al giudice amministrativo”.

Il nuovo regime non si applica alle società che capitalizzano in borsa meno di 200 milioni. Queste società, attraverso il loro statuto, possono però modificare la soglia per l‘Opa obbligatoria “tra il 20 e il 40%”.

TELEFONICA ORA HA IL 14,8% DI TELECOM

Non è così chiaro quali conseguenze possa avere su Telecom l‘emendamento, sempre che sia approvato in questa forma.

Telco, la holding che detiene il 22,45% di Telecom Italia, in termini di diritti di voto è partecipata da Telefonica con il 46,18%, da Intesa Sanpaolo e Mediobanca con l‘11,62% ciascuna e da Generali con il 30,58%.

Il 24 settembre i quattro soci hanno annunciato un accordo che ha portato Telefonica al 66% del capitale, ma conferendo azioni senza diritto di voto.

La quota diretta in Telecom imputabile a Telefonica è quindi del 14,8%, appena sotto il floor suggerito da Mucchetti (la quota diretta votante è il 10,34%).

Tuttavia, l‘intesa prevede che il gruppo spagnolo sottoscriva un aumento di capitale per salire al 70% di Telco, con un esborso di 117 milioni. Telefonica può sottrarsi alla ricapitalizzazione nel caso sorgano ostacoli di tipo regolatorio.

Inoltre, dal primo gennaio Telefonica potrà decidere di convertire le sue azioni Telco in titoli con diritto di voto e di esercitare un‘opzione per acquistare il 100% di Telco. A condizione però di risolvere i problemi antitrust in Sudamerica.

Telecom ha in corso trattative per la cessione della sua partecipazionbe in Telecom Argentina.

In Brasile, invece, restano i vincoli antitrust. Telefonica, che controlla Telefonica Brasil, non può aumentare la sua partecipazione in Telecom Italia, che controlla a sua volta Tim Participacoes.

Non sono neanche in vista soluzioni. Il piano presentato dal nuovo AD del gruppo italiano, Marco Patuano, considera il Brasile un asset core.

- Hanno collaborato Giselda Vagnoni da Roma e Stefano Rebaudo da Milano

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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