31 ottobre 2013 / 09:09 / tra 4 anni

Italia, tasso disoccupazione settembre a nuovi massimi a 12,5%, crescono inattivi

di Gabriella Bruschi

Un operaio in un'impresa siderurgica a Gravellona Lomellina, 45 chilometri a dusovest di Milano, 11 giugno 2013. REUTERS/Stefano Rellandini

MILANO/ROMA (Reuters) - E’ soprattutto la crescita dello scoraggiamento la nota che più salta agli occhi nel dato comunicato stamattina dall‘Istat sul mercato del lavoro italiano.

Sono cresciuti i disoccupati ed è sceso il numero degli occupati, ma soprattutto si è visto un balzo di coloro che, così sfiduciati dall‘attuale situazione economica, non cercano neppure più lavoro in settembre, deludendo dunque coloro che avevano letto nel calo degli inattivi in agosto come un accenno di ripresa del mercato del lavoro.

“I primi segnali di stabilizzazione dell‘economia sono ancora troppo deboli perché si possano vedere risultati positivi sull‘occupazione”, dice Fedele De Novellis, economista di Ref. “E d‘altra parte non si intravvedono all‘orizzonte segnali di crescita economica che possano far vedere una ripresa dell‘occupazione”.

Il tasso di disoccupazione italiano si attesta nel mese di settembre al 12,5%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto ad agosto e di 1,6 punti percentuali su base annua, ha reso noto stamane l‘Istat. Si tratta del livello più alto da gennaio 2004 guardando alle serie storiche mensili, dal primo trimestre 1977 con le serie trimestrali.

Nella zona euro il tasso è al 12,2%, lo stesso di agosto (rivisto), come ha detto stamane Eurostat.

Il numero di disoccupati italiani aumenta dello 0,9% (pari a 29.000 persone) in termini congiunturali e si attesta a 3.194.000 persone (+14,0% su base annua).

In particolare si è nuovamente mosso al rialzo il numero dei cosiddetti ‘inattivi’, cioè di coloro che un lavoro non lo cercano nemmeno più ed escono così dalla forza lavoro.

Gli inattivi sono cresciuti di 71.000 unità, pari allo 0,5% rispetto al mese precedente. Il tasso si attesta al 36,4%, in aumento di 0,2 punti in termini congiunturali e di 0,1 punti su base annua.

“In agosto gli inattivi erano scesi e ciò era stato visto come un segnale incoraggiante, mentre il nuovo dato dipinge un quadro intonato ancora negativamente”, dice Paolo Pizzoli, economista di Ing. “Considerato che il mercato del lavoro risponde con ritardo al ciclo economico, mi aspetto ancora un paio di trimestri di occupazione debole, e un accenno di ripresa solo alla metà del prossimo anno”.

I dati economici futuri non aiutano. Il Pil del terzo trimestre - ha detto l‘Istat questa settimana - probabilmente sarà ancora negativo, seppur leggermente.

E’ vero che le indagini congiunturali hanno iniziato a dare segni di miglioramento, con l‘indice Pmi servizi italiano che che ha mostrato la prima espansione in due anni in settembre e quello del settore manifatturiero che sta registrando espansione da tre mesi.

“Ma all‘interno di questi indici quello che riguarda l‘aspettativa di occupazione non è ancora salito, proprio perché le imprese hanno bisogno di più tempo per passare dalla crisi all‘idea che possono nuovamente assumere nuovo personale”, dice Pizzoli. “Il governo Letta si sta adoperando con diversi strumenti di aiuto alle imprese, ma perché ciò si traduca in nuova occupazione ci vuole tempo”.

Il governo ha avviato da prima dell‘estate misure che consentono il pagamento alle imprese dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni. Secondo dati del Tesoro a fine ottobre risultano rimessi ai creditori 13,8 miliardi sul totale di 18 miliardi messi a disposizione. Nella Legge di Stabilità si punta alla diminuzione del cuneo fiscale, mentre sono state avviate misure per favorire l‘occupazione giovanile attraverso incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato.

Ma proprio riguardo i giovani i dati di stamane sono sconfortanti.

GIOVANISSIMI SENZA LAVORO SALGONO AL 40,4%

Il dato mensile dell‘Istat - a differenza di quello trimestrale - considera nella sua ricerca sul lavoro, tra i giovani, solo la fascia tra i 15 e i 24 anni, per lo più sorretta ancora dai genitori. Nella survey trimestrale invece vengono specificate fasce di giovani più adulti - dai 25 ai 35 anni - che, secondo gli economisti, sono più segnaletiche della situazione occupazionale.

Fatta questa premessa, il dato di settembre mostra un tasso di disoccupazione delle persone tra 15 e 24 anni, ovvero l‘incidenza dei giovani disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è pari al 40,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,4 punti nel confronto tendenziale.

Anche in questo caso il tasso di disoccupazione ha raggiunto il livello più alto da gennaio 2004 guardando alle serie storiche mensili, dal primo trimestre 1977 con le serie trimestrali.

Istat sottolinea che “la crescita nell‘ultimo mese del tasso [di disoccupazione giovanile] a fronte del calo dell‘incidenza dei giovani disoccupati sulla popolazione deriva dalla diminuzione del numero di occupati, che incide nel denominatore del tasso di disoccupazione”.

Anche in questo settore aumenano gli inattivi - di 64.000 unità -. “In qeusto caso occorrerebbe verificare se una parte di questi giovani risultino inattivi per il fatto che si sono trasferiti a lavorare all‘estero” osserva De Novellis.

Secondo Ref il tasso di disoccupazione per il 2014 resterà al 12,5% per scendere solo leggermente al 12,3% nel 2015.

“La situazione del mercato del lavoro italiano resta problematica”, dice Ref nel suo ultimo rapporto Congiuntura che si riferisce ai dati trimestrali di Istat. Nel secondo trimestre il numero di occupati è diminuito di ben 585.000 unità (-2,5%su base annua): gli occupati under 35 sono scesi di 532.000 nel confronto tendenziale, tra i 35 e i 44 anni la contrazione è stata di 217.000 occupati, mentre è cresciuto il numero di occupati sopra i 45 anni (+164 mila persone).

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