October 30, 2013 / 10:50 AM / 6 years ago

Banche, Visco: non hanno bisogno oggi di forti ricapitalizzazioni

ROMA (Reuters) - Le banche italiane sono state lente e negligenti nel migliorare servizi ed efficienza ma non sono fortemente sottocapitalizzate, secondo il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Il numero uno di Bankitalia Ignazio Visco. REUTERS/Stringer

“Le opinioni secondo cui il sistema bancario italiano avrebbe oggi forti necessità di ricapitalizzazione non sono fondate”, ha detto Visco alla Giornata mondiale del Risparmio.

Gli ultimi dati sulle sofferenze nette di Bankitalia dicono che queste ammontano a circa 75 miliardi e sono “ampiamente coperte” da garanzie reali e personali.

Le altre partite deteriorate nette “ammontano a circa 110 miliardi e presentano tassi di perdita attesi significativamente più bassi di quelli delle sofferenze”.

Il tasso di copertura del complesso delle partite deteriorate a giugno era pari al 39% per il complesso del sistema e del 41% per i primi cinque gruppi.

La media per le maggiori banche europee è leggermente più elevata (43%); i criteri di classificazione dei prestiti deteriorati, però, sono meno rigorosi di quelli adottati in Italia, ha detto il governatore.

Secondo gli ultimi rapporti del Fondo monetario internazionale le perdite sui prestiti alle imprese che il sistema bancario italiano registrerebbe nel biennio 2014-2015 in uno scenario macroeconomico avverso sarebbero pari a 125 miliardi.

“Tenuto conto delle svalutazioni già operate dalle banche, questo ammontare si riduce a 53 miliardi, valore inferiore ai profitti lordi che le banche registrerebbero nello stesso biennio. Le perdite, quindi, non intaccherebbero il patrimonio complessivo del sistema”, ha sottolineato Visco.

Gli istituti di credito risentono di una crisi finanziaria e macroeconomica di cui non sono responsabili.

“Soffrono, però, anche di ritardi e negligenze nell’adeguare operatività, efficienza e qualità dei servizi offerti e assetti organizzativi all’evoluzione dei mercati”.

Per il governatore “vanno proseguiti gli sforzi volti a riconquistare il pieno accesso ai mercati internazionali” dato che “il ricorso massiccio alla liquidità della banca centrale non può costituire una modalità permanente di finanziamento” e che la recessione è stata lunga.

DESTINATE A DURARE RIPERCUSSIONI RECESSIONE

“Le ripercussioni negative della prolungata fase congiunturale avversa sulla qualità dei prestiti continueranno perché ci sono ritardi. Anche quando ci sarà la ripresa, ci vuole tempo prima che [la ripresa] si rifletta sui bilanci”, ha detto Visco.

Per tagliare i costi e riconquistare efficienza possono aiutare “aggregazioni mirate, fondate su presupposti economici robusti”, ha detto ancora il governatore, riferendosi ad istituti di piccole e medie dimensioni.

Molti analisti si aspettano che in vista della valutazione della Banca centrale europea sugli attivi delle banche europee si inneschi una nuova fase di aggregazioni sulla scia di quanto successo poco prima della crisi finanziaria del 2008.

Un importante ostacolo alle fusioni è la governance di molte popolari.

“E’ bene che le popolari di grandi dimensioni adottino forme giuridiche aperte al vaglio del mercato”, ha ribadito anche oggi il governatore secondo il quale “il voto capitario può rimanere un tratto saliente delle piccole popolari e del credito cooperativo”.

Le 37 banche cooperative italiane, proprietà dei clienti e dei lavoratori, sono state create nella seconda metà del 1800 su modello delle Volksbank tedesche con l’obiettivo di concentrare l’attività di credito sulle imprese e le famiglie del territorio di riferimento.

(Giselda Vagnoni)

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