29 ottobre 2013 / 11:06 / tra 4 anni

Risparmio, Acri: italiani sempre più pessimisti, poca fiducia in futuro Italia

ROMA (Reuters) - La crisi economica continua a pesare nei bilanci delle famiglie italiane e meno di un italiano su quattro esprime fiducia sul futuro dell‘Italia. Per questo la scelta prioritaria per gli investimenti resta la liquidità: scende ai minimi dal 2011 la preferenza per il mattone e un terzo degli italiani preferisce non investire affatto.

Utenti prelevano contante in un Bancomat a Milano. REUTERS/Stefano Rellandini

L‘indagine che Ipsos ha realizzato quest‘anno per l‘Acri, alla vigilia della Giornata del Risparmio, evidenzia ancora più pessimismo rispetto al 2012, dubbi crescenti nelle prospettive dell‘Italia e timori per il proprio personale futuro.

“Le famiglie colpite direttamente dalla crisi, ossia nei percettori di reddito del nucleo familiare, sono il 30%, con un incremento di 4 punti percentuali rispetto al 2012 (erano il 26%)”, si spiega nella sintesi della ricerca che precede la celebrazione domani a Roma della 89° Giornata Mondiale del Risparmio a cui interverranno il presidente dell‘Acri Giuseppe Guzzetti, dell‘Abi Antonio Patuelli, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco e il ministro dell‘Economia Fabrizio Saccomanni.

Fuori dal Palazzo della Cancelleria è attesa anche una manifestazione di protesta dei bancari che scioperano il 31 ottobre dopo tredici anni e per la prima volta scendono in piazza in difesa del loro contratto di categoria disdettato dall‘associazione dei banchieri.

Il clima è dunque ancora dominato dalla crisi. Le banche sono gravate da sofferenze lorde per 142 miliardi di euro e per riequilibrare i bilanci tagliano costi e personale mentre le imprese lamentano il razionamento del credito e faticano a investire.

Gli italiani, descrive il rapporto Ipsos, continuano a soffrire la recessione: poco meno di 3 italiani su 4 ritengono che per tornare ai livelli pre-crisi ci vogliano almeno 3-4 anni, per questo vedono il risparmio (61%) “fondamentale per dare la possibilità alle imprese di assumere”.

Nove italiani su dieci pensano che “nella crisi il risparmio delle famiglie sia stato un fondamentale ammortizzatore sociale, sia a livello di sistema che nell‘ambito dei singoli nuclei famigliari”.

Sono il 26%, percentuale uguale a quella del 2012, le famiglie che segnalano un serio peggioramento del proprio tenore di vita (erano il 21% nel 2011 e il 18% nel 2010), mentre quasi la metà degli intervistati (il 47%, erano il 46% nel 2012) dichiara di avere difficoltà a mantenere il proprio tenore di vita.

MEGLIO LIQUIDI E MATTONE AI MINIMI DAL 2001

Due italiani su tre preferiscono la liquidità come impiego più sicuro del proprio risparmio e chi investe destina a questo scopo solo una parte di quanto accumulato.

Al di là degli investimenti effettivamente realizzati, se si chiede poi quale sia l‘investimento ideale, “colpisce come continui il crollo della preferenza degli italiani per il ‘mattone’, sceso al 29%” dal 70% del 2006, osserva Ipsos che dal 2001 conduce ogni anno questa indagine.

Nel 2010 questa preferenza era a 54%, nel 2011 era scesa al 43%, nel 2012 al 35%: quello del 2013 “è il dato di gran lunga più basso dal 2001”.

Mentre cala la preferenza immobiliare, sale quella per gli strumenti più sicuri, “raggiungendo il nuovo massimo storico del 34%” che indica il favore per strumenti come risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato.

Ben il 32% degli italiani, e in crescita dal 28% del 2012, pensa comunque che la cosa migliore è non investire affatto.

PIU’ FIDUCIA NELLA RIPRESA EUROPEA MENO SU ITALIA

Tra gli italiani continua a crescere la fiducia sulle prospettive future dell‘economia europea: ora chi ha fiducia (37%) sopravanza i pessimisti (23%).

Cala però la fiducia nell‘Italia: “Meno di 1 italiano su 4 è fiducioso sul futuro dell‘Italia (24%), 1 su 2 è sfiduciato (47%), il 24% ritiene che la situazione rimarrà inalterata, il 5% non sa cosa pensare”.

I pessimisti, in totale, superano di 23 punti percentuali i fiduciosi e questa distanza si è molto allargata, rileva il rapporto, ricordando che lo scorso anno era di soli 5 punti percentuali.

Cala la fiducia (54%) verso l‘Europa, pur restando sopra il livello di chi esprime scetticismo e cala anche, riguardo all‘euro, il numero di coloro che sono convinti che essere ancora nella moneta unica tra 20 anni sarebbe un vantaggio: scendono dal 57% al 47% mentre crescono dal 28% al 39% gli euro scettici.

Stefano Bernabei Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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