24 ottobre 2013 / 10:53 / tra 4 anni

Telecom Italia, in arrivo norma su riduzione soglia Opa

di Francesca Piscioneri e Giuseppe Fonte

Telefoni pubblici di Telecom Italia nel centro di Roma, in una foto del 24 settembre scorso. REUTERS/Alessandro Bianchi

ROMA (Reuters) - Il sottosegretario all‘Economia Pier Paolo Baretta annuncia l‘arrivo in tempi brevi di una norma per modificare la soglia oltre la quale scatta l‘obbligo di Offerta pubblica di acquisto, iniziativa che renderebbe più difficile la strada di Telefonica verso il controllo di Telecom Italia.

“Il governo condivide i contenuti dell‘ordine del giorno relativi all‘introduzione di una seconda soglia dell‘Opa obbligatoria [oltre a quella attuale del 30%] determinata dal controllo di fatto e ribadisce l‘impegno a procedere in tempi brevissimi alla traduzione in legge del contenuto dell‘odg”, ha detto Baretta nell‘aula del Senato nell‘ambito dei lavori di conversione del decreto Imu.

L‘ordine del giorno ha fatto proprio l‘emendamento al decreto Imu, poi ritirato, del presidente della commissione Industria del Senato del Pd ed ex vice direttore del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti.

L‘emendamento affida alla Consob l‘accertamento delle situazioni di controllo di fatto e, soprattutto, consente alle società di modificare la soglia fissa per l‘Opa obbligatoria in un range del 20-40%, ferma restando la seconda soglia determinata dal controllo di fatto.

Telefonica ha di recente concordato con gli altri soci rilevanti di Telecom Italia - Generali, Intesa e Mediobanca - la facoltà di salire dal 46,2 fino al 65% in termini di diritti di voto in Telco, la holding che controlla il 22,4% dell‘ex monopolista telefonico.

L‘operazione ha suscitato polemiche tra i partiti per il valore strategico che anche recentemente il governo ha attribuito alla rete fissa di tlc facendola rientrare tra gli asset sui quali potrà esercitare poteri speciali.

Mucchetti è stato protagonista di un caso di hackeraggio che ha dimostrato quanto sia delicato il tema dell‘uso dei mezzi di telecomunicazione. Nel libro “Il baco del Corriere” ha denunciato una incursione nel suo computer all‘epoca in cui Telecom Italia era controllata da Pirelli, socio storico dell‘editore del quotidiano milanese RCS.

Per quello e altri dossieraggi illegali Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza di Telecom Italia e Pirelli, ha patteggiato 4 anni e 17 giorni.

A patteggiare nell‘ambito dello stesso processo sono state anche Pirelli e Telecom Italia. La pena concordata nel febbraio 2010 è stata di 7,5 milioni di euro, compreso il risarcimento. L‘accusa mossa alle aziende, in base alla legge sulla responsabilità amministrativa delle società per comportamenti illeciti dei propri dipendenti, è relativa all‘imputazione di corruzione per tangenti pagate per accedere abusivamente alle banche dati dei ministeri Interno, Giustizia e Finanze.

Entrambe le aziende non hanno ammesso alcuna responsabilità ma si sono rappresentate come danneggiate dal comportamento di Tavaroli e degli altri manager della sicurezza.

Mucchetti è riuscito a raccogliere un consenso trasversale in Parlamento. Il suo emendamento è stato infatti firmato anche dai capigruppo del Senato di Pd, Pdl, Scelta Civica e Lega Nord.

Nella relazione illustrativa Mucchetti spiega che la norma “ha l‘obiettivo di tutelare meglio il risparmio che è un valore di rango costituzionale” e che la sua urgenza è motivata dal caso Telco, “una finanziaria che esercita il controllo di fatto su Telecom Italia ed è ora oggetto di transazioni finanziarie in fieri che escludono le minoranze azionarie”.

Secondo le informazioni fornite da Telco al mercato, spiega ancora Mucchetti, l‘accentramento del controllo in capo alla società Telefonica avverrà a partire dal primo gennaio 2014 con l‘attribuzione dei diritti di voto alle azioni Telco di classe C - attualmente prive di tali diritti - emesse in occasione del recente aumento di capitale riservato alla stessa Telefonica.

Per questo motivo, sostiene l‘ex numero due del Corriere, fino a quel momento la modifica dell‘articolo 106 del Testo unico della finanza sull‘Opa obbligatoria non avrebbe effetti retroattivi sul caso Telco-Telecom.

LE PERPLESSITA’ DEL TESORO

“A certificare la correttezza di questa lettura della norma è stato lo stesso presidente della Consob Giuseppe Vegas, nell‘audizione davanti alle commissioni riunite del Senato” del 26 settembre, si legge nella relazione.

In quella occasione Vegas ha detto che “una modifica normativa che intervenisse nell‘anno in corso non avrebbe un effetto retroattivo” sul caso Telco-Telecom.

Il presidente della Consob ha spiegato, infatti, che “solo a partire dal 1 gennaio 2014, o dalla successiva data in cui saranno ottenute le necessarie autorizzazioni antitrust, potrebbe ipotizzarsi l‘acquisizione da parte di Telefonica di una partecipazione rilevante in Telecom, in quanto solo a partire da quel momento le azioni Telco sottoscritte da Telefonica acquisiranno il diritto di voto conferendo il controllo di diritto della società”.

Secondo l‘emendamento, l‘Opa “è promossa da chiunque acquisisca... il controllo di fatto della società, qualora la partecipazione acquisita dia diritti di voto inferiori al 30% del capitale ordinario”.

Per controllo di fatto si intende “il potere di nomina, con voto determinante in almeno due assemblee ordinarie, di amministratori che abbiano poteri tali da esercitare un‘influenza dominante sulla gestione sociale”.

I promotori spiegano nella relazione che si tratta di ”una norma non ambigua, e cioè tale da evitare interpretazioni discrezionali“ dal momento che fa riferimento sia alla nomina degli amministratori delegati e dei presidenti esecutivi, sia alla nomina di un numero di consiglieri tale da ottenere la maggioranza deliberante del consiglio di amministrazione”.

In Europa, ha ricordato Vegas, solo Spagna, Danimarca, Estonia e Repubblica Ceca, hanno adottato un sistema misto per l‘Opa, affiancando alla soglia fissa anche il criterio del controllo di fatto. Questo, ad esempio in Spagna, è determinato dalla capacità di nomina della maggioranza degli amministratori nei 24 mesi successivi all‘acquisizione della partecipazione.

In base all‘emendamento, entro 30 giorni dall‘entrata in vigore della legge la Consob redige un primo elenco delle società nelle quali il controllo di fatto viene esercitato con una partecipazione che dà diritti di voto inferiori al 30% del capitale ordinario.

Il testo aggiunge che lo statuto delle società può modificare la soglia per l‘Opa obbligatoria “tra il 20 e il 40%”.

Si vedrà dunque tra breve la forma e il contenuto del provvedimento. Per il momento vale la pena di ricordare che, sempre il 26 settembre al Senato, il sottosegretario al Tesoro Alberto Giorgetti aveva aperto alla possibilità di introdurre per via statutaria una soglia inferiore al 30% ma aveva espresso riserve sulla possibilità che la soglia fosse alzata.

Il Tesoro aveva definito indesiderabile la sostituzione di una soglia fissa con una soglia di fatto poichè ogni decisione assunta dall‘autorità di vigilanza sarebbe impugnabile e “l‘accertamento del controllo sarebbe rimesso al giudice amministrativo”.

Anche Vegas ha osservato che “il sistema basato sull‘accertamento di fatto del controllo è poco utilizzato nel contesto europeo ed internazionale perché, oltre a comportare minori condizioni di certezza del mercato del controllo societario, presenta notevoli problemi applicativi legati alla difficoltà di verificare ex post le situazioni di controllo di fatto”.

- ha collaborato Stefano Bernabei Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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