October 17, 2013 / 6:56 AM / 5 years ago

Ferrero, nessun motivo per vendere, ultima decisione spetta solo al patriarca

MILANO (Reuters) - Chi li conosce, giura che “la loro vita è l’azienda, che non hanno problemi finanziari e che Michele Ferrero, il patriarca, è in piena forma, vuole andare avanti e quindi non c’è alcun motivo di vendere”.

Barattoli di Nutella in un supermercato. REUTERS/Dado Ruvic

Oggi l’azienda di Alba, colosso multinazionale del cioccolato e dei dolciumi con circa 8 miliardi di euro di fatturato nel 2012, ha smentito categoricamente quanto riportato da un quotidiano di una trattativa allo stato embrionale fra i vertici della Nestlé e il gruppo piemontese. E anche Banca Imi si è chiamata fuori da questa operazione, mentre l’Ad di Nestlè, Paul Bulcke, ha detto che la società non sta progettando importanti acquisizioni al momento.

Eppure, l’età del patriarca (88 anni) e la scomparsa del primogenito Pietro due anni fa, lasciando la guida dell’azienda al fratello Giovanni, fanno pensare che il gruppo sia vicino a un bivio. Tutto ruota attorno a quello che deciderà il “Signor Michele”, come lo chiamano i suoi dipendenti. “Se capisse che la sua famiglia non è più in grado di gestirla, la venderebbe anche, ma non è dietro l’angolo. Poi può anche cambiare le carte in tavola, ma mi sembra improbabile che faccia lui la prima mossa”, dice a Reuters una seconda fonte vicina alla società.

Difficile capire quali siano le reali intenzioni del proprietario del colosso di Alba, un’azienda che ha fatto della riservatezza la ragione della propria esistenza. Peraltro, fa notare un banchiere milanese, “queste operazioni di solito si comunicano solo a cose fatte”.

Nel 2009 fu il patron ad apporsi alla scalata sulla britannica Cadbury, proposta dagli adviser Mediobanca e Rothschild. Ed è sempre lui, l’inventore della Nutella, che deciderà il futuro della società famosa in tutto il mondo proprio grazie al successo della crema spalmabile al cioccolato e nocciola. Al figlio cinquantenne ha delegato la gestione ordinaria ed anche la successione, teoricamente, non è un problema visto ci sono il figlio Giovanni e una serie di nipotini.

“Il problema di questo tipo di ‘one-man company’, gestite da una persona sola o da una famiglia, è che tendono ad avere successo per due-tre generazioni. Poi, inevitabilmente, arriva la generazione che non funziona. La bravura sarebbe nell’aprire a bravi manager esterni che facciano da cuscinetto tra le varie generazioni. Ma per uno come Michele, cha ha costruito la baracca, la cosa più difficile è cedere il potere”, sottolinea Andrea Colli, professore di Storia economica all’Università Bocconi.

FUSIONE FERRERO-NESTLE’ HA SENSO PER LE SINERGIE

Da un punto vista strettamente industriale e delle sinergie, una fusione fra Ferrero e Nestlé avrebbe senso, soprattutto perché la società di Alba ha dei marchi molto forti nel settore del confectionery che farebbero gola all’azienda elvetica. Insieme i due gruppi darebbero vita al numero uno al mondo nel settore del cioccolato. Inoltre, fa notare la fonte, una fusione fra questi due colossi avrebbe inevitabilmente una componente carta contro carta che porterebbe la famiglia Ferrero a essere l’azionista di riferimento della nuova realtà, “perché Nestlé è una public company ad azionariato diffuso, pertanto alla fine non si capirebbe chi compra chi”.

Nestlé ha una capitalizzazione di mercato di 160 miliardi di euro, ma ha un azionariato molto parcellizzato composto da oltre 250.000 soci e nessuno ha più del 3% del capitale. “Se si considera che nel 2009, ai tempi dell’operazione Cadbury, l’azienda fu valutata 18 miliardi, e da allora è cresciuta ancora - e che di solito queste operazioni si fanno soprattutto con scambio di azioni - la famiglia diventerebbe il primo azionista del maggior gruppo alimentare mondiale”, conclude la fonte.

Ha collaborato Silvia Aloisi.

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