October 14, 2013 / 6:59 AM / 5 years ago

Alitalia, cda delibera aumento da 300 mln con sì Air France-Klm

di Alberto Sisto

Una palazzina di Alitalia all'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, il principale scalo di Roma, oggi. REUTERS/Tony Gentile

ROMA (Reuters) - Il consiglio di amministrazione di Alitalia [CAITLA.UL] ha deliberato un aumento di capitale da 300 milioni con il voto favorevole di tutti i soci, compresa Air France-Klm che sembra dunque interessata a proseguire l’alleanza con il gruppo italiano.

“Air France-Klm ha dato il proprio via libera al piano di emergenza di Alitalia”, ha reso noto il vettore franco-olandese.

Poco dopo, però, un portavoce raggiunto a Parigi ha detto che non è stato ancora deciso se sottoscriverà l’aumento. [ID:nL6N0I13L3]

La manovra finanziaria complessiva sarà di 500 milioni e di piano industriale si parlerà più avanti, secondo il consigliere Antonio Orsero.

La decisione del cda arriva dopo che ieri sera il governo ha fatto sapere che per salvare l’ex compagnia di bandiera in crisi di liquidità si ricorrerà ancora una volta a soldi pubblici dopo la ristrutturazione del 2009.

A entrare in gioco questa volta saranno Poste Italiane.

Il gruppo guidato da Massimo Sarmi, ha detto una nota Alitalia, “garantirà la sottoscrizione di 75 milioni di aumento di capitale rimasti eventualmente inoptati”

Il presidente del Consiglio Enrico Letta non deve aver preso questa decisione con entusiasmo. Da esponente del Partito democratico, Letta non ha dimenticato che nel 2008 fu proprio Silvio Berlusconi a bloccare la cessione di Alitalia ad Air France-Klm negoziata dal governo di centrosinistra di Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa.

La necessità di difendere Alitalia dallo straniero divenne uno dei cavalli di battaglia di Berlusconi nella vittoriosa campagna elettorale di quell’anno e fu tradotta in un piano industriale dall’ex Ad di Poste e allora Ad di Intesa Corrado Passera con il consenso dei sindacati.

Al vettore franco-olandese fu così preferita una cordata di 21 ‘capitani coraggiosi’ provenienti da disparati settori di attività, affiancata da Air France-Klm con il 25%, i quali misero sul piatto 1,3 miliardi.

“Allora i francesi avrebbero offerto diversi miliardi per Alitalia oltre a garanzie sulle rotte e sui livelli occupazionali”, ricorda una fonte del governo Letta.

I critici all’epoca dissero che furono preferiti imprenditori italiani ai francesi nell’ottica di “un capitalismo di relazione”.

CONFIDUSTRIA PERPLESSA

Enrico Letta ha deciso, tuttavia, di non abbandonare i capitani coraggiosi al loro destino, sicuramente preoccupato dai riflessi su occupazione e trasporti di una crack della principale compagnia aerea del Paese.

Nel comunicato di ieri sera, però, palazzo Chigi, nell’annunciare l’intervento di Poste, ha sottolineato che la premessa di tale iniziativa è che “i soci si assumano appieno le loro responsabilità”, il piano industriale sia rivisto e gli organi societari rinnovati.

Alitalia ha fatto sapere che al cda hanno mostrato disponibilità “un congruo numero di azionisti”.

Fino a ieri si parlava di 150 milioni a carico degli attuali soci che avranno 30 giorni di tempo per sottoscrivere le rispettive quote dopo l’approvazione in assemblea lunedì.

Perché l’intervento di Poste riceva il via libera della Commissione europea è cruciale dimostrare che anche un altro investitore, privato, ha agito allo stesso modo sulla base di mere considerazioni di mercato.

Air France-Klm che è considerata dagli analisti l’unica realistica opzione per Alitalia, aveva detto stamattina di essere pronta a sottoscrivere l’aumento ma a “condizioni molto rigide”.

Degli altri soci Intesa, Immsi e Atlantia, la cui quota dell’8,85% è già stata svalutata da 100 a 20 milioni, avevano fatto capire di essere della partita.

A quanto si apprende stasera il primo socio italiano di Alitalia, Riva Fire (10,6%) sarà rappresentanto in assemblea dal custode dopo il sequestro dei beni del gruppo.

Con l’impegno del governo da una parte e quello dei soci dall’altra entrano in gioco anche le banche, che, ha reso noto Alitalia in serata, assicureranno 200 milioni di nuove linee di credito e confermano quelle esistenti.

Intesa, che è anche socio di Alitalia con l’8,9%, e Unicredit garantiranno fino a 100 milioni di aumento di capitale eventualmente inoptato.

Le due banche, inoltre, concederanno un bridge to equity di 100 milioni per far fronte all’immediato fabbisogno finanziario della compagnia.

La nota non dice nulla del prestito ponte da 150 milioni sottoscritto solo per 95 dagli attuali soci in favore di Alitalia e che potrebbe essere rimborsato in febbraio dopo aver reso interessi all’8%.

A pochi è sfuggita la circostanza che mentre Roma usa le Poste, quindi soldi dei contribuenti, per acquistare un’azienda in perdita semi strutturale, Londra sta mettendo Royal Mail sul mercato cercando di assicurare ottimi ritorni ai risparmiatori retail. [ID:nL6N0I10VX]

“Sono sempre molto perplesso di fronte agli interventi della mano pubblica in una società privata”, ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.

“Certo, se è un cerotto per tamponare una situazione di emergenza passi, però, bisognerà una volta per tutte fare una riflessione seria per avere un piano di medio-lungo termine”.

Dopo poco più di quattro anni, infatti, lo Stato rientra nel capitale della compagnia di bandiera che, causa anche la più lunga recessione dal dopoguerra, ha bruciato nel frattempo 1,1 miliardi di euro.

“Il nuovo intervento sarà di circa 500 milioni, ma una parte consistente sarebbe nuovo debito. Quindi la soluzione trovata sarà utile solo a sopravvivere e non certo a svilupparsi”, ha detto Andrea Giuricin, analista del settore trasporti dell’Università Bicocca di Milano.

In gioco c’è un asset che il governo ritiene strategico, 14.000 posti di lavoro e il timore che alcune rotte domestiche possano essere tagliate in caso di un take over straniero.

“La strada più logica per salvare Alitalia è che venga rilevata da Air France l’attività core e inglobata nel gruppo franco-olandese, ma questo significa liberarsi dell’intera struttura di back-office e non so se gli italiani sono pronti a questa prospettiva”, ha detto il capo di una linea aerea europea che ha chiesto di non essere citato.

- hanno collaborato Valentina Consiglio e Roberto Landucci da Roma, Agnieska Flak e Paola Arosio da Milano

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