11 ottobre 2013 / 06:42 / 4 anni fa

I nuovi fronti per Letta dopo la manovra correttiva

ROMA (Reuters) - Approvata la manovra correttiva di fine anno, per Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni le sfide non sono certo finite.

Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni alla Camera, 29 aprile 2013. REUTERS/ Alessandro Bianchi

Le partite ancora aperte del 2013 valgono quasi 3 miliardi, sommando il costo di tutti gli impegni che il governo ha assunto con la maggioranza.

Il ministero dell‘Economia deve verificare se ci sono gli spazi per rifinanziare la cassa integrazione in deroga (330 milioni), il Fondo di solidarietà comunale (120 milioni), la social card (35 milioni) e gli indennizzi alle imprese danneggiate dagli atti di sabotaggio nei cantieri della Tav (5 milioni). Interventi che potrebbero confluire in un decreto legge parallelo alla Legge di stabilità, il cui varo è atteso martedì 15 ottobre.

IL PDL NON ACCETTA PASSI INDIETRO SULL‘IMU

Ma il vero ostacolo da superare è l‘Imu. Il 28 agosto Letta ha promesso al Pdl che avrebbe cancellato anche la seconda rata del 2013 su abitazioni principali, terreni agricoli e fabbricati rurali. Il costo, però, è di 2,4 miliardi.

Il Pd vuole ridiscutere l‘intesa mantenendo l‘Imu sulle abitazioni di maggior valore. Il Pdl non accetta passi indietro, ha ribadito ieri il vicepresidente del Consiglio e ministro dell‘Interno Angelino Alfano.

Il negoziato sull‘Imu potrebbe protrarsi ancora parecchio. Il sottosegretario al Tesoro in quota Pd, Pierpaolo Baretta, dice da giorni che il governo ha tempo fino a novembre-dicembre per decidere cosa fare con la seconda rata.

LE COPERTURE

Dove trovare le risorse necessarie da qui a dicembre? Il ministero dell‘Economia ha proposto più volte di usare la leva fiscale aumentando le accise sui carburanti e gli acconti Ires e Irap di novembre sulle società di capitali. La maggioranza non ne vuole sentire parlare.

La strada dei tagli alla spesa è difficile da percorrere. Saccomanni ripete un giorno su due che “i margini per contenere la spesa nel brevissimo termine sono molto limitati”, soprattutto a meno di tre mesi dalla fine dell‘anno.

Tra l‘altro, da quando si è insediato il governo Letta, l‘ex direttore generale della Banca d‘Italia ha ridotto la spesa di ministeri ed enti territoriali per 2,8 miliardi, considerando anche la manovra sul deficit approvata ieri.

LEGGE DI STABILITÀ, AL CUNEO FISCALE 5 MLD NEL 2014

Poi c‘è il confronto sulla manovra del 2014, che potrebbe lievitare a 15-16 miliardi, stando a quel che riferiscono diverse fonti governative.

“Siamo consapevoli di tutte le esigenze, di tutte le aspettative, come ministro dell‘Economia sono abituato a ricevere richieste che sono largamente eccedenti quello che è tecnicamente fattibile”, ha detto ieri Saccomanni.

Il governo vorrebbe ridurre il cuneo fiscale di 5 miliardi l‘anno tra il 2014 e il 2016 sotto forma di riduzione dei premi Inail, deduzioni mirate dall‘imponibile Irap e decontribuzione dei nuovi assunti a tempo indeterminato.

Serviranno altri 2 miliardi qualora si decidesse di sopprimere i ticket introdotti dalla prima manovra correttiva di metà 2011.

SERVICE TAX, DOTE DA 1-2 MLD, 1 MLD A COMUNI

La fiscalità immobiliare occupa un ruolo centrale nella manovra del 2014. La Service tax sostituirà almeno l‘Imu sulle prime case e la Tares, la tassa sui rifiuti e sui servizi urbani.

Lo schema a cui lavora il Tesoro è far sì che la nuova imposta pesi sui contribuenti per 3-4 miliardi. L‘Imu sulla prima casa e la Tares valgono invece 5 miliardi. Questo significa che la Service tax avrà una forte componente patrimoniale, contrariamente a quel che pretende il Pdl.

Letta ha garantito ai comuni sia la compensazione di tutto il mancato gettito, sia maggiore autonomia di spesa attraverso una revisione del Patto di stabilità interno (circa 1 mld).

Il ministro del Welfare, Enrico Giovannini, sta lavorando a una sorta di reddito minimo di inserimento il cui costo non è noto (il Sole 24 ore scrive 800 milioni).

MARGINE DI 0,2 PUNTI SUL DEFICIT PER IL QUADRO ESIGENZIALE

Saccomanni ha sottolineato ieri che gli oneri inderogabili del 2014 “sono già di importo cospicuo”, riferendosi a un nutrito elenco di voci. Le principali sono cassa integrazione, missioni militari all‘estero, esodati e fondi a Ferrovie dello Stato e Anas.

Il ministero dello Sviluppo ha chiesto di incrementare la dotazione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese di 2,87 miliardi nel prossimo triennio. Il ministero delle Infrastrutture ha indicato in 11 miliardi le esigenze finanziarie necessarie nel triennio 2014-2016 per finanziare diverse opere, tra cui la Tav, il Mose di Venezia e la Salerno-Reggio Calabria.

Il Tesoro ha un limitato margine da sfruttare. L‘indebitamento programmatico del prossimo anno è pari al 2,5% del Pil, a fronte del 2,3% tendenziale. La manovra del 2014 sarà quindi espansiva per circa 3 miliardi. Tutto il resto dovrà avere coperture adeguate.

(Giuseppe Fonte)

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