10 ottobre 2013 / 09:50 / 4 anni fa

Mps, per Viola aumento in opzione ai soci e Axa ci sta

L'Ad di Monte dei Paschi Fabrizio Viola. REUTERS/Alessandro Garofalo

di Stefano Bernabei

ROMA (Reuters) - La strada da privilegiare per l‘aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro di Mps è l‘offerta in opzione ai soci.

Lo ha detto l‘AD della banca senese Fabrizio Viola proprio nel giorno in cui Axa - uno degli storici azionisti strategici di Siena con circa il 4% del capitale - ha voluto dichiarare a voce alta la propria adesione alla ricapitalizzazione del Monte.

“Decisioni non sono ancora state prese, ma è plausibile pensare che la strada dell‘opzione per i 2,5 miliardi è quella da privilegiare”, ha detto Viola a margine di un forum Axa a Roma.

Poco prima erano arrivate le parole di Henri de Castries, AD e presidente dell‘azionista francese: “Sottoscriveremo l‘aumento di capitale per la nostra quota”, ha detto arrivando al forum che il gruppo assicurativo francese ospita ogni anno nella capitale.

“E’ stata la più bella notizia che ho ricevuto in queste ultime settimane”, ha commentato Viola dal palco dello stesso forum dove ha parlato proprio della strategicità dell‘attività di bancassurance per il nuovo piano della banca.

“Lavoriamo con Axa perché il prodotto assicurativo diventi un servizio con la stessa rilevanza in termini di apporto al conto economico rispetto ai servizi tradizionali”, ha spiegato Viola.

Le azioni Mps hanno proseguito il rialzo che da qualche giorno, con la notizia della approvazione delle linee guida del piano di ristrutturazione, sta caratterizzando l‘andamento in Borsa della banca senese. Alle 15.40 il titolo vale 0,2431 in rialzo di quasi il 2%.

Monte Paschi ha già un aumento di 1 miliardo riservato a nuovi soci autorizzato dall‘assemblea, ma con la ricapitalizzazione ora da 2,5 miliardi prevista dal piano 2013-2017 il vecchio aumento autorizzato non verrà utilizzato e si chiederà all‘assemblea una nuova autorizzazione per l‘intero ammontare di 2,5 miliardi da offrire in opzione ai soci esistenti.

Fondazione Mps, oggi presente al forum a Roma sia con la presidente Antonella Mansi sia con il direttore generale Claudio Pieri, non ha voluto dire nulla sull‘aumento, anche se difficilmente Palazzo Sansedoni, titolare oggi del 33,5% ma ancora oberato da 350 milioni di debiti, potrà avere mezzi per sottoscrivere la sua quota, destinata peraltro a calare.

Sempre a margine del forum, un altro azionista ha però detto la sua sull‘aumento, pur senza sciogliere del tutto la riserva.

“Al momento stiamo a guardare”, ha risposto Edoardo Caltagirone, azionista con un 1% circa e fratello di Francesco Gaetano, che è stato anche vice presidente del Mps e che è uscito dall‘azionariato per entrare in Unicredit e con il quale non ha alcun legame nelle partite finanziarie.

“La banca ha fatto un lavoro molto significativo, hanno pulito tutto”, ha aggiunto.

ADVISOR AL LAVORO, INCONTRI DOPO LA TRIMESTRALE

L‘aumento di capitale servirà a restituire entro il 2014 il 70% degli aiuti ricevuti dallo Stato con una previsione di estinguere per la fine del prossimo anno 3 miliardi degli oltre 4 miliardi più interessi che Monte ha in debito con il Tesoro.

Ripagare lo Stato significa evitare di dover emettere azioni al servizio di quel debito facendo così entrare lo Stato nel capitale della terza banca italiana. I tempi dell‘aumento sono quindi non lunghi.

Per l‘aumento la banca senese ha incaricato Ubs come advisor finanziario per lo studio e la strutturazione dell‘operazione e Linklaters come advisor legale.

“Il timing dell‘aumento dipende dalle condizioni del mercato e dall‘appetibilità del titolo. Stiamo facendo le nostre valutazioni e lasciamo lavorare gli advisor”, ha risposto Viola ai giornalisti che gli chiedevano se l‘aumento sarebbe partito nella primavera del 2014.

Alcuni incontri con gli investitori “probabilmente ci saranno dopo la trimestrale” che verrà approvata il 14 novembre, ha aggiunto l‘AD del Monte.

Entro quella data la banca ha detto di aspettarsi il definitivo via libera della Commissione europea al piano di ristrutturazione e quindi anche ai 4,07 miliardi di euro di prestito ricevuto dal Tesoro come sostegno pubblico alla ripatrimonializzazione.

(Stefano Bernabei)

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