10 ottobre 2013 / 06:38 / tra 4 anni

Italia, Fmi: aziende in difficoltà con debito, impatto su bilanci banche

MILANO (Reuters) - Una quota significativa, il 30%, del debito ‘corporate’ italiano è detenuto da aziende che avranno difficoltà a sostenerlo nel medio termine. E, senza miglioramenti delle condizioni economico-finanziarie, l‘impatto sui bilanci bancari, in termini di perdite, sarebbe di circa 125 miliardi di euro nei prossimi due anni, 53 oltre gli accantonamenti sinora effettuati.

Un operaio al lavoro. REUTERS/Stefano Rellandini

L‘allarme arriva dal Global Financial Stability Report del Fondo monetario internazionale, il cui capitolo 1 è stato pubblicato oggi pomeriggio.

Il rapporto del Fmi delinea il quadro di una zona euro dove il flusso del credito rimane ostacolato dalla situazione di frammentazione finanziaria, nonostante l‘azione di politica economica, sia a livello regionale sia a livello nazionale, sia riuscita a ridurre le pressioni esistenti.

Secondo l‘analisi del Fondo circa la metà del debito corporate italiano grava su aziende che hanno un rapporto debito/attivi del 40% o superiore (circa i tre quarti invece in Portogallo e Spagna). Inoltre, prosegue il fondo, circa il 30% del debito italiano fa capo ad aziende che ogni anno spendono per interessi più del loro ebit.

“Queste imprese non saranno in grado di sostenere il loro debito nel medio termine, a meno che non procedano ad aggiustamenti, quali una riduzione del debito, dei costi operativi o della spesa per capitale” conclude il Fmi.

La percentuale delle aziende che spendono per interessi più del loro ebit sale al 40% in Spagna e a quasi il 50% in Portogallo contro poco più del 10% di Germania e Francia.

“Le maggiori difficoltà di servizio del debito per le piccole e medie imprese si riflettono in tassi di interesse più alti sui piccoli prestiti bancari” spiega poi il fondo, secondo la cui analisi l‘influenza dello “stress” sovrano e bancario causa un aggravio di circa 100 punti base sui nuovi prestiti di piccole dimensioni concessi in Italia (160 pb in Spagna). Uno ‘spread’ che sale a 150 punti base per (200 per la Spagna) rispetto alle condizioni di credito pre-crisi.

CON QUADRO AVVERSO POSSIBILI PERDITE BANCHE 125 MLD IN 2 ANNI

Il Fondo parla di un circolo vizioso che persiste, tra banche, aziende e debiti sovrani nelle economie in difficoltà della zona euro di cui fa parte l‘Italia.

“Banche deboli peggiorano i problemi di aziende deboli, mentre aziende deboli stanno esacerbando le pressioni su banche deboli. Come risultato, i tassi di interesse sui prestiti alle aziende sono rimasti elevati” si legge nel Gfsr, che prosegue spiegando come le pressioni sul servizio del debito , insieme al debole contesto economico, abbiamo causato un incremento delle sofferenze delle banche e a un peggioramento degli asset presenti nei loro bilanci, spingendo gli istituti di credito a rispondere con un ulteriore aumento dei tassi.

Il modello del Fondo considera, per il biennio 2014-2015, uno scenario economico che rimane avverso - peggiore quindi rispetto a quello rappresentato nel World Economic Outlook appena pubblicato - e un ‘loss given default’, la misura del rischio di recupero, del 45%.

In queste condizioni “nel caso dell‘Italia le perdite lorde stimate (delle banche) sull‘esposizione corporate potrebbero ammontare a 125 miliardi di euro” sul 2014-2015, conclude il Fondo, sottolineando che si tratterebbe di una cifra superiore di 53 miliardi agli accantonamenti attualmente esistenti, e molto vicina ad annullare completamente l‘utile pre-imposte del settore attesi per i due anni presi in considerazione.

“Alcune banche dovranno incrementare gli accantonamenti contro queste perdite attese. Questo potrebbe assorbire un‘ampia porzione dei futuri profitti bancari e, in alcuni casi, anche intaccare il capitale” ha spiegato José Viñals, responsabile del Dipartimento mercati monetari e dei capitali del Fmi, introducendo il rapporto odierno.

Il Fondo torna quindi a sottolineare l‘importanza dell‘unione bancaria e della conferma di una linea accomodante da parte delle istituzioni finanziarie europee, Bce in testa.

È essenziale che gli sforzi per la ristrutturazione dei bilanci bancari e per il completamento di un piena unione bancaria “vengano affiancati da un‘ampia valutazione e un‘ampia strategia per la gestione del debito nel settore non finanziario” si legge nel Gfsr.

“Ulteriore supporto monetario dalla Bce e sostegno al credito alle aziende sane da parte della Bei sono cruciali per fornire il tempo necessario alla ristrutturazione dei bilanci bancari” scrive il Fondo nel rapporto.

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