8 ottobre 2013 / 08:30 / 4 anni fa

Pensioni, Giovannini: governo studia anticipi senza stravolgere Fornero

ROMA (Reuters) - Nessuna controriforma della Legge Fornero sulle pensioni perché il sistema deve stare in equilibrio, ma porta socchiusa a forme di flessibilità, a patto che i conti pubblici reggano.

Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini. REUTERS/Remo Casilli

È la posizione del ministro del Welfare, Enrico Giovannini, in materia di previdenza.

Allo studio del governo c‘è la possibilità, per coloro che hanno perso il lavoro ma sono lontani 2-3 anni dalla pensione, di ricevere un anticipo dell‘assegno da restituire gradualmente quando raggiungeranno l‘età d‘uscita prevista dalla legge.

Si tratta, secondo una fonte governativa, di una proposta che “piace” ma che non necessariamente potrà confluire nella legge di Stabilità che deve essere varata entro metà ottobre.

“Ci sono ancora tante proposte sul tavolo, non credo che si riuscirà ad avere una sintesi in tempo per la legge di Stabilità che tra l‘altro deve concentrarsi sull‘emergenza di rilanciare l‘economia e l‘occupazione”, ha detto la fonte.

Le proposte di flessibilizzazione presentate da alcuni parlamentari “avrebbero l‘effetto di aumentare il numero delle pensioni dal 2014, per un onere di diversi miliardi all‘anno”, ha detto Giovannini stamani durante un‘audizione alla commissione Lavoro della Camera, spiegando che la penalizzazione prevista nel caso di pensionamento anticipato “non compenserebbe l‘onere” delle altre pensioni che lo stato dovrebbe pagare e costerebbe miliardi.

Il Pd ha proposto l‘uscita dal lavoro tra i 62 e i 70 anni, per chi ha almeno 35 anni di contributi, con penalizzazione per chi ha tra 62 e 65 anni, e un incentivo tra 67 e 70 anni.

Tali proposte, ha detto il ministro, sono incompatibili “con il percorso di contenimento della spesa pensionistica... e con la riduzione del costo del lavoro per aumentare la competitività e accelerare la ripresa”.

La legge Fornero ha innalzato l‘età di pensionamento a 66 anni, modificando il precedente sistema delle quote. In alternativa si può lasciare il lavoro dopo aver versato 41 o 42 anni di contributi a seconda del sesso.

Giovannini non chiude però la porta a forme di flessibilità e spiega: “Questo non vuol dire che non ci dobbiamo porre il problema e ipotizzare strumenti che vadano nella direzione indicata” aggiungendo che il governo sta valutando proposte diverse da quelle suggerite in Parlamento, e che nei prossimi giorni, anche in vista della presentazione della legge di Stabilità, ci saranno i necessari approfondimenti tecnici.

In particolare, ha detto Giovannini, i tecnici lavorano a un provvedimento per alcune categorie di esodati e anche per chi ha perso il lavoro dopo la scadenza del 31 dicembre 2011 ed è vicino all‘età pensionabile, per “trovare una soluzione a regime”.

Ma in ogni caso, ha avvertito il ministro, “questi interventi non devono far immaginare che il governo intenda fare una controriforma delle pensioni rispetto a quella che il Parlamento ha approvato un paio di anni fa”.

In tema di esodati, cioè di quei lavoratori che per effetto della legge Fornero si sono trovati senza lavoro e senza pensione, l‘ex presidente dell‘Istat ha detto che in tutto sono stati stanziati 10,4 miliardi per salvaguardare 130.000 lavoratori ai quali si aggiungono altri 6.500 con il quarto decreto.

Giovannini ha poi ribadito che dal 2014 il tetto di adeguamento all‘inflazione per le pensioni salirà a 3.000 euro e che, per dare al sistema una maggiore solidarietà interna, il governo vuole intervenire sui pensionandi d‘oro, dopo che la Consulta ha bocciato il prelievo forzoso sulle cosiddette pensioni d‘oro già erogate.

Cesare Damiano, presidente Pd della commissione Lavoro della Camera e promotore della proposta incentivi-disincentivi, parla di “piccolo passo in avanti da parte del ministro” in tema di lavoratori da salvaguardare e indicizzazione, ma sollecita il governo a inteventi “adeguati” nella legge di Stabilità sugli “esodati e sulla introduzione di un criterio di flessibilità nel sistema pensionistico” perché, ricorda, “la riforma Fornero è recessiva”.

(Massimiliano Di Giorgio, Francesca Piscioneri)

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