8 ottobre 2013 / 07:49 / tra 4 anni

Alitalia, rischio fallimento in paio settimane senza aumento capitale

di Giselda Vagnoni

Un velivolo Alitalia. REUTERS/Mohamed Abd El Ghany

ROMA (Reuters) - Alitalia [CAITLA.UL] ha solo pochi giorni per trovare una soluzione alla crisi di liquidità che la attanaglia prima di essere costretta al fallimento.

Lo riferisce una fonte governativa, dopo che ieri sera un incontro tra azienda, governo e banche si è concluso con un nulla di fatto ed è stato aggiornato a oggi.

“Alitalia rischia di portare i libri in tribunale se nel giro di un paio di settimane non si trova una soluzione sull‘aumento di capitale”, ha detto la fonte.

In Alitalia non è stato possibile avere un commento, ma una seconda fonte ha riferito a Reuters che “l‘Enac nei prossimi giorni convocherà Alitalia per verificarne la continuità aziendale”.

Stefano Fassina, vice ministro dell‘Economia, ha detto in mattinata che “c‘è in corso una discussione difficile”.

Nel pomeriggio il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha parlato di molte ipotesi ma di nessuna soluzione ancora.

In tarda serata al termine del cda di Alitalia, che è stato aggiornato al pomeriggio di giovedì 10, l‘azienda ha diffuso una nota in cui si legge che il governo ha chiesto un ulteriore breve lasso di tempo per definire gli idonei interventi.

La compagnia aerea italiana è alla ricerca di 500 milioni di euro di capitali freschi dopo aver accumulato perdite per più di 1,1 miliardi e debiti per circa un miliardo da quando nel 2009 è stata rilevata da un gruppo di imprenditori italiani e al 25% da Air France-Klm.

Per il 14 ottobre è stata convocata l‘assemblea dei soci per approvare un aumento di capitale da almeno 100 milioni deliberato il mese scorso con il voto contrario dei francesi.

Oggi è in corso un consiglio di amministrazione che dovrebbe servire a informare i soci sullo stato dell‘arte.

I fornitori sono in subbuglio per i mancati pagamenti e ieri

l‘amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni ha detto da New York che se Alitalia “non riscuote la fiducia degli azionisti non possiamo tenerla in vita noi con il carburante”.

“In 4 o 5 giorni Alitalia rischia di non poter più volare”, ha aggiunto la fonte.

“Se tra oggi e domani non si trova qualcuno interessato l‘unica ipotesi è la legge Marzano” sulla ristrutturazione delle grandi imprese in stato di insolvenza, introdotta nel 2004 in seguito al crack di Parmalat.

Questa procedura di amministrazione straordinaria viene aperta da un provvedimento governativo ed è affidata a un commissario straordinario di nomina ministeriale, che è dotato di amplissimi poteri di gestione.

CUVILLIER: “NON SO SE ALITALIA HA TEMPO”

Il 26 settembre Alitalia ha detto di avere liquidità per 128 milioni. Secondo Andrea Giuricin, un analista dei Trasporti all‘Università Bicocca di Milano, la compagnia italiana brucia almeno 10 milioni di euro al giorno e deve far fronte ad almeno 3,7 miliardi di costi operativi l‘anno.

Alitalia ed Air France-Klm stanno negoziando le forme di una eventuale ascesa dei franco-olandesi nel capitale del gruppo italiano, ma come ha detto ieri il ministro dei Trasporti francese Frederic Cuvillier una fusione richiederebbe tempo e “non so se Alitalia ne ha”.

“Questo è un tiro alla fune sul prezzo”, osserva Giuricin.

“Air France-Klm vorrebbe comprare Alitalia al prezzo più conveniente possibile, preferibilmente senza dover farsi carico del suo debito e da parte loro anche gli azionisti italiani vorrebbero guadagnarci qualcosa”, aggiunge.

Enrico Letta, quindi, sta cercando un soggetto pubblico in grado di sostenere finanziariamente la compagnia italiana, che occupa 14.000 persone, in vista del matrimonio con i francesi.

“Il governo sta valutando come supportare e aiutare Alitalia verso l‘ipotesi più realistica che è l‘integrazione con il socio francese di Air France-Klm: si sta valutando qual è il soggetto pubblico che può aiutare Alitalia in questo percorso”, ha raccontato ieri sera una fonte a conoscenza del dossier.

Palazzo Chigi si è rivolto anche alle Ferrovie dello Stato ma il piano dell‘amministratore delegato Mauro Moretti non deve aver convinto se ieri sera il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha negato di aver chiesto l‘ingresso di Fs in Alitalia.

Da più parti si è chiesto l‘intervento di Cassa depositi e prestiti e delle sue controllate, tra cui Fsi, Sace e Fintecna che però per statuto non possono assumere partecipazioni in aziende decotte.

“L‘ipotesi Cdp, Fintecna e controllate è stata esclusa già settimane fa”, ha detto ancora la fonte oggi.

Tuttavia fonti politiche non si sentono di escludere del tutto un intervento in forma da precisare di una delle controllate di Cdp se la situazione non fosse altrimenti gestibile.

Le banche, infatti, pongono il coinvolgimento dello Stato come condizione per procedere al rifinanziamento di Alitalia e avere “garanzie” che i loro soldi non andranno perduti.

Secondo quanto riferito da fonti finanziarie e vicine alla vicenda a questo soggetto pubblico sarebbero chiesti non meno di 100 milioni mentre le banche e i soci dovrebbero farsi carico di altri 300 milioni circa oltre ai 55 milioni di euro del prestito ponte inoptato.

All‘aumento di capitale sembrano avere finora dato il proprio assenso Air France-Klm, Atlantia e Intesa Sanpaolo, mentre dovrebbero sfilarsi i Riva e gli altri soci con problemi legali. La cordata Mancuso & Co potrebbe partecipare ma senza l‘idea di rimanere.

- hanno contribuito Stefano Bernabei, Alberto Sisto e Massimiliano Di Giorgio da Roma, Paola Arosio e Agnieszka Flak da Milano

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