4 ottobre 2013 / 06:46 / tra 4 anni

Alitalia, soci italiani tentati da resa a Stato, ma non sarà facile

ROMA (Reuters) - Domani probabilmente sarà una giornata di analisi della situazione presso lo studio legale Erede e Bonelli.

Tre velivoli Alitalia (a destra) SkyTeam (al centro) e Air France all'aeroporto Charles De Gaulles di Parigi. REUTERS/Charles Platiau

Soci e amministratori di Alitalia [CAITLA.UL] dovranno discutere la difficile situazione della compagnia aerea, in crisi di liquidità e valutare fra le tante ipotesi che si stanno facendo a bassa voce - ricapitalizzazione con banche, concordato in attività, ingresso dello Stato - quale possa essere perseguita e quale offra una qualche prospettiva ai soci.

Roberto Colaninno, Atlantia, Banca Intesa oltre ai soci più piccoli dovranno anche valutare la complessa realtà dei rapporti che li legano con l‘azionista francese. Gli accordi minuziosamente descritti nello statuto della compagnia aerea comunque li si guardi, nell‘attuale situazione, consegnano il bastone di comando al socio finanziariamente più forte - malgrado le difficoltà del momento e la ristrutturazione in corso - e industrialmente più motivato: Air France-Klm.

INTENSE SETTIMANE

Sono già due settimane che i problemi della compagnia aerea sono tornati alla ribalta della cronaca dopo che il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha cercato di strappare impegni ai francesi anche nel corso di un incontro con il suo omologo d‘oltralpe. Poi ci sono stati i cda di Air France e Alitalia. Si è infine aperto il tavolo con il ministero dello Sviluppo economico esteso poi al ministero dell‘Economia e si è infine giunti a palazzo Chigi.

A tutto questo lavorio va aggiunto l‘operato degli adviser finanziari, Banca Leonardo, e di Mediobanca che sta conducendo una due diligenze per conto dei francesi. Il tutto ha portato ad una serie di risultati che però vanno tutti in una direzione.

L‘azienda ha stimato in circa 300 milioni il fabbisogno per riconvertirsi sull‘intercontinentale. In realtà, secondo alcune fonti a conoscenza del dossier, il fabbisogno reale arriverebbe almeno a 500 milioni. Si potrebbe ridurre se Eni e Aeroporti di Roma decidessero di dilazionare i crediti alla compagnia aerea: il debito di Alitalia è stimato in circa 120 milioni contro una disponibilità di 128 milioni in cassa. Ma per il momento le due società non ci sentono. Si vedrà lunedì durante il prossimo incontro a Palazzo Chigi se avranno cambiato idea.

INCERTEZZA SOCIALE

Ma con le titubanze degli azionisti - che non hanno neanche sottoscritto per intero il prestito ponte e che devono ancora superare l‘ostacolo dell‘aumento di capitale deliberato di almeno 100 milioni e che va in assemblea il 14 ottobre - la strada del risanamento interno al momento non pare percorribile. Questo anche se Air France facesse la sua parte, sotto il profilo finaziario. E se si aggiungesse il contributo di Sace che potrebbe garantire dei crediti, circa 80 milioni, che la compagnia vanta da clienti venezuelani e e che sono per ora in attesa dell‘ok dell‘autorità locale che vigila sui trasferimenti di valuta. La garanzia Sace consentirebbe alle banche il finanziamento.

Così si è incominciato a pensare al chapter 11 all‘italiana approvato lo scorso anno.

Ma a chiunque si parli di questa ipotesi risponde che “i tempi della procedura voluta dall‘allora ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, appaiono troppo lunghi e comporterebbero rinunce troppo importanti, al momento, per i creditori che con uno slittamento dei pagamenti sopporterebbero perdite minori”, come dice una fonte vicina agli azionisti italiani.

Lungaggini e costi al momento rendono impercorribile la strada anche perché probabilmente non tutti sono disposti ad avviare una procedura concorsuale, sia pure in attività. Ne potrebbero risentire anche gli affari principali degli azionisti.

I LIMITI DELLO STATUTO

Si è tornati così alla soluzione di sempre. L‘intervento dello Stato, secondo formule e strumenti più vari: Cassa depositi e prestiti (Cdp) o i suoi fondi (il Fondo strategico o il Fondo infrastrutture). Qualcuno ha previsto anche l‘intervento di Sace nel capitale, così come ha scritto questa mattina il Sole 24 Ore: alla compagnia pubblica di assicurazione per l‘export non vogliono nemmeno commentar questa possibilità.

Ogni intervento sul capitale poi deve fare i conti con i limiti esistenti nello statuto e che presuppongono l‘accordo di Air France e che - secondo quanto ha riferito un‘altra fonte, anche questa coinvolta nella vicenda - “invece non guarda di buon occhio al piano di rilancio firmato dall‘Ad Gabriele Del Torchio e prefigura un futuro per Alitalia da compagnia regionale”.

Come in tutte le società, gli aumenti di capitale vanno in opzione e prelazione ai vecchi soci. Lo statuto di Alitalia prevede anche gli aumenti in deroga, ovvero per aumenti di capitale destinati esclusivamente ai nuovi soci. Ma per questi “è tuttavia necessario il voto favorevole di tanti soci che rappresentino almeno l‘80% del capitale sociale”, recita l‘articolo 13. E Air France di Alitalia ha il 25%.

(Paola Arosio e Alberto Sisto)

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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