3 ottobre 2013 / 06:40 / 4 anni fa

Btp chiudono in rialzo ma sotto massimi dopo fiducia, spread a 260

Un trader al lavoro nella "sala dei bottoni" di Unicredit a Milano. La foto è del giugno scorso. REUTERS/Alessandro Garofalo

MILANO (Reuters) - Seduta volatile per l‘obbilgazionario italiano, comunque stabilmente in positivo per tutta la giornata, con un mercato sollevato per la fiducia incassata dal governo Letta dopo quattro giorni di quasi crisi.

L‘esecutivo ha ottenuto la fiducia del Senato con 235 voti favorevoli, ma al di là del via libera dell‘ultimo minuto giunto da Silvio Berlusconi era apparso probabile fin dall‘apertura che la sopravvivenza del governo sarebbe stata comunque assicurata da un gruppo di dissidenti del Pdl, quantificati in 25 dal senatore Roberto Formigoni [ID:nL6N0HS0SM].

“Dai minimi di lunedì il mercato si è fatto un rally epocale, quattro punti di future, quindi ci sta che nel pomeriggio ci sia stato un ritracciamento”, afferma un trader milanese.

Su piattaforma Tradeweb il differenziale di rendimento tra Btp e Bund decennali termina la seduta poco sopra i 260 punti base, comunque in restringimento dai 268 della chiusura di ieri.

Nel primo pomeriggio lo spread era sceso a 257, ai livelli pre-crisi della fine della settimana scorsa, quando tuttavia - è bene sottolinearlo - veniva calcolato ancora sul ‘vecchio’ benchmark italiano maggio 2023 (poi sostituito lunedì dal ‘nuovo’ marzo 2024), che tratta a un rendimento inferiore di circa 14 punti base.

“In giornata c‘è stato ancora un netto irripidimento del tratto 2-10 anni italiano rispetto all‘extralungo, 15-30 anni, che si conferma meno reattivo e quindi è rimasto più indietro. Poi sul finale il movimento di curva si è fatto più omogeneo”, aggiunge il trader.

In chiusura il rendimento sul decennale italiano marzo 2024 si tiene a distanza dal massimo intraday del 4,41%, dopo essere sceso nel primo pomeriggio fino al 4,35%.

Il tratto breve, due anni, nonostante il ritracciamento del pomeriggio si conferma abbondantemente sotto il 2% (minimo di seduta all‘1,74%), dopo essere salito sopra tale soglia solo lunedì scorso.

“I grossi storni sono secondo noi delle opportunità di acquisto. La forza di questo mercato deriva dall‘abbondanza di liquidità e dalla mancanza di alternative come dimostra il rapido recupero registrato lunedì”, afferma Jacopo Ceccatelli, responsabile asset management e Ceo di JCI Capital, il quale tuttavia conferma in questo momento la sua preferenza per i titoli di Stato spagnoli, rispetto a quelli italiani.

DRAGHI NON ENTUSIASMA MERCATO

A favorire la compressione dello spread Italia-Germania oggi è stato anche l‘andamento sostanzialmente incolore della carta tedesca, appesantita peraltro dall‘asta di questa mattina di oltre 4 miliardi di Bund decennali agosto 2023 (titolo a breve destinato a sostituire l‘attuale benchmark tedesco maggio 2023) [ID:nL6N0HS16J].

Quella di oggi è stata anche la giornata del meeting Bce. Al di là della scontata conferma dei tassi, il presidente Mario Draghi ha parlato di una ripresa ancora lenta e fragile e ha ribadito l‘impegno della Bce ad intervenire con tutti gli strumenti possibili per garantire la liquidità necessaria al sistema. Ma, a differenza di quanto qualcuno sperasse, non ci sono state novità sul lancio di una possibile nuova operazione di finanziamento a lungo termine [ID:nL6N0HS34Z].

“Draghi mi sembra ancora ostaggio dei falchi, il che non è positivo per i mercati, specie per la periferia. Ci si poteva aspettare l‘annuncio di un nuovo Ltro o comunque di misure a favore delle piccole medie imprese, ma su questo non ha detto niente”, afferma un secondo trader.

“Anche sull‘inflazione è stato molto cauto, mi sarei aspettato una qualche parola sul fatto che un‘inflazione così bassa è negativa, invece niente, e questo non sostiene certo la speranza di un taglio dei tassi”, aggiunge l‘operatore.

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