1 ottobre 2013 / 08:21 / tra 4 anni

Alitalia, Benetton dice bene Air France, a vuoto incontro a Chigi

di Alberto Sisto

Un velivolo Alitalia e uno Air France affiancati all'aeroporto di Fiumicino. REUTERS/Charles Platiau

MILANO/ROMA (Reuters) - Mentre Gilberto Benetton apre alla salita di Air France come socio di controllo di Alitalia [CAITLA.UL], a palazzo Chigi si risolve in un nulla di fatto un primo incontro in mattinata fra governo, azienda, fornitori e le banche tanto da richiedere un secondo round.

Mano a mano che passano i giorni e la liquidità della società si assottiglia, tutti gli stakeholder della vicenda si danno consigli e si danno da fare per evitare che la compagnia aerea finisca insabbiata come i suoi conti.

Anche Benetton, che con Atlantia ha un doppio ruolo di piccolo azionista e fornitore di servizi via Aeroporti di Roma, ha chiesto l‘intervento del governo, ma poi, secondo quanto risulta al tavolo di palazzo Chigi, questa mattina ha mostrato la più dura intransigenza.

Secondo quanto ha riferito una fonte a conoscenza della vicenda, Eni e la stessa Adr non sono stati per nulla disponibili a concedere flessibilità ad Alitalia nei pagamenti, vecchi e nuovi.

E così si è tornati nuovamente intorno al tavolo a palazzo Chigi dove oltre al presidente Roberto Colaninno e all‘Ad Gabriele Del Torchio è stato visto entrare anche l‘Ad di Cassa depositi e prestiti (Cdp), Giovanni Gorno Tempini, che tuttavia è arrivato al palazzo del governo per un incontro sulle Ansaldo con l‘Ad di Finmeccanica, Alessandro Pansa.

La speranza è quella di trovare ulteriori spazi di manovra per una società che con 14.000 dipendenti è rimasta con 128 milioni di liquidità in cassa.

Si tratta di piccoli spazi che consentano giovedì al cda di provare a tirare le fila alla ricerca dei finanziatori affidata da Del Torchio, con un ruolo di mediatore fra azionisti e istituti di credito, a Banca Leonardo.

Si cercano almeno 350 milioni di mezzi freschi per finanziare la riconversione di Alitalia al lungo raggio e all‘intercontinentale, dopo il mancato decollo nel ruolo di compagnia a medio raggio, ma non low cost.

Ma il discrimine è la quantità di capitale e nuovi prestiti da concordare con il sistema bancario.

I soci sono divisi: gli italiani puntano a chiedere nuovo credito. I francesi ad aumentare maggiormente il capitale per negoziare con le banche la rimodulazione dell‘indebitamento da una situazione di maggior forza.

Per ora hanno vinto gli italiani. Con una unica, come si vedrà apparente, concessione alla filosofia dei francesi: i circa 50 milioni del prestito ponte non sottoscritti da alcuni soci verranno comunque raccolti con l‘aumento di capitale da almeno 100 milioni deciso il 26 settembre. L‘aumento è stato deliberato per almeno 100 milioni, che aumenteranno infatti della quota di prestito che non verrà sottoscritto.

Dopodomani si rivedranno tutti nella nuova e moderna palazzina cemento e vetri all‘aeroporto di Fiumicino. Ma se oggi il governo non riuscirà a convincere banche e fornitori ad allentare la presa, l‘incontro del 3 ottobre non sarà facile.

In serata è arrivata una intervista dell‘Ad di Air France Alexandre de Juniac, a Les Echos che spiega la posizione dell‘azienda e cosa si aspetta dai soci italiani, anche se non fa concessioni e parla di ”condizioni stringenti“, ma che Air France-Klm e Alitalia, se un giorno si uniranno, potrebbero diventare un brand europeo molto grande”.

Del resto lo stesso Benetton oggi, a margine di una presentazione di Autogrill, non si è mosrtato ottimista: “Può darsi che ci sia qualche novità ma niente di concreto. Non credo che sarà tutto chiaro giovedì”, ha detto a margine di una presentazione di Autogrill.

Gli italiani hanno comandato senza successo. Certamente c‘è stata la crisi, ma è nei fatti che il piano Araba fenice - questo il nome letterario dato nel 2009 al progetto di rinascita della compagnia - non ha funzionato. Cio nonostante vogliono condizionare il potente socio francese.

Benetton dice bene alla salita di Air France-Klm al 50%, ma vuole condizionare le regole di governance come se avesse qualcosa in mano. Ma le cose non sembrano stare proprio così.

Antonio Orsero, socio e consigliere della compagnia aerea, ha spiegato che “tutti i soci sono uguali e la prelazione rimarrà un diritto di tutti gli azionisti, che non scade il 28 ottobre”, ma viene meno solo con l‘eventuale quotazione della società, come è scritto all‘articolo 8 dello statuto di Alitalia. Insomma ogni eventuale nuovo compratore delle quote dei soci italiani dovrebbe passare per le forche caudine della prelazione in mano ai francesi ed entrare in accordo con loro.

In ogni caso al di là dei rapporti delle banche d‘affari presentati al cda del 26 settembre, più francamente Benetton questa mattina a chi gli chiedeva un commento riguardo le indiscrezioni di possibile alleanze con Etihad e Aereoflot, ha risposto: “A me non risulta che ci sia niente di concreto”.

Un‘arma forse è ancora a disposizione dei soci italiani per recuperare, prima che sia troppo tardi, una parte del denaro versato in questa avventura imprenditoriale.

Pochi ricordano che il prestito convertibile, deliberato il 22 febbraio 2013 con scadenza biennale, può essere convertito ad un anno dall‘emissione avvenuta. Ma per estrema autobenevolenza i soci, sempre ad un anno, si sono dati anche la possibilità di rimborso in denaro del prestito con un tasso dell‘8%.

Così la prossima primavera, se Alitalia sarà ancora in attività, i soci potrebbero richiedere indietro i quattrini intascando un succoso interesse. Ma contribuendo al probabile definitivo tracollo dell‘azienda. Di fatto l‘aumento di capitale deliberato all‘ultimo consiglio potrebbe essere destinato in parte al rimborso del prestito.

Sarebbe un colpo mortale, un atto di autolesionismo assoluto. Ma è proprio di atti simili che è costellata la storia recente e meno recente della ex compagnia di bandiera.

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