29 settembre 2013 / 15:43 / 4 anni fa

Telecom Italia, fonti: per Telefonica controllo non desiderabile

di Stefano Rebaudo

Il logo di Telecom Italia. Alle spalle la cupola di San Pietro. REUTERS/Alessandro Bianchi

MILANO (Reuters) - Mentre la classe politica insorge e prepara le barricate per la possibile vendita di Telecom Italia agli spagnoli di Telefonica, sembra ignorare che il passo non è ancora stato fatto e che il gruppo iberico non è particolarmente desideroso di arrivare a quel punto.

Gli obiettivi sono altri: avere tempo per gestire le difficoltà con l‘antitrust in Brasile, dove i due gruppi controllano Tim Participacoes e Telefonica Brasil ed evitare che un rivale prenda il controllo di Telecom Italia. E l‘intesa la sostiene su entrambi i punti.

Sul Brasile si è parlato di una riorganizzazione delle partecipazioni con la vendita a pezzi di Tim Brasil o forse con la fusione Vivo-Tim Brasil. [ID:nL5N0HK1I1]

Arrivare al pieno controllo, per Telefonica, può essere considerato un effetto collaterale del raggiungimento di questi obiettivi, che potrebbe anche accettare, ma solo se necessario.

In ogni caso l‘aumento effettivo della partecipazione in Telecom Italia, attraverso l‘aumento dei diritti di voto in Telco, è subordinata alla soluzione delle questioni antitrust in Sudamerica, operazione non facile e di tempi non immediati.

“Sì, Telefonica potrebbe fondersi con Telecom Italia, se servisse a non perdere il controllo”, dice una fonte vicina alla vicenda. “Non vedo grande interesse, in mancanza di pressioni. Una fusione potrebbe essere realizzata, ma nel medio termine”.

Il tenore della risposta è simile se si parla di rafforzare la presa sulla società italiana e diventare l‘unico socio, con una seconda fonte che ricorda il rischio per la società iberica di dover consolidare il debito di quella italiana.

“Il vero interesse di Telefonica è in Brasile ed evitare che qualcun altro prenda possesso di Telecom”, aggiunge.

E l‘ipotesi di break-up di Telecom Italia, con la vendita della rete fissa, chiesta a gran voce dalla politica e forse anche del mobile, restano sul tavolo. [ID:nL5N0HF222]

Secondo una fonte vicina alla situazione Telefonica avrebbe già avuti contatti con il Governo dando rassicurazioni sullo scorporo della rete e sugli investimenti. L‘esito di quetsi contatti viene giudicato positivo.

In ogni caso su un eventuale aumento effettivo della partecipazione da parte degli spagnoli pesa il rischio di una modifica della legge sull‘Opa [ID:nL5N0HM2N8], che potrebbe costringere il gruppo spagnolo a un‘offerta pubblica.

Non è stato possibile avere un commento immediato dai gruppi coinvolti.

LIQUIDITA’ AI SOCI ITALIANI

Nelle ultime settimane gli adviser erano impegnati nella ricerca di una formula che consentisse di trasferire liquidità ai soci italiani che avessero deciso di consentire a un prolungamento dello status quo, senza che Telefonica aumentasse la sua quota in Telecom Italia. [ID:nL5N0HG27M] [ID:nL5N0H72OZ]

Alla fine si è proceduto con aumenti di capitale di Telco in azioni senza diritto di voto e anche Mediobanca, che sembrava pronta a uscire in ogni caso il 28 settembre, ha cambiato idea e ha accettato la proroga.

RAFFORZAMENTO TELEFONICA E’ SOLO UN‘OPZIONE

Nell‘ambito dell‘accordo, che sposta in avanti di 9 mesi la scadenza per l‘uscita da Telco, Telefonica salirà al 70% della holding due fasi, ma con nuove azioni senza diritto di voto.

La conversione in titoli con diritto di voto è una facoltà, esercitabile una volta risolti i problemi antitrust in Brasile, non un obbligo e fino a quando questa possibilità non si realizza la situazione rimane stabile.

Quindi con Telco che detiene il 22,4% di Telecom e, in termini di diritti di voto, rimane partecipata da Telefonica al 46,18%, Intesa Sanpaolo e Mediobanca con l‘11,62% ciascuna e Generali con il 30,58%.

GOVERNANCE IN MANO AGLI ITALIANI

Se e quando Telefonica arriverà alla conversione delle azioni in titoli con diritto di voto, la governance del gruppo rimarrà di fatto in mani italiane, con gli spagnoli che mantengono il potere di veto su Telco.

Per la holding, dove si giocano le partite legate alla struttura azionaria, gli spagnoli avranno la facoltà di nominare 5 consiglieri su 10, costituendo di fatto un potere di veto sulle decisioni da prendere a maggioranza.

Per quanto riguarda Telecom Italia, Telefonica resta in seconda linea. L‘intesa stabilisce infatti che gli italiani avranno diritto di nominare i primi due consiglieri della lista Telco mentre il rimanente sarà ripartito in due.

COSA HA ACQUISTATO IL GRUPPO SPAGNOLO

Con l‘operazione annunciata nei giorni scorsi, che prevede un esborso cash e azioni da circa 850 milioni di euro, Telefonica ha acquistato un 5% virtuale di Telecom Italia.

Ma con il prolungamento dello status quo in Telco per 9 mesi, al suo attivo può mettere anche la possibilità di gestire con calma la situazione in Brasile, un fatto che vale probabilmente più dell‘esborso a vantaggio dei soci italiani.

Telefonica ha una call su tutte le azioni dei soci italiani e, sempre nel caso sia risolta la questione sudamericana, può portare la sua partecipazione al 22,4% in qualunque momento.

Una clausola in grado di indebolire in modo significativo un eventuale nuovo socio industriale che abbia intenzione di contare all‘interno del gruppo.

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