26 settembre 2013 / 13:31 / tra 4 anni

Telecom Italia, governo pensa a ridurre soglia Opa

di Giuseppe Fonte

Un uomo usa un telefono pubblico di Telecom Italia, non lontano dalla Basilica di San Pietro a Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi

ROMA (Reuters) - Il governo sta pensando di cambiare l‘attuale normativa sull‘Opa lasciando agli statuti delle singole aziende la facoltà di fissare una soglia inferiore all‘attuale 30% per far scattare l‘obbligo di una offerta pubblica di acquisto (Opa).

Lo ha annunciato il sottosegretario al Tesoro, Alberto Giorgetti, nel corso di un‘audizione in Senato sulla vicenda Telecom Italia.

“Le società potrebbero essere autorizzate a definire in via statutaria una soglia inferiore a quella stabilita per legge”, ha detto Giorgetti.

La spagnola Telefonica ha stretto un accordo con gli altri soci per assumere la maggioranza di Telco, la holding che controlla Telecom con il 22,4% del capitale.

Giorgetti spiega che “a livello normativo potrebbe essere determinata una soglia minima per non ingessare completamente il mercato del controllo, mentre non sarebbe consentito alle società di modificare verso l‘alto la soglia del 30%. Questo è lo strumento principale a cui si sta lavorando”.

Il Tesoro non ritiene invece “desiderabile” la sostituzione di una soglia fissa con una soglia di fatto, cioè basata sul controllo effettivo e non sul capitale detenuto. Ogni decisione assunta dall‘autorità di vigilanza sarebbe impugnabile e “l‘accertamento del controllo sarebbe rimesso al giudice amministrativo”.

Il Senato accoglie con favore l‘annuncio del governo e prepara “un atto di indirizzo”, ha spiegato Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria.

Giorgetti non si sbilancia circa l‘ipotesi che la Cassa depositi e prestiti possa intervenire sulla rete: “Sappiamo che c‘è una delicatezza estrema nella valutazione tecnica dell‘intervento, anche se riteniamo che sia ovviamente un passaggio molto interessante e le cui opzioni potranno essere esercitate nei prossimi mesi”.

IL GOVERNO ESTENDE POTERI SPECIALI ALLA RETE

La prudenza del governo deriva dal fatto che la Cdp è fuori dal perimetro della pubblica amministrazione e, per restarci, deve operare come un‘impresa privata orientata al profitto. L‘Unione europea potrebbe imporre all‘Italia di consolidare nel bilancio pubblico le attività e le passività della Cdp se l‘intervento sulla rete fosse condotto senza una chiara logica economica.

Il primo passo del governo sul dossier Telecom consiste nel far rientrare la rete fra gli asset strategici per i quali sono previsti poteri speciali (golden power). Lo strumento è il decreto della presidenza della Repubblica (Dpr) che sarà domani sul tavolo dell‘esecutivo.

“Gli attivi di rilevanza strategica nel settore delle comunicazioni sono individuati nelle reti e negli impianti utilizzati per la fornitura dell‘accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale”, spiega la bozza del provvedimento.

Sono inclusi tra gli asset strategici i collegamenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza e la “rete di accesso alla rete telefonica pubblica in postazione fissa anche nel caso di connessioni stabilite mediante servizi di accesso disaggregato all‘ingrosso, condiviso o wrl, in rame e fibra”.

L‘Italia ha ristretto l‘ambito di applicazione di quella che una volta si chiamava golden share su pressione della Commissione europea.

La bozza prevede che i poteri speciali del governo non si applichino alle operazioni infragruppo “riguardanti fusioni, scissioni, incorporazioni” o cessioni.

Tuttavia, i limiti ai golden power non valgono “in presenza di elementi informativi circa la minaccia di un grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti”. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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